lunedì 21 maggio 2018

PRESENTAZIONE

Buongiorno

Mi presento. 
Sono Maurizio (detto Mizio dagli amici) e da anni appassionato di musica in tutte le sue forme anche se prediligo alcuni stili musicali: blues e rock.
La mia passione per la musica mi è stata trasmessa, anzi tempo, da mio padre che soleva, durante il pranzo, "tamburellare" sul tavolo o, con coltello o forchetta, picchiettare il bicchiere al ritmo di musica. Mio padre era un tipo molto allegrlo e prendeva la vita sempre con il sorriso. Io gli somiglio moltissimo anche se, a differenza di lui, ho perfezionato sia il modo di fare battute spiritose che amare la musica.

Già in età scolare, esattamente alle scuole medie, il mio professore di musica disse a mia madre che avevo un buon orecchio musicale e un buon ritmo. Infatti avevo imparato perfettamente a suonare il flauto (quello scolastico) e, a casa, cercavo non solo di imparare le classiche musichette da principiante ma tentavo anche di fare quelle in voga a quei tempi.

Così mia madre per Natale ci regalò (a me e mia sorella) una tastiera. Era una banalissima tastiera elettronica della "Bontempi". Con quella mi divertivo a suonare canzoni di Celentano, di Mina, di Cocciante o altri di quell'epoca.
Poi arrivò a casa il primo giradischi stereo. Fino ad allora avevamo un giradischi a valigetta. Già con quello mi divertivo a metter su 45 giri o 33 giri per cercare di "captare" le note e riportarle sulla tastiera del Bontempi.


Con il mio primo stereo la musica la sentivo ad alto volume ma non passavo soltanto dischi anni 60 bensì i primi 33 giri che erano dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Pink Floyd, etc. I miei gusti si stavano raffinando.

Al 14mo anno mi a madre, un 22 settembre (giorno del mio onomastico), pensò bene di regalarmi uno strumento nuovo. La mia prima chitarra. Assomigliava a questa della foto. La mia era un po' più giocattolo. Mia madre la comprò al prezzo di Lire 10.000 (oggi sarebbe costata forse 50 euro).
Per settimane la SISME (così era la marca della mia chitarra) rimase chiusa in uno scatolone e coperta dal suo celofane.

A quei tempi pensavo a studiare (dato che ero appena entrato alle prime superiori) e a giocare a calcio in qualità di portiere. Quanto alla SISME (che in seguito battezzai "Terremoto" data la sua facilità alla scordatura per colpa di un ponte instabile) non era nell'anticamera del mio cervello.

Continuando a giocare a calcio conobbi un ragazzo che aveva pressappoco la mia età che aveva già imparato a suonare la chitarra e si propose di darmi le prime lezioncine di chitarra.
Imparai ben presto il giro di DO (DO, LA, REm e SOL).
Ma appena dopo le prime "ditate" sulla tastiera della chitarra, la SISME, se ne tornò ben presto a soggiornare nel suo bello scatolone. Le mia dita era doloranti. Le visciche mi facevano venire le lacrime agli occhi anche se sfioravo, inavvertitamente, un mobile o un asciugamano. Passai giorni senza più riconsiderare quel "Terremoto".
Ma poi la costanza e la voglia di imparare vinsero sul dolore.

Imparai ben presto altri accordi. Velocizzai un po' i passaggi tra un accordo e un altro.
Mia madre vedendomi "preso" e voglioso di imparare, decise di mandarmi a scuola di chitarra. Accanto a casa mia, a quei tempi, viveva un professore dell'orchestra della RAI.
SI! Proprio così! Professore dell'orchestra di MAMMA RAI.
Il prof sapeva suonare ben più di uno strumento e la sala di casa sua era colma di strumenti: pianoforte a muro, chitarra, sassofono, tromba, violoncello, violino.....
.
Sono stato a lezione da lui solo un mese. I costi per le lezioni erano alti per la mia famiglia ed io decisi di non andar più da lui solo perchè in un mese non avevo mai visto la chitarra. E' chiaro che dovevo imparare a leggere e scrivere la musica e quindi le lezioni vertevono solo e soltanto sui solfeggi al pianoforte.
Un mese dopo dissi a mia madre che non volevo più andare dal professore. Le chiesi di darmi 2000 lire (un'ora di lezione costava 1.500 lire - si parla degli anni 70) e con quei soldi mi comprai dei prontuari ed il primo spartito: AMARSI UN PO' del grande Lucio Battisti.

Bene! Da quei fatidici 14 anni ne sono trascorsi quasi 40 ed oggi sono sicuramente più spigliato di allora. Non sono a livello dei grandi chitarristi ma, a giudizio di alcuni che mi hanno sentito suonare, sono capace ed ho un ritmo alla mano destra niente male (ndr giudizio altrui).

Oggi, dopo circa 40 anni, mi diverto con le mie chitarre. La "Terremoto" è sparita da anni e anni. Al suo posto mio padre mi comprò una DI GIORGIO classica. Una SIGNORA chitarra. Nel 1977 venne pagata 300mila lire. Con quella mi esercitati per diverso tempo prima di venderla ad un mio amico. La classica (come chitarra intendo) non faceva per me. Il suono di quella chitarra era corposo, magico, preciso, spettacolare ma non potevo certo usarla per suonare pezzi pop o rock.
Furono gli anni in cui iniziai a comporre canzoni. In quegli anni ne scrissi una dozzina.

Negli anni 80 vendetti, a malincuore la DI GIORGIO, ed acquistai la mia prima vera chitarra semi acustica. La morbidezza delle corde in budello animale e della sua tastiera me li rimpiango ancora.

Oggi, dopo averne cambiate ben 7, ne ho tre a casa. Una semi acustica che uso sempre, una acustica elettrificata e il gioiello di casa (l'elettrica).
Devo dire che il salto di qualità l'ho fatto qualche anno fa quando per motivi fisici, post operatori, sono stato relegato in casa sul divano per diversi mesi. Presi a studiare la chitarra da zero. Come se non la conoscessi proprio. MI avvalsi di alcuni dvd di un grande chitarrista italiano. Grazie a questa specie di tutoraggio a distanza imparai ad usare al meglio le 6 corde e la mia tastiera.

Oggi dopo circa 5 anni di nuovi studi sono giunto ad un buon livello. Non eccelso. Diciamo discreto.
Avessi studiato all'età di 14 anni forse oggi sarei sicuramente qualcuno in ambito chitarristico. Ma si vede che il destino, il mio destino, era quello.
Da qualche anno ho inziato anche a divertirmi con quella elettrica. Laddove peccavo negli assoli oggi mi cimento anche in questa tecnica. Grazie al pc registro le basi con l'acustica e poi, quando mi collego all'ampli della chitarra, attacco le basi e l'elettrica divertendomi a suonare con me stesso. E devo dire che il divertimento è assicurato.
Da 5 anni poi mi sono registrato alla SIAE con un pezzo "apripista". Si intitola IL SOGNO. E' una musica soft. Non il mio genere. L'ho scritta in soli 5 minuti e sembra piacere. Per ora ho registrato alla SIAE solo questa ma nel frattempo sto lavorando sodo per produrre altri brani. Ad oggi ne ho realizzati circa una 40ina.
Per ora è solo una soddisfazione personale. Chi ha ascoltato i miei pezzi ha dato il suo apprezzamento  e questo mi basta. Non voglio diventare nessuno, e forse, non lo sarò mai. MA MAI DIRE MAI nella vita. Magari a qualche cantante piacerà anche un solo singolo pezzo da me ideato e ne farà un pezzo da HIT PARADE o magari no. Ma precludermi questo mio "SOGNO"?






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