mercoledì 31 agosto 2022

Quando le note presero vita in forma scritta

 

Inno a San Giovanni

Se la musica ha preso vita, probabilmente, circa 35 mila anni l'ha fatto, sicuramente, in forma orale e non scritta.

Ad oggi, infatti, non risulta nessun documento scritto o immagini scritte riportate sui muri all'interno di caverne o siti nei quali vivevano i nostri antenati.

La scrittura e le prime partiture, probabilmente, iniziarono a presentarsi durante il medioevo quando la musica cominciava ad essere strutturalmente più articolata e complicata per essere ricordata a mente.

Esempio di neumi
Inizialmente vennero creati dei "neumi"  (1) ovvero sia dei segni sopra ai testi da cantare.

Questi "neumi" potevano essere discendenti o crescenti in modo che il cantore potesse dare al testo l'esatta intonazione.

Per trovare le prime note dobbiamo aspettare circa il 1000 dC. 

Guido D'Arezzo

Fu un monaco, Guido d'Arezzo che inventò i primi segni simili alle note che oggi conosciamo. Queste prime note rudimentali venivano inserite su quattro righe chiamate "Tetragramma".

Guido d'Arezzo diede poi il nome alle sette note che già Pitagora aveva trovato in base alla lunghezza delle corde da lui fatte vibrare.

Il nome delle sette note prende vita dal seguente inno, in latino, a San Giovanni:

Ut queant laxis = Ut/Do
Resonare fibris = Re
Mira gestorum = Mi
Famuli tuorum = Fa
Solve polluti = Sol
Labii reatum = La
Sancte Iohannes 

La traduzione del testo sopra menzionato è pressappoco questo:

"Affinchè possano cantare
con voi libere
le meraviglie delle tue gesta
i servi Tuoi,
cancella il peccato
dal loro labbro impuro
o San Giovanni"

L’Ut venne poi chiamato Do a partire dal XVII secolo da Gian Battista Doni (dalle iniziali del suo cognome).

Inizialmente le note erano solo 6 ed erano UT, RE, MI, FA, SOL, LA. Il SI venne aggiunto in seguito, perché inizialmente i canti non prevedevano l’uso della sensibile e fu sempre tratto dallo stesso Inno di San Giovanni.


Nota (1) Nella notazione musicale medievale, segno grafico che indica una o più note da eseguire sulla stessa sillaba, o un certo modo di eseguire la melodia.


domenica 28 agosto 2022

Amarcord: quando mi esibii al Piper


Una foto storica per me.

Una foto che dice tantissime cose tutte in una sola riproduzione.

Al tempo avevo 15 anni e tutta una vita ancora da scrivere.
Ero al secondo anno delle superiori ed avevo imparato a suonare la chitarra da circa un anno. Sapevo gli accordi maggiori e minori, qualche variante, sapevo arpeggiare ancora in modo molto scolastico e quasi approssimativo ma in quel 1977 scrissi la mia prima canzone: "Grazie per me".
A scuola avevo un compagno di classe che sapeva suonare la chitarra. La studiava da tempo ed era andato a lezione. Si notava che ci sapeva fare. 
Con quei capelli lunghi, biondi e ricci, Ugo (questo il nome del mio compagno di classe) sapeva incantarci con quelle "bossa nova" in perfetto stile brasiliano.
A me non rimaneva che sentirlo suonare.
Io avevo appena iniziato ad imparare chitarra. L'avevo fatto in perfetto stile da auto didatta. Ho sempre amato la musica e quindi volevo trasmettere questa mia passione su uno strumento che mi permettesse di accompagnare i momenti solitari della mia giovinezza attraverso le note musicali.
Ed ogni sera, a casa, dopo cena mi rinchiudevo nello stanzino o nella sala, al buio, a suonare la mia prima chitarra. Proprio come scrissi nel mio primo articolo di questo blog (che troverete in questo link) il mio percorso è stato costellato da continue evoluzioni per cercare di migliorare tecnica e ritmo.

Ma veniamo al 1977.

In quell'anno improvvisamente mi prese voglia di scrivere una canzone. La canzone era appunto "Grazie per me". Canzone dedicata alla mia grande amica "musica". Doveva essere una lode a lei che in quell'anno mi aveva accompagnato in tutti quei giorni nei momenti di relax.

In quell'anno stavano nascendo molte tv private e a Roma ce ne fu una, in particolare, che si chiamava "Telefantasy".
Chi non è di Roma o del Lazio non la conoscerà  di sicuro.
Telefantasy Iniziò a trasmettere a partire dal 10 novembre 1976, dagli studi che erano posti in un garage di via Sestio Calvino, nelle vicinanze di piazza Cinecittà. 

L'emittente trasmetteva programmi popolari che erano caratterizzati da show musicali con dediche ed esibizioni del pubblico. Nel 1977, appunto, diedero vita ad un concorso per nuovi talenti. Il concorso, "Fuori il talento", era rivolto a chi, come me, voleva proporre qualcosa a livello musicale, cantautorale o a chi si esibiva ballando.

Ero un tipo molto timido a quel tempo ma decisi di partecipare.

Purtroppo, a quei tempi, la chitarra che avevo non era una buona chitarra, anzi, e quindi non avrei potuto presentarmi ai provini.

Ne parlai con Ugo, quel mio compagno di classe, il quale mi disse "E che problemi ci sono? Ci andiamo insieme, ti porto io con il motorino e ti presto la mia Di Giorgio".

Ci si presentò in zona San Giovanni da un professore d'orchestra che faceva le selezioni.

Afferrai la Di Giorgio del mio amico Ugo e inizia a suonare il pezzo.

Il professore mi fece i complimenti e mi disse che era un bel brano.

All'uscita da quello studio di quel professore, Ugo mi disse "Cavolo! Ma davvero l'hai scritta tu? Complimenti"

Giorni dopo ci fu il debutto a Telefantasy.

Mi presentai agli studi della tv privata senza chitarra. Speravo fossero attrezzati per quello ma non era così. Nessuno mi disse che avrei dovuto portare la mia chitarra.

Da una parte feci bene perchè la chitarra che avevo in casa non era davvero una chitarra "presentabile". 

Per mia fortuna prima di me si era esibito un tizio con una 12 corde acustica.

Il tizio mi disse "Che problema c'è? Te la presto io, dai. Buona fortuna"

Lì per lì mi prese un po' di panico anche perchè, nel provare la sua chitarra a 12 corde non riuscivo a fare l'arpeggio che facevo con la mia a 6 corde.

Il ragazzo della 12 corde mi chiese che problemi avevo e mi disse come fare.

Entrai in sala dove c'erano le telecamere e via. Le note risuonavano perfettamente e iniziai a cantare il mio brano.

Uscito dalla sala di registrazione mi dissero che quel programma sarebbe andato in onda poco prima di Natale.

E così fu.

Ricordo che mio zio, allora, era uno dei pochi ad avere in casa uno dei pochi video registratori a bobina e registrò la trasmissione.

Peccato che quel nastro sia andato perduto perchè oggi mi sarei rivisto volentieri.

Fortuna volle che quella trasmissione venne ripetuta più volte sotto Natale. La puntata venne ritrasmessa fino alla Befana.

Quella mia apparizione venne vista non solo dai miei famigliari ma anche dai miei compagni di scuola e dai miei professori del tempo.

Quando ritornano a scuola dopo le vacanze natalizie gli stessi professori vollero che io portassi la chitarra a scuola e che cantassi quel brano in classe.

Seguirono applausi per me che mi fecero diventare rosso paonazzo.

Qualche settimana dopo passai le selezioni.

La finale si fece a Roma, in uno dei locali più famosi della capitale: il "PIPER".

Proprio lo stesso Piper dove avevano esordito e cantato personaggi come Renato Zero, Loredana Bertè, Patty Pravo, Rita Pavone, Caterina Caselli e tantissimi altri cantanti o gruppi.

I miei genitori, per l'occasione, mi comprarono una chitarra nuova. Andammo in un negozio di musica di Frascati e mi comprarono una bella Di Giorgio classica proprio come quella del mio amico Ugo.

E arrivò il 14 maggio 1978, il giorno della finale.

Quel giorno salii su quel palco e mi esibii e l'emozione lasciò il posto alla grinta e cantai.

Mi piazzai intorno al 30° posto su un centinaio di concorrenti circa. 

Seppi solo dopo che oltre ai voti assegnati dalla giuria si dovevano sommare anche i punti relativi ad ogni singolo biglietto venduto legato a colui che si esibiva.

Praticamente se nel pubblico ci fossero stati non solo i miei genitori e mia sorella ma anche altre persone (tra amici e parenti) ogni biglietto venduto avrebbe contribuito ad assegnarmi 10 punti.
Dato che chi era venuto a vedermi erano solo 3 persone i punti presi erano 30 che sommati a quelli della giuria si sono rilevati pochi per vincere la finale.

Rimane comunque la soddisfazione di essere montato su uno dei palchi più importanti della capitale.

E tutto questo è racchiuso in una foto.

sabato 27 agosto 2022

Il viaggio della musica attraverso la storia: gli inizi

 


Le note da dove nascono?

Ma soprattutto da dove nasce la MUSICA?

Il musicologo inglese, Jeremy Montagu definisce "musica" un "suono che trasmette emozioni".

Per lui la musica è come una cantilena di una mamma per far dormire il proprio bambino.

Probabilmente la musica nasce dal fatto che i nostri antenati non sapendo ancora parlare, emettevano suoni per farsi capire o per cercare di comunicare.

Uno studio approfondito sui crani delle scimmie e su quelli dei Neanderthal hanno dimostrato che le prime non erano in grado di riprodurre suoni ma i secondi si anche se non è certo che i nostri antenati lo sapessero fare.

I Neanderthal vissero circa un milione di anni fa e non ci sono mai stati ritrovamenti, finora, di strumenti in grado di riprodurre suoni.

Probabilmente la musica potrebbe aver preso vita dai suoni che gli antenati ascoltavano mentre battevano le mani oppure per lo sbattere di pietre o di bastoni.

Alcuni archeologi tedeschi hanno fatto una scoperta incredibile.

Il mensile FOCUS postò, nel 2009, un articolo relativo a questo ritrovamento.

Il flauto più antico è stato portato alla luce ed è risalente a ben 35 mila anni fa. Il flauto è stato scoperto in una caverna nei pressi Vogelherd, nel sud est della Germania, che fu abitata dai primi uomini arrivati in Europa dall'Africa.

Il flauto, quasi del tutto integro, è lungo 21,8 centimetri per 8 millimetri di diametro, ha cinque fori e un'apertura a forma di V a una delle estremità, probabilmente utilizzata per soffiare l'aria.

Con molta probabilità questo strumento atavico serviva a favorire la socializzazione dei nostri antenati. 

Ciò non avveniva ai tempi dei Neardenthal.

Il flauto ritrovato in Germania non fu il solo.

In una caverna vicino Ulm, nel sud della Germania, ne fu trovato un altro in avorio di circa 18 centimetri.

Nello stesso luogo erano stati ritrovati due piccoli flauti fatti di ossa di uccello, ma secondo gli esperti questa nuova scoperta è più importante della precedente per il materiale usato: l'avorio era un materiale prezioso e difficile da lavorare, e per inciderlo servivano mani esperte.

Purtroppo il flauto non suona: non sono stati rinvenuti tutti i frammenti dello strumento. Friedrich Seeberger, esperto di musica preistorica, ne ha costruito uno simile in legno di sambuco e ha scoperto che l'antico strumento era probabilmente capace di suoni e melodie elaborate.

Sempre secondo Montagu la musica potrebbe essere stata non solo un fatto di socializzazione ma anche la porta di ingresso verso la danza.

Che musica suonassero questo resta un mistero.


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