giovedì 22 dicembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica Barocca

 


Con il passare degli anni la musica si evolve. 

L'arte della musica diventata sempre più sopraffina e ricercata. Lo stile rinascimentale aveva già contribuito al suo sviluppo ma con l'avvento del XVI secolo tutto viene portato ad un livello più alto.

Nasce lo stile barocco all'inizio del XVII secolo, a Roma. 

Il termine barocco deriva dal latino "verruca" (escrescenza).

Questo nuovo modo di interpretare la musica si diffonde rapidamente in Europa (Spagna, Portogallo, Francia) per poi arrivare fino alla corte russa.

Il barocco, a differenza del rinascimentale, è pieno di contrasti. E' un tipo di musica esuberante ed elaborato che lascia gli auditori a bocca aperta.

Il barocco colpisce non solo la musica ma tutte le arti, comprese letteratura, pittura, danza e architettura.

Secondo alcuni, questo notevole salto di qualità, si deve a dei pittori italiani come Carracci e Caravaggio. La sperimentazione dei contrasti tra luce e buio e le raffigurazioni di scene quotidiane contribuirono alla trasformazione dei suoni e delle ambientazioni nel mondo dei musicisti dell'epoca. 

Stessa cosa avvenne anche nel campo della scultura ove il Bernini diede il suo contributo attraverso opere che davano movimento ed erano in grado, altresì, di creare emozioni forti allo sguardo.

In tutto ciò non poteva essere immune lo stile musicale che già aveva avuto dei notevoli mutamenti nelle scuole veneziane, fiorentine e romane in età rinascimentale.

Si passò dai madrigali a più voci a canti interpretati da una sola voce e questa fu l'innovazione più importante dell'era barocca.

I primi segni di musica barocca si trovano in provincia di Prato ed esattamente nel comune di Vernio quando alcuni umanisti, intellettuali, poeti e musicisti crearono la Camerata de' Bardi. Fu qui che i loro ideali li portarono ad indirizzare le loro vedute ad un ritorno del teatro classico, ovvero a quello dell'antica Grecia rifacendosi ai canti monodici e non più polifonici come quelli che aveva caratterizzato l'epoca medioevale.

Intorno al XVII secolo questo nuovo tipo di canti a singola voce trovò spazio a Firenze. 

Il primo a metterli in atto fu un certo Claudio Monteverdi al quale si deve dare merito di aver scritto la prima opera lirica della storia basandosi sul mito greco di Orfeo.

Durante questo periodo viene sempre dato spazio anche alla musica religiosa. Si tratta di un genere chiamato Oratorio che trova un fautore in Germania con Handel.

Ma il miglior rappresentante della musica barocca è senza dubbio Johann Sebastian Bach. Tedesco di nascita, nato a Eisenach nel 1685, e figlio di musicisti, Bach diventò uno dei più grandi musicisti del suo periodo.

Quel che colpiva della musica barocca erano i cambi repentini del tempo, i virtuosismi da parte degli strumentali o dei cantanti e l'uso del contrappunto e delle fughe, oltre al senso dell'improvvisazione.

Il contrappunto si riferisce alla pratica di contrapporre ad un "cactus firmus", melodia proveniente dai canti gregoriani, ad una nuova melodia.

Le fughe, inizialmente utilizzate per indicare il canone da rispettare nei canti religiosi, durante l'epoca barocca diventarono le composizioni di contrappunto per le tastiere (note quelle di Bach).

Le nuove opere si distinsero in varie tipologie di "concerti". Ad iniziare dal "concerto grosso" che indicava una musica sacra del XVII secolo e che prevedeva la divisione delle voci e degli strumenti in gruppi: uno formato da pochi e scelti soliti (detto anche "concertino") e l'altro formato da più elementi (concerto grosso).

Verso la fine del XVII secolo fu introdotta la musica strumentale da parte di Arcangelo Corelli (violinista e compositore nato a Fusignano nel 1653 e morto a Roma nel 1713, allievo di Giovanni Benvenuti).

Si diede a Corelli l'introduzione di un'orchestra composta da tantissimi elementi che potevano arrivare fino a 150 musicisti. 

Di Corelli si ricordano ben 12 concerti grossi che sono giunti, fino a noi, grazie ad  un raccolta uscita dopo la sua morte e pubblicata ad Amsterdam.


Mentre con Corelli il concerto grosso era destinato a una più ampia platea di elementi, con Antonio Vivaldi (nato a Venezia il 4 marzo 1678 e spentosi a Vienna il 28 luglio 1741) i concerti passarono ad essere di tipo solista, ovvero verso una forma musicale che prevedeva l'impiego di uno o più strumenti solisti ai quali era assegnata la parte di rilievo. Vivaldi fu un grande compositore e violinista italiano, considerato tra i migliori musicisti della musica barocca.

A far da contrapposizione a questi due forme musicali, nel 1529 con Phlippe Attaignant (compositore francese) prende spazio anche la "suite" che accompagnava la danza con un numero più o meno elevato di voci e strumenti. Grazie a Froberger (allievo di Frescobaldi) la suite venne ridotta a 4 danze (allemanda, corrente, sarabanda e giga). Proprio queste ballate vennero poi riprese da Bach. Fra la sarabanda e la giga si conoscono le gavotte, la siciliana, la bourrée, il minuetto.

A fine '500, a Venezia, prende piede anche un altro tipo di modello: la sonata. La Sonata era prettamente interpretata da organisti e violinisti che prestavano servizio presso la Basilica di San Marco. A partire dalla metà del '600 la sonata si divide in due forme: "sonata da chiesa" e "sonata da camera". Uno dei compositori di quest'ultima forma fu Domenico Scarlatti, autore di ben 555 sonate per clavicembalo solista.

Un'altra forma conosciuta nell'epoca barocca è la "cantata" italiana formata da arie. Le can tate potevano essere sacra (o da chiesa) ispirate alle sacre scritture oppure profane (o da camera) ispirate a soggetti mitologici (latino o volgare). In Italia, i massimi esponenti furono Scarlatti, Caldara, Vivaldi.


A far da completamento di questa musica c'erano ovviamente i vari strumenti che accompagnavano la maestria dei vari compositori musicisti dell'epoca.

Come nel caso della musica rinascimentale citiamo il clavicembalo, l'arpa, il violino, la viola, il violoncello, il contrabbasso, il liuto, la chitarra, il mandolino e il clavicordo.

All fianco di questi però vennero introdotti anche alcuni strumenti a fiato come il cornetto, l'oboe, il flauto dolce, il flauto traverso, il trombone ed il fagotto.

Il cornetto contendeva al violino il ruolo di strumento solistico.

L'oboe discendente della bombarda rinascimentale era usato per i suoi timbri particolari ed era impiegato per brani d'amore o di caccia.

Il flauto dolce, dapprima in SOL e successivamente in FA, faceva da contralto.

Il flauto traverso, accordato in RE, subì delle modifiche dopo la seconda metà del XVII secolo. I costruttori di questo strumento iniziarono a produrlo in parti smontabili (tre o quattro) per permettere ai musicisti di adeguare l'intonazione al "LA".

Oltre a questi strumenti già citati non possiamo dimenticarci l'esistenza di quelli a percussione come i timpani.


Esempio di musica barocca italiana:



Esempio di musica barocca italiana:


Esempio di musica barocca:


Esempio di musica barocca:





mercoledì 14 dicembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica Rinascimentale

 

Musica Rinascimentale


Durante l'epoca medioevale, la musica trovò nuova linfa nel periodo rinascimentale, un periodo che si colloca tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo.

L'arte e le scienze risentirono di un notevole rinnovamento.

Come avevamo anche accennato nei precedenti articoli oltre alla musica sacra prese vita anche quella profana che trovò spazio soprattutto con l'introduzione della polifonia vocale.

Tra il 300 ed il 400 la chiesa non riuscì più a far filtro tra le musiche sacre e quelle profane e questo portò a far sviluppare l'ars nova e la nuova corrente dell'Umanesimo che non poneva più Dio al centro dell'universo, ma l'uomo artefice del suo futuro.

Questo genere musicale si diffuse e prese sempre più consapevolezza in Italia che, nel Cinquecento, era al centro di grandi rinnovamenti artistici ed i musicisti ne attinsero subito queste nuove influenze.

La sua importanza ebbe ancor più popolarità della musica sacra e la diffusione del ballo e della anza favorì lo sviluppo della musica strumentale.

Far musica divenne una cosa importante anche per chi non era un musicista e la voglia di far musica per intrattenimento diventò la caratteristica principale del nuovo periodo rinascimentale, tanto che ogni uomo veniva spinto ad apprendere l'arte della musica.

E questo accadde soprattutto nell'ambiente dell'aristocrazia e delle famiglie ricche. Prima di prendere piede in Italia, la musica rinascimentale trovò ampio spazio nelle zone delle Fiandre ed i fiamminghi erano già molto conosciuti ed apprezzati.

E' l'anno dei mecenati che viaggiando portano la musica in giro per l'Europa fino ad arrivare in Italia sotto i Medici a Firenze, dei Visconti a Milano, degli Estensi a Ferrara, dei Gonzaga a Mantova e dei Montefeltro ad Urbino.

Il vero centro del periodo rinascimentale divenne così quello delle corti italiane che, ben presto, furono il punto di incontro per tutti i musicisti europei.

In questo periodo si svilupparono due forme musicali: il madrigale e la frottola.

Il Madrigale era un insieme di 4 o 6 voci ed il tema principale era l'amore ed i testi prendevano spunto dai grandi Vati del passato, Dante, Petrarca o Boccaccio. Ma i madrigalisti trovano spunto anche da quelli contemporanei come Ludovico Ariosto e Torquato Tasso.

La Frottola era un forma musicale tipicamente italiana che nacque a Mantova. Era una forma di canto popolare ed ebbe una grande diffusione tra il 400 ed il 1520. Si avvaleva di 4 voci.

E mentre in Italia prendeva spazio questa nuova musica, soprattutto a Venezia e Roma, anche all'estero si andavano affermando grandi scuole musicali: Francia, Spagna, Austria e Fiandre.

La scuola veneziana prese spunto dai compositori fiamminghi mentre quella romana ebbe un nuovo sviluppo nel '500 con il maestro Giovanni Pierluigi da Palestrina.

La differenza tra le due scuole italiane stava nel fatto che quella veneziana era più spensierata, libertina e mondana mentre quella romana era ancora ancorata alla musica sacra.

La musica veneziana ebbe uno sviluppo anche nell'uso delle voci polifoniche e nei testi. A Venezia nacquero anche altri generi musicali come le villanelle, gli scherzi e le mascherate, che erano, appunto generi che coinvolgevano più voci.

La scuola veneziana si impose con Andrea Gabrieli e, successivamente, con il nipote Giovanni Gabrieli. Quest'ultimo unì il suono dell'organo a quello dei flauti, delle viole, dei tromboni, dei cornetti e di tante voci,

In questa epoca fiorente di nuovi generi musicali, gli strumenti musicali non venivano inseriti dietro indicazioni dell'autore del brano in questione ma su quelle dei musicisti al momento dell'esecuzione.

Lo strumento più usato era il liuto che, verso il '400, passò da 6 a 7 o 8 corde per poi arrivare ad 11, cinque doppie e l'ultima (la più acuta), singola.

Oltre al liuto erano presenti il clavicembalo, il cembalo, il piffero e l'organo.

Il clavicembalo era uno strumento che deve la sua invenzione ad un Magister Armanus de Alamania. Se ne trova traccia intorno al 1397. 

Ma è intorno al 1500-1600 che questo strumento trova la sua grande utilizzazione, in Italia. 

Sarà proprio l'Italia a produrre ed esportare i clavicembali in tutta Europa. 

I clavicembali italiani erano più leggeri e le loro tastiere sporgenti producevano suoni limpidi e precisi. Questo strumento era molto utilizzato per i saltarelli.

Il Cembalo, detto anche cembalo ad arco, era uno strumento a tastiera e a corde sfregate ed era simile al clavicembalo. 

A differenza del suo quasi omonimo è dotato di più ruote ricoperte di pergamena e messe in azione da una manovella. 

Le corde presenti nello strumento vengono sfregate contro queste ruote quando il musicista tocca i tasti. 

Un primo abbozzo di questo strumento proviene da alcuni disegni di Leonardo da Vinci.

L'organo era uno strumento che, all'inizio, era un aerofono, ovvero il suono era prodotto dall'aria che veniva spinto verso delle canne di lunghezza diversa tra loro per la modulazione del suono. In Cina, ad esempio, l'aria veniva trasmessa a bocca mentre in altri, più complessi, era spinta dall'acqua o da un mantice.

Quello a mantice era sicuramente il più comodo e più utilizzato. 

Tra gli organi si diffuse molto quello "portativo" ovvero quello che si poteva portare in braccio e quello "positivo" che invece era posato a terra. Quest'ultimo aveva un suono molto più forte.

Gli organi ebbero sempre più risonanza nelle chiese e dato lo spazio più ampio, venivano costruiti sempre più grandi. Aumentarono le canne, si potenziarono i mantici, aumentarono i tasti sulla tastiera e (vero la fine del 300) fu creata la pedaliera.

Da qui il nome di "organo Maggiore".

Vista la sua dimensione, nel periodo rinascimentale, si tentò di crearne anche uno meno ingombrante, Si diede vita al clavicordo che era uno strumento a tastiera in cui le corde, invece di essere percosse dai martelletti come accade nel pianoforte o pizzicate nel clavicembalo, venivano colpite da delle barrette d'ottone (un po' come i tasti della chitarra).

Le barrette colpivano la corda, la facevano vibrare ed erano determinanti per stabilire la porzione vibrante e l'intonazione. La vibrazione durava fin quando la tangente (la barretta d'ottone) colpiva la corda.


Esempio di musica rinascimentale italiana:



Esempio di musica rinascimentale:




giovedì 8 dicembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica Celtica

 

Musica Celtica


Nel viaggio nella storia della musica oggi ci soffermiamo alla musica celtica che nasce durante l'epoca tarda medioevale tra l'Irlanda, la Scozia e il Galles ma anche in Bretagna, Galizia e Nord Italia.

La musica celtica non aveva un vero e proprio stile anche perchè le sue melodie erano versatili ed adattabili a secondo delle occasioni: dalle melodie allegre e ritmate e ballabili alle canzoni d'amore e romantiche.

La musica celtica è e rimane, ancora oggi, un genere musicale di nicchia riconosciuta solo dai Celti. E' tuttora apprezzata a livello mondiale anche per la diffusione di eventi presenti sul web.

Questo genere musicale ha avuto espressione nell'Europa Occidentale e nasce, soprattutto, da tradizioni orali attraverso la musica popolare dei posti in ci nasce.

Ricordiamo che la musica popolare nasce come ramo separato da quella sacra e colta che esisteva nel periodo medioevale, tanto che venne chiamata anche musica profana.

Oltre ai testi d'amore e di romanticismo, nelle canzoni celtiche c'è moltissimo spazio per le creature fantastiche come fate, elfi, ninfe, streghe, troll e tanti altri personaggi misteriosi.

Con le loro melodie particolari e dedicando le canzoni ad elfi e fate, i Celti intendevano proteggersi da loro per accattivarsi le loro protezioni.

Tutto questo era condito attraverso l'uso di alcuni strumenti musicali capaci di creare le giuste atmosfere fantastiche: violino, flauto, liuto, cornamusa ed arpa.

Si conoscono vari tipi di musiche celtiche: polche, gighe (danze molto antiche un tempo diffuse in molte parti d'Europa), slip big (danze ballate generalmente da sole ragazze), reel (danze molto veloci), hornpipe (danze ritmate derivate dalle danze marinare), air (melodie lente) e strathspey (vivaci danze scozzesi).

Esempio di musica celtica.









mercoledì 30 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nel Medioevo



La musica medioevale nasce contemporaneamente a quella bizantina della quale abbiamo già parlato la settimana scorsa.

Per cui tutto nasce alla fine del V secolo d.C. per poi finire al XV secolo.

A differenza di quella bizantina che era per lo più sacra e religiosa, la musica medioevale accompagnava la vita della gente dell'epoca tra feste, banchetti, celebrazioni, lavoro e guerra.

La musica medioevale, come accadeva per altri tipologie musicali, veniva tramandata oralmente e solo in epoca tarda venne poi trascritta.

Neumi
Le trascrizioni erano dedicate soprattutto per le melodie che accompagnavano i riti religiosi e per questo motivo (come abbiamo visto) i testi scritti erano accompagnati dai famosi "neumi" che ne davano l'esatta melodia ed intonazione.

La musica medioevale era più che altro improvvisata.

In questo periodo oltre alla consacrazione della musica religiosa e dei canti gregoriani, nascono anche i drammi liturgici (legati alla Pasqua e al Natale) e le "laude" dei frati francescani.

La lauda era un canto di "lode" che veniva cantato dai confratelli durante le processioni in onore di Gesù, della Madonna o dei Santi. La lauda era costruita in strofe, cantate sempre da un solita, ma alternate a ritornelli, interpretata in volgare.

All'inizio del IX secolo, in Francia prese vita la musica polifonica (vero composta da molti suoni) che trasformarono gli antichi canti gregoriani in qualcosa di diverso sovrapponendo le vecchie me lo dica ad un'altra improvvisata, proprio grazie all'introduzione della musica polifonica.questo tipo di musica si sviluppò nelle cattedrali durante le messe.

Notre Dame
Fu questa musica a prendere piede sin dal XII sec, a Parigi nella cattedrale di Notre-Dame. In questa cattedrale nasce una scuola polifonica grazie a due musicisti: Leoninus e Perotinus che compongono le prime composizioni polifoniche chiamate "organum" e "discantus". Erano musiche a due o più voci. Per questo motivo dovettero introdurre un nuovo sistema per la durata dei suoni chiamata notazione "mensurale".

E mentre si continuava a scrivere testi e melodie per la chiesa nacque, intorno all'anno 1000, una nuova musica: la musica profana.

Nacque anche lei in Francia per mano di poeti musici che non solo scrivevano i testi ma erano anche capaci di musicarli. Erano per lo più nobili, feudatari, cavalieri ed anche dame che amavano scrivere e comporre. 

Questi primi autori presero il nome di trovatori o trovieri che, per lo più, parlavano d'amore.

Ma fu nel 1300 che in l'arte musicale si sviluppò. 

In Francia ed in Italia nacque un movimento musicale chiamato "Ars nova" che puntò a valorizzare la musica profana. Il primo fu Guillaume de Machaut a proporre una composizione in stile polifonico durante l'incoronazione del re Carlo V (1364).

La musica profana vide però la sua massima espansione in Italia, soprattutto a Firenze, alla corte di Lorenzo il Magnifico. In questa città la musica faceva da contorno ai testi ed alle poesie di Dante, Boccaccio e Petrarca.

La musica medioevale, in verità, copre circa cinque secoli e va dall'XI fino alla fine del XV secolo. 

L'unica musica medievale, che può essere studiata, è quello che è stata scritta e soprattutto quella che è sopravvissuta al tempo, dato che la creazione di manoscritti musicali era molto costosa, a causa delle spese della pergamena, e l'enorme quantità di tempo necessario per uno scrivano per copiare tutto il testo.

Gli strumenti utilizzati per eseguire musica medievale esistono ancora, anche se in forme diverse, dal momento che degli originali si hanno pochissimi e rarissimi pezzi.

Il flauto una volta era fatto di legno, piuttosto che d'argento o di altro metallo, e come oggi ne erano note due forme: il flauto traverso o il flauto dritto

I flauti moderni hanno conservato nei secoli la forma che noi oggi vediamo. Il flauto medievale è tra gli strumenti usati dagli antichi musicisti medioevali e servivano per introdurre le canzoni,  accompagnare i ritornelli e nelle parti conclusive del brano.
Il suo suono era delicato e dolce anche grazie all'impiego dei materiali usati all'epoca.

Ricordiamo che uno dei predecessori del flauto fu il flauto di Pan che era molto popolare in epoca medievale, ed era probabilmente di origine ellenica.

Oltre al flauto erano in voga anche strumenti a corde come il liutomandoraGittern e salterio. Il dulcimer o salterio martellato, una struttura simile al salterio e cetra, erano originariamente a pizzico.

La lira, fu strumento tipicamente usato nelle corti dell'impero bizantino e fu il primo strumento europeo ad arco. Dato che la musica medioevale si intreccia con quella bizantina, venivano usati anche la lira bizantina  (equivalente allo strumento arabo chiamato rabàb), il noto urghun (organo), shilyani ( probabilmente un tipo di arpa o lira) e la salandj (probabilmente una cornamusa). Altro strumento che ha mantenuto la sua forma originale è la ghironda. Esistevano inoltre strumenti come l’arpa ebraica, le prime versioni di organo, violino (o viella), e trombone (chiamato sackbut).

Viella e Liuto
Viella e Liuto
Come abbiamo avuto modo di vedere il liuto è stato uno degli strumenti più usato sin dall'antichità.
Si tratta di uno strumento a corde, esattamente 6, che potevano essere ad arco o con cassa armonica. Le corde erano o pizzicate con dita o plettri, oppure erano sfregate tramite archetti.

Dal liuto nascono i violini e le chitarre.

Il liuto dell'età medioevale o rinascimentale era a 6 cori ed utilizzava una accordatura della viola da gamba. I liuti con più di 6 corde avevano delle aggiunte di corde con tonalità più gravi, spesso utilizzate a vuoto.

Durante il XVII secolo vengono introdotte diverse variazioni di accordatura; in Francia si impone verso la fine del secolo l'accordatura in "re minore", con ordini gravi modificati a seconda della tonalità dei brani da eseguire.

- Liuto rinascimentale a sei ordini di corde
- Liuto rinascimentale a 8 ordini
- Liuto primo barocco a 10 ordini
- Liuto barocco a 13 ordini

Da questo strumento nasce il termine liutaio, ovvero colui che fabbrica il liuto, poi esteso a tutti coloro che ne costruiscono uno a corde che siano essi pizzicati (come il mandolino, la chitarra) a quelli sfregati (viole, violìni, violoncelli, etc,).

Il liutaio è anche colui che oltre a fabbricare strumenti, li ripara.

La liuteria è un'arte sopraffina, altamente tecnica ed artigianale che nasce, appunto intorno al tardo medioevo fino ad arrivare ai giorni nostri. Durante il Rinascimento, in Italia vi fu un gran fermento nell'attività liutaria. Famosa per le sue botteghe fu ed è anche oggi, la città di Cremona, che ospitò, tra le altre, le botteghe di Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù, probabilmente i più grandi liutai della storia.

Gli strumenti di liuteria hanno prezzi molto alti rispetto a quelli di serie e la loro qualità è nettamente superiore a quelli fabbricati a livello industriale.

Oltre al liuto esisteva anche un altro strumento simile allo stesso liuto.

Gittern
Gittern
Il Gittern era uno strumento relativamente piccolo, che ha avuto origine intorno al XIII secolo. 

Simile alla chitarra, il Gittern esternamente somigliava alla Mandora, ed è stato un parente della liuto in quanto la sua schiena era analogamente arrotondata. 

Si tratta di uno strumento popolare usato dai menestrelli e musicisti dilettanti del XIV secolo. Il suo uso però fu breve in quanto lasciò lo spazio al più popolare liuto.

Salterio
Salterio
Tra gli strumenti cordofoni c'era anche il salterio.  

Era uno strumento musicale a corde simile all’arpa o alla cetra. 

Il primo salterio lo si trova nell'antica Grecia (Epigonion) e risale almeno al 2800 a.C., quando era usata come arpa. 

Etimologicamente la parola deriva dal greco antico ψαλτήριον (psaltérion) ovvero "strumento a corde, arpa".

Dulcimer
Oltre ai suddetti c'era anche il dulcimer che deriva da unaparola greco-romana che significa "dolce canto". 

Forse di origini persiane ove veniva chiamato santur. Di questo strumento se ne trovano ancora oggetti nella musica tradizionale nel Sudovest Asiatico, nella Cina e nel Sudest asiatico, in Europa centrale (Ungheria, Romania, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Baviera) e orientale (Ucraina e Bielorussia). 

Lo strumento è inoltre usato molto in Gran Bretagna (Galles, East Anglia, Northumbria).

Importante nel medioevo era l'impiego della famosa lira bizantina (in latino: lira, greco: λύρα, Turco: Rum Kemence). 

La Lira Bizantina era uno strumento musicale ad arco a corda ed è un antenato dei moderni strumenti ad arco, tra cui il violino. Nella sua forma più popolare è stato uno strumento a forma di pera, con 3 o 5 corde, tenuto in posizione verticale. 

Ghironda
Finiamo con la ghironda. 

Era uno strumento musicale a corde prettamente di origine medievale ancora oggi usato per rappresentazioni di musica dell'epoca sia in festival organizzati in Francia e in Ungheria. 

Fa la sua presenza con il nome di organistrum che era un cordofono utilizzato nel periodo gotico in ambito monastico per insegnare musica ed eseguire brani sacri. 

Essendo uno strumento  polifonico gli venne dato il nome di organum. All'inizio le sue dimensioni potevano sfiorare anche i 2 metri e per questo motivo, intorno al XIII sec, le dimensioni vennero ridotte. 

L'organum venne chiamato, dai francesi, chifonie da cui deriva la parola "sinfonia". La ghironda divenne lo strumento preferito dei menestrelli ma anche dei vagabondi e dei mendicanti, tanto che venne considerato il simbolo della povertà. La ghironda era formata da una ruota di legno, coperta di pece e azionata da una manovella, che sfrega le varie corde: i cantini, i bordoni e la trombetta.

Ritornando allo sviluppo musicale di questo periodo occorre notare che verso l'anno 1000 ci fu il completamento 
della notazione passando dai neumi a vero proprie note. Questa trasformazione la si deve a Guido d 'Arezzo (c. 1000-1050), uno dei più importanti teorici musicali del Medioevo. 

Probabilmente Guido d'Arezzo usò una codificazione delle note già esistenti per poi portarle ad una conformazione tutt'oggi in voga.

Come abbiamo visto anche in precedente articolo Guido d'Arezzo ebbe l'intuizione di dare un nome alle 7 note musicali estrapolando le sillabe del versetto dell'inno a San Giovanni costruendo un esacordo:
  • (UT) QUEANT LAXIS
  • (RE) SONARE FIBRI
  • (MI) RA GESTORUM
  • (FA) MULI TUORUM
  • (SOL) VE POLLUTI
  • (LA) BII REATUM
  • (S) ANCTE (J)OANNES
Guido d'Arezzo individuò tre tipi di esacordo:
  • Esacordo naturale: do-re-mi-fa-sol-la
  • Esacordo molle: fa-sol-la-sib-do-re
  • Esacordo duro: sol-la-si-do-re-mi
La grande intuizione di Guido fu quella di utilizzare le 7 note da lui nominate in ut, re, mi, fa, sol, la ma anche quella di introdurre i semitoni che, negli esacordi, si posizionava sempre tra la 3a e la 4a nota. In questo modo quanto il cantore cantava ed incontrava, ad esempio, un suono mi-fa sapeva che lì c'era il semitono. 

Guido mise a punto anche una forma mnemotecnica per aiutare i cantanti nella lettura a prima vista degli spartiti. Questo aiuto fu detto "mano guidoniana" o "mano armonica".

La "mano guidoniana" appare in molti scritti dell'epoca ed aiutava a trovare i semitoni.




Esempio di musica medioevale tipica dei trovatori.



Esempio di musica allegra (saltarello):




Foto strumenti in uso nell'epoca medioevale.

Flauto di Pan


 Mandola


Liuto rinascimentale, le copie di liuti medievali sonno rarissime



Il Gittern

 

Il salterio



Dulcimer
 

Lira bizantina

 

Ghironda
 


La mano guidoniana

mercoledì 23 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antico Impero Bizantino





La musica Bizantina nasce dalla musica greca, per lo più come musica prettamente religiosa.

Essa consisteva in inni o canti che accompagnavano la vita degli antichi greci durante le feste o i riti religiosi.

La musica liturgica bizantina a una lunghissima storia che si perde nei meandri del tempo. E' prodotto senza strumenti dal canto di una sola voce. Si basa sui cosiddetti otto toni ecclesiastici, probabilmente nati in Siria prima dello scisma d'oriente, ma si differenzia dal canto gregoriano.

Questo genere di musica è stata tramandata fino ad oggi. 

Sticheres (versi) Bizantini




La troviamo in alcuni riti ortodossi grazie ad alcuni libri, arrivati fino ai giorni nostri, ove sono riportati inni o canti tradizionali (gli sticheres - versi in prosa) raccolti nell'irmologion (raccolta di canti liturgici) e che fanno da contorno a vestiari tipici di quel tempo (lo sticharion).

La musica bizantina fa la sua apparizione sin dal 330 d.C. per poi rimanere conservata anche dopo la caduta di Costantinopoli avvenuta nel 1453.

La conservazione di questi testi e di queste tradizioni la si deve alla Bulgaria e alla Grecia.

Come detto prima, la musica Bizantina nasce intorno al 330. 

Essa si basa su tradizioni musicali che coinvolgono, a dir la verità, ben tre zone che vanno dal Mediterraneo alla parte semi araba e, precisamente, dalla Grecia, la Siria e l'ebraismo ellenizzato.

Queste tre culture avevano avuto una grande influenza dalle prime comunità egizie e della Palestina (IV sec d.C). Lo dimostrano alcune cerimonie ad Alessandria, Antiochia ed Efeso.

San Clemente D'Alessandria
Esiste un libro di raccolte arrivato a noi importantissimo chiamato "Il libro dei Salmi" del Vecchio Testamento che dimostra quanto la musica servisse per accompagnare i canti religiosi durante riti e cerimonie sacre.

Nei monasteri la musica non era utilizzata. Solo un monaco cantava i salmi mentre gli altri restavano in doveroso silenzio.

I primi compositori di musica sacra nel periodo pre-bizantino furono: Clemente d'Alessandria, Giustiniano e Metodo.

Con l'introduzione del cristianesimo (tra il IV e l'VIII sec) i canti ed i salmi continuano ad essere solo cantanti e non ancora accompagnati da musica mantenendo, però, invariate le melodie che erano state create fino a quel momento.

Giustino II
In realtà, tra il IV ed il VI sec, si intravvedono alcuni cambiamenti tra le melodie che però vengono ritenuti eretici dalla nuova impronta della chiesa ortodossa di allora.

Intorno alla metà del VI secolo venne dato spazio alla creazione di nuovi canti e nuove melodie, come quello processionale che veniva cantato, appunto, durante le processioni religiose.

Ne fu autore, ad esempio, l'imperatore Giustino II.

Questi canti vennero poi trasmessi in quasi tutta Europa per poi trasformarsi, con il tempo, nei famosi Canti Gregoriani.

Questi canti prendono il nome da Gregorio Magno fondatore anche della schola gregoriana.

La differenza tra i canti gregoriani e quelli nati nel periodo pre bizantino, sta nel fatto che i primi si avvalevano di cori mentre per i secondi si prediligeva il canto affidata ad un singolo.

I canti gregoriani nascono nel IV sec a Roma ma vengono elaborati tra il VI e il VII sec. proprio grazie a Gregorio Magno.

E' tra l'VIII e l'XI sec che la musica bizantina tocca l'apice della sua bellezza.

Nel IX sec appaiono le prime canzoni scritte su manoscritti bizantini che, fino a quel momento, venivano tramandate oralmente.

San Giovanni Damesceno

Le melodie che fino a quel momento erano imperniate solo su 4 note vennero portate ad 8 (oktoichos - otto suoni) e tutto questo grazie ad un'invenzione di San Giovanni Damasceno o di Damasco (il suo vero nome in arabo Mansour ibn Sarjoun).

Questa nuova melodia ad 8 è utilizzata tutt'oggi.

A San Giovanni Damasceno si deve anche l'introduzione di una regola (kanon) che prevedeva l'uso di ben 9 melodie diverse.

A partire dal IX sec i monaci dell'abbazia di Studion, introdussero anche le note sui libri di canto.

Grazie a queste introduzioni i canti fecero posto anche alla musica.

Per quasi 300 anni, e forse più, la musica bizantina rispettò criteri molti rigidi. Solo alla fine di questo periodo i nuovi compositori apportarono degli abbellimenti sulle melodie originali creandone di nuove con uno stile più bello rispetto ai precedenti.

San John Koukouzelis
Tutto questo si deve a San John Koukouzelis primo cantore alla corte imperiale, nonchè monaco del Monte Athos.

La musica bizantina cessa di evolversi con la caduta di Costantinopoli (1453) e con la mescolanza di altre civiltà provenienti dall'Oriente e di altre popolazioni provenienti da Cipro, Serbia e Moldavia.

Questo periodo darà vita al periodo medioevale.

Ma in epoca bizantina non c'era solo la musica religiosa. 

Ne esisteva una non religiosa per la quale però si hanno pochissime notizie.

Essa accompagnava cerimonie, banchetti, feste, giochi e rappresentazioni teatrali.

Forse il suo essere "profano" ha fatto sì che non ne venissero tramandate alcune melodie o canti.

Uno dei pochi reperti inerenti a questo genere musicale, risale al X sec.

Costantino VII

Questa raccolta di canti per cerimonie di corte, intitolata "Le Cerimonie Imperiali", la si deve a Costantino VII. Comprendeva una serie di canti di vari autori dell'epoca.


In questa raccolta sono presenti canti per feste religiose, per quelli relativi a vari santi, per passaggi di incoronazione, matrimoni, nascite, funerali o per trionfi militari.

Veniamo ora all'uso degli strumenti usati dai musicisti e cantori a partire dal IX sec..

Un geografo persino del IX sec, Ibn Khurradhbib, parla di quattro strumenti usati nel periodo bizantino: la lira (Lura), l'organo (urghun), lo shylyani (forse una lira o un'arpa) e il salanj (una specie di cornamusa).

Lyra bizantina
La Lira bizantina era uno strumento a corde piegare. In seguito venne conosciuta come lira da braccio che, con molta probabilità, fu l'antenato del violino. La lira aveva due o tre corde ed era formata da un unico corpo lungo circa 40 cm e da un manico senza tastiera. Era costruita in legno traforato. 

Questo tipo di lira è usato ancora in alcune zone della Grecia con il nome di "politiki lyra" ovvero sia "lira della città (riferito alla città di Costantinopoli). La troviamo anche in Calabria con il nome di "lira calabrese" ed in Dalmazia.

L'organo (urghum) deriva dalla Grecia e veniva utilizzato nelle corse dei cavalli. Uno di questi strumenti venne regalato all'imperatore Costantino V, al re dei Franchi Pipino il Breve e a Carlo Magno.

Aulos
Esistevano poi degli strumenti a fiato che derivavano,  chiaramente, dall'aulos greco (chiamato tibia nell'antica Roma) e che erano i precursori dell'oboe moderno.

Ne esistevano di varie forme: plagiaulos (che vuol dire "di lato") e si suonava come il flauto traverso e l'askaulos (ill cui significato era "anche al vino") che era una specie di cornamusa (salanj). Queste cornamuse erano note anche con il nome di dankiyo (dal greco "contenitore") utilizzate anche nell'antica Roma.

A partire dal IX secolo, la musica fu un tutt'uno con i canti tanto che vennero usati i primi "neumi" (segni) già usati in Grecia e nell'antica Roma.

Nel corso del XII sec anche i neumi bizantini subirono delle variazioni. Vennero introdotti dei "codici" che servivano ad indicare il movimento verso l'alto o verso il basso ed a volte venivano aggiunti altri simboli (sfumature) per l'intensità e l'ornamento del brano.

Esisteva un codice chiamato martiria che dava l'ampiezza iniziale del suono paragonabile alla chiave sui pentagrammi moderni. 

Neumi Bizantini
I neumi apparivano sopra il testo. 

Alcuni di questi segni, chiamati somata (corpo), indicavano l'aumento o la diminuzione del tono. Altri invece, chiamati pneumata (spiriti), gli intervalli. Ma c'erano anche le isone che, in pratica, mantenevano la tonalità precedente.

Questi neumi vennero usati fino a tutto il Medioevo fino all'introduzione del tetragramma (il rigo musicale composto da 4 linee orizzontali introno da Guido Monaco o Guido d'Arezzo e predecessore del pentagramma introdotto da Ugolino d'Orvieto nel XV sec.).

Fu infatti tra il XIII e il XV secolo che comparvero le prime canzoni.

Ma per questo periodo vi rimandiamo al viaggio sulla musica Medioevale.

La musica bizantina ecclesiastica è stata iscritta, nel 2019, nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell'umanità dell'UNESCO in quanto arte vivente che esiste da più di 2000 anni.

Grazie alla lunga tradizione orale e scritta, ad oggi ci sono pervenuti ben 7.500 manoscritti musicali che sono sopravvissuti dal 950 d.C..


Esempi di musica Bizantina Ortodossa:




Esempio di musica Greca Bizantina:



Esempio di canti Gregoriani:






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