mercoledì 2 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica Grecia


Della musica greca antica non è rimasto molto e non ci sono grandi raccolte musicali. Quel che si sa è che nell'antica Grecia la musica aveva un ruolo importante perchè accompagnava spesso i loro banchetti e le loro cerimonie.

Per gli antichi Greci la musica aveva una funzione educativa. Secondo Platone la musica poteva arricchire l'anima, proprio come la ginnastica irrobustisce il corpo.

Quel che sappiamo è che i musicisti dell'antica Grecia avevano sviluppato un sistema di scrittura musicale. 

Per gli antichi greci Lino, figlio di Apollo e della musa Urania, era l'ideatore delle melodie.

Da leggende antiche sembra che Lino, grande maestro di musica, abbia avuto in regalo una lyra (l'antica arpa) da suo padre Apollo e che lo stesso Lino abbia poi modificato e migliorato lo strumento facendo arrabbiare suo padre Apollo.

Fu per questo che Apollo uccise Lino.

Uno dei canti di Lino, chiamato poi "lino", si basava su 7 vocali che formavano un inno. Sembra che da queste 7 vocali, successivamente, abbiano avuto origine le 7 note musicali che conosciamo oggi.

Le note naturali (ovvero senza bemolli o diesis) nacquero nell'antica Grecia. Se ne ha dimostrazione in alcuni poesie epiche di Omero dato che venivano accompagnate da strumenti musicali.

La musica scritta probabilmente ha la sua origine grazie ai matematici dell'epoca tanto che fu proprio Pitagora, sommo matematico, a scoprire che una corda poteva suonare in modo differente a secondo della sua lunghezza.

La prima lira a 7 corde creata da un certo Terpandro di Antissa, poeta di Lesbo. Le 7 corde avevano lunghezze differenti una dall'altro proprio come nelle arpe di oggi. 

Le 7 note vennero poi chiamate con 7 lettere dell'alfabeto.

In alcuni testi noti Glaucone, fratello di Platone, ed esperto in musica indicò differenti tipi di melodie a seconda delle diverse occasioni o cerimonie pubbliche o religiose.

Queste differenze melodiche, dette "harmoniai", erano cos' chiamate: 

- "meixolydisti" o "mixolidia" e "syntonolydisti" o "lidia tesa" per funerali e lamenti; 

- "iasti" o "ionica" e "lydisti" o  "lidia" per banchetti o per rilassamento;

- "doristi" o "dorica" e "phrygisti" o "frigia" per guerre o azioni pacifiche, come la preghiera.

Anche Aristotele parla di differenti armonie o melodie (harmoniai): tristezza, quiete, moderazione ed equilibrio, ardore e frenesia.

Ma le harmoniai si riferivano anche a diversi "modelli di accordatura" dello strumento.

Tutto ciò appariva gil sin dal VI secolo a.C., sia nei testi filosofico/letterari che in quelli storici/geografici e in quelli musicali.

Questo genere musicale, nel tempo, influenzò molto alcune regioni al di fuori della Grecia antica dato che gli stessi greci avevano contatti in Italia, in Tracia, sul Mar Nero, in Anatolia, a Cipro, in Fenicia e in Africa.

Da studi riguardanti l'antica Roma, un certo Polibio, nel II secolo a.C., parlando della musica inerente al Peloponneso centrale disse: "Se gli uomini infatti è generalmente utile esercitare la musica, intendo la musica vera, e gli Arkadi ciò è anche necessario.non bisogna credere infatti che la musica, come dice Eforo nel proemio della sua opera, pronunciando giudizio che non è per nulla degno di lui, è stato introdotto fra gli uomini solo per allettarli ingannevolmente: nel ritenere che gli antichi Cretesi e Spartani abbiano introdotto a casaccio in battaglia l'uso dell'aulos e della cadenza ritmica, invece di quello della tromba."

Ma quali erano gli strumenti dell'antica Grecia?

Partendo dal fatto che fu Apollo a trasmettere l'arte della poesia e della divininazione al figlio Lino, poi ucciso dallo stesso Apollo, il dio viene raffigurato mentre suona la cetra (un esempio quello della raffigurazione durante le nozze di Peleo e Teti).

La cetra precede la lyra, regalata poi al figlio Lino, ed è con questa che Apollo, anche chiamato Musagete (guida delle Muse), da il via ai canti musicali grechi.

Canti che accompagnavano le danze delle Muse che erano un gruppo di divinità femminili che risiedevano sulle pendici del monte Elicona.

le Muse danzavano e cantavano. Lo dice anche Omero nell'Iliade: "Apollo accompagna la danza ed il canto delle Muse al suono della phorminx, un antico tipo di cetra".

La lyra era formata da una cassa di carapace di tartaruga. Aveva i bracci formati da corna con una traversa che le collegava alla sommità. Le sue corde erano fatte di budello o da tendini animali. 

Barbitos


Nelle immagini di queste danze appaiono anche altri strumenti come la lira, il barbitos, l'aulos e lo syrinx.


Il barbitos era uno strumento a corde forse di origini frigie (zona dell'Anatolia). Probabilmente era una lira più grande di quella in uso, di forma slanciata, con braccia sottili e lunghe corde.


Aulos
L'aulos era uno strumento a fiato formato da un tubo di canna, legno, osso o avorio ed aveva un'imboccatura nella quale si soffiava l'aria per far vibrare l'ancia. 

L'aulos era solitamente lungo di 40 cm ed aveva otto fori (monaulos). 


Ne esistevano anche a 5 o 6 fori (plagiaulos)e anche doppi (ovvero con 2 canne di cui una era più corta).

Syrinx

Lo syrinx è uno strumento a fiato (detto anche flauto di Pan). Era costruita da una canna con uno o più fori. 

Era simile allo zufolo. Poteva essere anche fatto a più canne (originariamente a 6 o 7), tenute insieme da cera o cordicelle. 

Lo strumento prende nome da una ninfa dell'Arcadia.


Nike suona la Khitar
Oltre a queste c'era anche la Kithara, spesso confusa con la lira e la cetra. 

In realtà si tratta di uno strumento nato, all'interno della famiglia delle phomninges (cetre arcaiche a 4 corde), da cui si distingue per la forma quadrangolare della cassa di risonanza. 

Le dimensioni di questo strumento variavano da 85 cm a 50 cm di lunghezza e cm 30-40 in larghezza.

Il piano anteriore della cassa armonica era piatto.

La kithara era pesante ed
alcuni esemplari erano arricchiti da elementi decorativi. In alcune raffigurazioni si può vedere il citharoedus (nome di colui che suonava la kithara) che si esibiva seduto.

Sia la lyra che la kithara erano suonate con le dita oppure con un plettro, spesso realizzato in osso o avorio.

Degli stessi materiali (osso o avorio) erano realizzate anche i piroli, i ponticelli e le cordiere.

Nella Grecia antica si faceva anche uso di strumenti a percussione come tamburi e cimbali.

Esempio di musica greca antica:





mercoledì 26 ottobre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica Oceania

  

Arte rupestre Oceania-Danze-Kakadu

Il nostro viaggio tra le origini della musica oggi ci porta nella zona oceanica.

L'Oceania (chiamato anche Continente Nuovissimo) è un continente della terra che comprende: l'Australia, la maggior parte delle isole dell'oceano Pacifico, ovvero Melanesia (inclusa la nuova Guinea), la Micronesia e la Polinesia (inclusa anche la Nuova Zelanda).

Il termine Oceania, dal francese Ocèanie, fu chiamata così dal cartografo Bruè. Deriva, quindi, dalla parola oceano, che è un termine che la metodologia greca collegava quella del titano omonimo (in greco ᾿Ωκεανός/Okeanós), figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la Terra).

La presenza dell'uomo nel continente oceanico risale a circa 50000 anni fa quando i primi aborigeni, provenienti probabilmente dalle terre dell'est, arrivarono in questa zona.

Alcune figure rupestri, ritrovate nel nord dell'Australia nella regione di Kakadu, fanno risalire i primi strumenti musicali a circa 15.000 anni fa.

La musica sempre avuto un ruolo principale nella vita e nella cultura aborigena. Per gli abitanti di quei posti la musica era un mezzo che li teneva collegati al cosmo il quale si manifestava con rumori di temporali, lampi, versi di animali e canti di uccelli.

Questi suoni della natura venivano poi raccontati e tramandati attraverso canti e suoni. Attraverso questi canti, infatti, venivano tramandate le conoscenze delle varie tribù.

Come per le altre zone sparse nel mondo, anche le tribù aborigeni nel continente oceanico, trasmettevano questi canti questi suoni in maniera orale e non scritta.

Didgeridoo
Didgeridoo

In Australia lo strumento più remoto è il didgeridoo. Il suo suono era molto particolare e veniva subito riconosciuto. 

Il didgeridoo tradizionale è ricavato da un ramo di eucalipto che è una pianta molto diffusa in quelle zone.veniva scelto tra quelli in cui interno è stato scavato dalle termiti. Una volta scortecciato e ripulito e accuratamente rifinito, lo strumento veniva poi decorate e colorato con pitture tradizionali che richiamavano la mitologia aborigena.

Gli aborigeni lo usano non solo come strumento a fiato ma al tempo stesso può essere utilizzato come strumento di percussione se colpito con dei bastoncini in legno chiamati clap stick con il boomerang.

Questo strumento a fiato veniva suonato con la tecnica della respirazione circolare che consiste nello sfruttare la cavità della bocca come sacca d'aria (un po' come le cornamuse o le zampogne) da rilasciare nel momento in cui si inspira con il naso per riempire di nuovo i polmoni. Questo tecnica, quindi, permetteva di evitare salti durante l'emissione del suono.

Il didgeridoo potevano anche essere di lunghezza variabile. Si potevano trovare strumenti lunghi di 1,50 metri fino a 4 metri.

Ovviamente la lunghezza dello strumento aveva incidenze di tonalità diverse.

Il didgeridoo veniva anche chiamato ydaki, djalupu, djubini, gangabb, gamalagg.

Questo millenario strumento trovava utilizzo soprattuto durante i riti di iniziazione dei giovani, nelle cerimonie di affiliazione, per usi sciamani o per scopi terapeutici.

Tjuringa o Churinga
Usato prettamente dagli uomini veniva fatto suonare anche alle donne solo in caso di uso per scopi terapeutici. 

Ancora oggi, gli aborigeni dell'Australia hanno conservato molte canzoni ancestrali dedicate al canto degli uccelli, alla natura, al culto.

Oltre al didgeridoo c'erano altri strumenti che venivano usati e sono: balnuknuk, bagnata, purakakka e il tjurunga.

Nella zona hawaiana la musica ebbe un'evoluzione diversa grazie all'introduzione di strumenti a corda come la chitarra hawaiana, chiamata anche chitarra d'acciaio, e l'ukulele.

Lap Steel Guitar
La prima fece la sua comparsa verso il XIX secolo con l'arrivo di europei ed americani. 

Qualcuno dice che il genere musicale sia stato introdotto dai cowboy messicani giunti in Hawaii, poi perfezionato ed elaborato da una ragazzo di 7 anni, nativo delle Hawaii, chiamato Jospeh Kekuku. 

La chitarra hawaiana, chiamata Lap Steel Guitar, può essere sia normale che elettrica. Il suo è un suono particolare dato che non si usano le dita sulla tastiera per ottenere la tonalità ma un cilindrato di acciaio (da qui Steel) che fatto scivolare sulle corde produce un effetto  slide

La chitarra viene appoggiata sulle ginocchia (da qui Lap) dello strumentista.

Ukelele
L'ukelele invece è sempre una chitarra a corde che trova le sue origini in Portogallo. Nel 1800 circa alcuni portoghesi sbarcarono nelle Hawaii. Tra di loro c'erano tre liutai: Augusto Dias, Jose do Espirito Santo e Manuel Nunes.

I tre presero spunto da una chitarra portoghese (la braguinha) per costruire il primo ukulele. 

L'ukelele venne inizialmente costruito in legno. Ha la forma a nocciolina (anche detta a forma ad 8) quasi simile a quelle delle attuali chitarre elettriche. L'ukelele si avvaleva solo di 4 corde che, in origine, erano di catgut (un tessuto connettivo dell'intestino tenue di animali).

Danza Hula
La musica hawaiana tradizionale è quella Maori (il mele) accompagnato dalla danza tipica (l'hula). La stessa musica la si può trovare anche in Polinesia.

Come nelle varie altre civiltà sparse nel mondo, anche la musica hawaiana e polinesiana si ispira a temi religiosi ('oli), per riti come il battesimo (i mele inoa), canti di preghiere (le mele pule) e per danze (mele hula mahu).

A questi due già citati ci sarebbe anche l'Ukeke, uno strumento a corde che è una specie di arco musicale.

Oltre agli strumenti a corda troviamo però anche quelli a fiato e percussioni.

Tra gli strumenti a fiato ci sono: Ohe Hano Hiu e Xaphoon.

Ohe Hano Hiu 
Il primo è un flauto detto anche "flauto nasale". 

Lo strumento, di cui si trovano anche tracce in Africa e nelle Filippine, viene suonato emettendo aria dal naso dello strumentista.

Il secondo è di recente invenzione. Costruito negli anni 70 da un liutaio di nome Brian Wittman, è un semplice flauto ma che si avvale di un'ancia che è la stessa usata nei sassofoni tenori.

Per quanto riguarda gli strumenti a percussione, ci sono: 'lli'iliIpu, Ipu heke, Pahu, Pu'li, Kala'au e Ululi.

In tutti questi casi la musica dell'Oceania si lega molto a quella dell'Africa perchè, come abbiamo visto, si tratta di canti e suoni che venivano tramandati oralmente. La musica tradizionale era molto legata alla vita delle tribù.

E' proprio vero il detto che dice "tutto il mondo è un paese".

Esempio di musica aborigena:









mercoledì 19 ottobre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica America Centrale e Sud America

 


Anche in America del centro e del Sud le influenze musicali era simili all'America del Nord.

La musica pre-ispanica o, per meglio dire, precolombiana potrebbe essere nata intorno al 3500 a.C. fino al XVI secolo.tale musica a origine tra i Maya, i Zapoteca, i Mixteca, i Purepecha, gli Olmeca, i Totonaca e gli Atzeca.

La musica precolombiana non si basava su scale pentatoniche ma anche su melodie e ritmi che davano più enfasi, rispetto a quelle dell'America del Nord.

Come accadeva nelle tribù del Nord, anche in questa mesoamericana la musica variava a secondo della regione e della lingua.

Anche in questi territori la musica era di stile "tonale" in quanto non esisteva vere e proprie scale musicali. Ancora oggi, in Messico, possiamo trovare esempi di questo genere di musica "tonale" che discende dagli antichi Maya, o meglio, dai Hnahnu o dai Porchépecha.

Le melodie musicali delle antiche civiltà presenti in questo territorio avevano una "colorazione",  o"timbro", particolare caratterizzata da una sola voce come nel caso della civiltà Tzeltal.

Teponatzli Maya
Teponatzli Maya
Come per le tribù del Nord, anche queste antiche civiltà del Centro e      del Sud America tramandavano oralmente i loro testi e le loro melodie.

Alcuni loro strumenti, come il teponaztli, venivano utilizzati proprio con lo scopo di aiutare a ricordare ritmi e melodie. Stessa cosa accadeva ai tempi degli antichi Maya con i loro strumenti a percussione.

Tra gli Atzechi e gli antichi popoli messicani questo genere di musica venivano insegnato insieme alle danze ed al canto.

Esistevano proprio delle scuole apposite sia per la danza ed il canto (cuicacalli - "casa del canto") che per insegnare a suonare gli strumenti (mixcocalli - "casa del dio del fuoco").

Le scuole non erano solo un insegnamento ma erano centri in cui i giovani aztechi, ad esempio, si riunivano per ballare, divertirsi, socializzare e comunicare.

Oltre alle percussioni di cui sopra, tra gli strumenti in voga c'erano i cosiddetti "strumenti del vento" ovvero a fiato.

Chililihtli e Tlapizalli:
Esistevano, ad esempio i Chillilhtli e i Tlapizalli che erano dei flauti d'argilla che potevano anche essere costruiti con le canne o di osso.

C'erano anche delle ocarine, delle tortorelle e dei vasi che fischiavano chiamati Huilacapiztli ed anche delle specie di trombe o corni dal suono profondo che erano ricavati da conchiglie marine, gli Atecocolli.

Questi strumenti ad aria (o aerofoni) producevano un suono attraverso la vibrazione dell'aria all'intero degli strumenti stessi senza l'ausilio di corde o membrane.

Panhuehuetl

Tra gli strumenti a percussione possiamo elencare i Tetzilacatl che dei dischi in metallo che assomigliavano al gong, gli Huehuetl che erano dei tamburi verticali ricavati da un tronco vuoto e decorato all'esterno ricoperto da pelle di cervo, i Panhuehuetl che erano dei tamburi molto grandi. 

I Tlalpanhuehuetl erano tamburi giganti di circa 2,50 metri usati nei templi per annunciare le guerre (il loro suono si sentiva a circa 12 km di distanza).

Tlalpanhuehuetl 

I Teponzatli erano tamburi orizzontali formando un tronco vuoto che veniva suonato con due bastoncini ricoperti di gomma utilizzati per riti religiosi, per segnalare una guerra o per il cambio della guardia.

Teponzatli 

Per finire c'erano anche gli Ayotl, gusci di tartaruga che venivano percossi con un asticella di cervo.

Ayotl

Oltre alle percussioni ed ai fiati esistevano altri strumenti che erano utilizzati per accompagnare le melodie con i loro "sibili" o rumori simili a "raschiamenti" e a sonagli.

Chicahuaztli
Chicahuaztli
, ad esempio, era un bastone a forma di raggio di sole che suonava come un sonaglio.

I Tzicahuaztli invece avevano un suono come un raschiatore. Era fatto di osso (un femore a volte umano) con degli assi trasversali che venivano strofinati da destra verso sinistra o viceversa. 

Tzicahuaztli 

L'Omichitzicahuaztli assomiglia a a quello precedente ma veniva appoggiato su un cranio umano che fungeva da cassa di risonanza. Solitamente veniva usato per riti funebri.

Ayacachtli 

L'Ayacachtli era un sonaglio di zucca, d'argilla o di metallo. Era pieno di piccole pietre ed assomigliava un po' alle maracas.

Infine i Tenabaris che erano fatti di boccioli di farfalla seccati e legati insieme. Questi strumenti venivano legati alle caviglie ed ai polsi dei ballerini.

Al tempo delle popolazioni mesoamericane, precolombiane, i musicisti erano esenti dal pagare i tributi. Inoltre, essere musicista, voleva dire frequentare l'ambiente delle case dei signori anche perchè venivano anche ricoperti di onori e ricchezze.

Chi praticava la musica si distingueva dalla massa per il suo mecàtl, una cordicella che portavano in testa dalla quale pendevano delle punte sul petto.

Quello che differenzia la musica del mesoamerica da quella del Nord sta nel fatto che i precolombiani non avevano strumenti a corde in quanto, come abbiamo visto poco fa, si usavano strumentazioni a fiato e a percussioni.

A proteggere la musica di quelle civiltà c'era una divinità patrona del canto, della musica e della danza, Xochipilli - Il principe Fiore.

Anche nel Sud ovest la musica era principalmente idiofona ed aerofoni come per le tribù del Nord o delle civiltà del mesomerica.

I loro strumenti erano simili a quelli delle altre civiltà.

Tra gli idiofoni si potevano trovare: risonatori a tavole, tamburi a pedale, pietre per percussioni, idiofoni scossi, sonagli di vasi e campane di rame e argilla.

Bullroarers
Tra gli aerofoni troviamo: bullroarers, I flauti scomponibili, fischietti risanatori in argilla, trombe a conchiglia e strumenti ad ancia preistorici.il flauto di legno era di particolare importanza.

Alcune tribù indiane del Sud America, ad esempio, facevano uso anche di violini. Si tratta del "violino Apache" o anche detto "Tsii'edo'a'tl" che significa "legno che canta", nella lingua Apache.

Tsii'edo'a'tl"

La musica della popolazione del sud America, dei nativi indiani, era più sincopata rispetto a quelli del mesoamerica. La musica era caratterizzata da tecniche vocali rilassati e non pulsanti.


Esempio di musica mesoamericana:


Esempio di musica sud America nativi indiani:






mercoledì 12 ottobre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antico nord America

 


Nel nostro viaggio oggi toccheremo le terre del Nord America ove hanno vissuto i primi popoli indigeni, In particolare la musica tribale tradizionale, come la musica Pueblo e la musica in Inuit.

Oltre alla musica tradizionale dei gruppi nativi americani, esistono altri generi pan-indiani ed intertribali.

In questo genere musicale, il canto e le percussioni sono gli elementi più importanti la musica tradizionale del Nord America. Le percussioni, in particolare i tamburi e i sonagli, sono un tipo di accompagnamento comune per tenere il ritmo costante per i cantanti.

Nata da tribù varie, la musica nordamericana si somiglia abbastanza in quanto le varie tribù usavano melodie solitamente costanti in scale più semplici. La classica scala degli autoctoni assimilò molto dalla cultura orientale, trovandosi spesso ad utilizzare scale pentatoniche o tritoni.

I tamburi usati sono spesso di tipo a testa singola o doppia testa.altri invece sono costituiti da sonagli e "shaker" realizzati con carapace di tartaruga.

Ma oltre ai tamburi erano spesso usati flauti, fischietti altri strumenti che producono il suono mediante il respiro del musicista come i corni. 

Violino Apache
Esistono comunque anche strumenti a corda che possono essere per percosse o pizzicati come l'arco musicale (o violino) che aveva avuto origini proprio nelle Americhe.

Tra gli strumenti a corde chitarre e violini che variavano da tribù a tribù.

La musica e i testi erano tramandati per via orale. La storia di ogni tribù veniva raccontata costantemente e ripetuta attraverso la musica.

Purtroppo di questa musica e di questi testi non vi è traccia scritta. 

Le prime documentazioni storiche della musica di queste tribù nord americane risalgono all'arrivo dei primi esploratori europei nel XIX sec., anche se sono stati trovate raffigurazioni e pittogrammi che rappresentavano la musica e la danza e da dati fin dal VII secolo d.C..

Sempre in base a questi pittogrammi, gli archeologi hanno potuto stabilire che i primi strumenti musicali in Nordamerica risalgono almeno ad un periodo molto remoto che si aggira tra l'8000 e il 1000 a.C., con strumenti come i sonagli fatti di carapace di tartaruga.

I primi canti assomigliano più a delle ninnananna. I canti hanno avuto influenza, nel corso del tempo, dagli stili asiatici (soprattutto paleo-siberiane) arrivati in quella zona attraverso lo stretto di Bering.

Queste influenze hanno poi dato vita a musiche con una tecnica di canto fatte di vocalizzi pulsanti come nel caso delle tribù Chuckchee, Yukachir e Korvak.

Questo genere musicale ha poi influito anche le musiche del mesomerica. Basti pensare che in Messico possiamo trovare strumenti come i fischietti a forma di uccello.

In qualche modo, secondo il compositore Antonin Dvorak, le musiche nord americane prendevano spunto da quelle afroamericane.

I testi delle canzoni comprendono sia i testi pubblici che quelli segreti, detti anche "antiche e immutabili", che vengono utilizzate solo per scopi sacri cerimoniali.

Si dice che la musica sacra e cerimoniale provenga da divinità o spiriti, o da persone particolarmente rispettate.

Dal Midwest americano fino al Canada la musica è nasale e monofonica non miscelata con toni alti e frequenti falsetti, con discesa graduale verso il basso. 

In questo genere di canti hanno risalto i grandi tamburi di paglia doppia testa e i flauti solisti: i flageolet.

Tornando alla strumentazione usata dai nativi del Nord America analizziamo gli strumenti utilizzati.


IL FLAUTO TRADIZIONALE


Flauto Tradizionale

Il flauto veniva utilizzato soprattutto per la musica di tipo new age usata nel corteggiamento, nella guarigione, nella meditazione nei riti spirituali.

Il flauto e l'unico al mondo costruito con due camere d'aria: c'è una divisione, all'interno dello strumento, tra la camera superiore lente e quella inferiore del fischietto e i fori per le dita.

Il flauto tradizionale è stato costruito utilizzando misure basate sul corpo umano: la lunghezza del flauto e la distanza dall'ascella al polso, quello della camera d'aria superiore equivale ad un pugno, la distanza dell'imboccatura al primo foro è anch'essa di un pugno, la distanza tra i fori è di un pollice e la distanza e dall'ultimo foro alla fine ancora di un pugno.

Il loro suono assomiglia a quello dei tasti neri di un pianoforte. Questo conferisce lo strumento il suo caratteristico suono lamentoso.


LE PERCUSSIONI


Tamburo indiano Nord America
Tamburi del Nord America

I tamburi sono distribuiti, per tradizione, sono molto usati dalla musica dei nativi del Nord America.

Sono composti da un telaio di legno o un tronco intagliato di scavato, con pelle di daino o di alce tesa da tendini attraverso l'apertura.

Le loro dimensioni sono grandi, da circa 60 a 90 cm di diametro, e sono suonati in comune da gruppi di cantanti che siedono intorno ad esso in cerchio.

Esistono anche i tamburi più piccoli ad una sola faccia e per la loro costruzione viene utilizzato un guscio più sottile e la superficie di pelle grezza è posizionata solo sul lato, con allacciatura sull'altro.

Tamburo ad acqua
Ci sarebbero anche tamburi ad acqua: il tipo irochese è il tipo Yaqui. 

Questo tamburo è un piccolo recipiente di legno, a forma di coppa, con acqua al suo interno è una pelle conciata in umidità tesa attraverso l'apertura superiore. L'umidità e la compattezza della pelle conciata producono cambiamenti di tono mentre il tamburo viene suonato.

Sonaglio
Sonaglio a tamburo
Tra le percussioni esistono anche i sonagli che erano delle bacchette intagliate che emettono un suono simile a quando si raschia un bastone contro le sue tacche.

Alcuni sonagli erano inseriti anche nella testa di un tamburo per aumentare la risonanza del suono. 

Gli Hopi usavano i sonagli per la loro danza della tartaruga; altri indiani d'America li usavano per imitare le rane recitanti per la pioggia.


I FISCHIETTI


Fischietto

I fischietti sono realizzati in osso e sono stati usati per migliaia di anni.alcuni sono stati scoperti nell'Arizona nord orientale risalgono al periodo tra il 300 a.C. e 300 d.C..

Il fischietto in osso d'aquila è il tipo di fischietto più comune; gli altri sono realizzati in corno, legno  e ossa ad altri animali.

Il fischietto serviva per aumentare il simbolo e il simbolismo del pezzo da suonare. Ad esempio il fischietto di osso d'aquila poteva essere suonato durante la danza della pioggia, per invocare la forza del  possente uccello.

Esempio di musica tradizionale indiana del Nord America.



mercoledì 5 ottobre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica Africa

 

Musica SubSahariana

La musica africana si intende quella dell'Africa a sud del Sahara mentre quelli al nord o a settentrione sono più di origine islamica, etiope ed egiziana.

Per la popolazione africana a sud del Sahara, la musica è sempre stata una componente fondamentale della vita e della collettività. La musica, sotto forma di canto,  era prettamente utilizzata per la conservazione della memoria storica e riguardava racconti, proverbi, modi di dire, canti di lode nei confronti di personaggi famosi, narrazione di imprese storiche.

Questi canti, nel tempo, furono accompagnati da strumenti a corde, quali l'arpa, il liuto Kora (una sorta di chitarra a 21 corde). Tutto ciò era diffuso in Africa occidentale e nel Ghana.

L'arpa arcuata, particolarmente usata in Gabon, impiegata nei rituali terapeutici di possessione.

Ci sono poi alcuni tipi di cetra (la Mvet del Camerun, la Valiha Madagascar e la Inanga del Burundi); la lira; i liuti ad arco, sempre monocorde. 

Anche la Sanza (o Mbira), fatta da una serie di lamelle di metallo o bambù fissati su una cassa di risonanza, a un rilevante ruolo epico ed è il simbolo dell'identità nera della musica nata nelle lotte per l'indipendenza.

In origine tutti gli strumenti erano costruiti con pelli e corna di animali, zucche e conchiglie.

Ancora oggi la musica africana a sud del Sahara ha un'importanza fondamentale per i riti religiosi. La forma più utilizzata della musica è il canto corale che è antifonale ovverosia un cantatore si alterna agli interventi di un coro. I repertori più ricchi su sul piano corale sono quelli dei pigmei della foresta e dei boscimani del Kalahari.

Gli strumenti usati per questo tipo di racconti musicali sono strumenti cordofoni e di tamburi che vengono usati a scopo rituale.

Valiha


I tamburi a membrana presentano dimensioni estremamente varie e possono avere la cassa cilindrica, tronco di cono, a calice, a clessidra, a scodella. Altri strumenti a percussione frequenti sono i tamburi a fessura, utilizzati anche per comunicare i messaggi, e gli xilofoni, diffusi dall'Uganda al Mozambico.

Sia i tamburi che gli xilofoni hanno il compito di "parlare" ai danzatori ed ai ballerini, descrivendo loro le situazioni o significati della danza stessa.

Durante il colonialismo ed il periodo buio della schiavitù in America, la musica ed i canti dell'Africa sfociarono in nuove espressioni musicali che diedero origine ai Gospels ed agli Spirituals. 

Da queste forme nacque il BLUES, forma musicale che si avvale delle pentatoniche.

Nel corso degli anni la musica africana ha contaminato l'uccidente. Alcuni artisti occidentali, come Peter Gabriel, le hanno utilizzate per le loro creazioni musicali.








mercoledì 28 settembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica India

India Musica

Dopo aver attraversato il mondo della musica ai tempi dei sumeri, degli egizi e dell'antica Arabia, oggi ci occuperemo della musica dell'antica India.

La storia della musica indiana si può dividere in 4 periodi: il Periodo leggendario, il Periodo classico, il Periodo mongolo e quello britannico.

C'è chi invece classifica i periodi indiani in tre categorie fondamentali: Vedico, Moghul e Moderno (ove sono compresi il Periodo Britannico e quello Post-Coloniale)

In sostanza 3 o 4 i periodi sono sempre i soliti.


IL PERIODO VEDICO

Veena o Vina
Il Periodo Vedico o leggendario arriva al II secolo a.C. . Secondo le cronache tramandate nei secoli, io dio Shiva sarebbe stato colui che ha insegnato la musica e la danza alla civiltà umana. Fu so stesso Shiva, ad esempio, ad inventare il primo strumento musicale chiamato Veena o Vina.

L'origine della musica "indiana" nasce da un mito. E' grazie ad una divinità che questa arte si tramanda da secoli. 

Brahma era il dio della creazione che impartì a Shiva, dio della trasformazione, i primi insegnamenti in ambito musicale. Shiva li passò a Saraswati, dea della conoscenza, della musica e delle arti.

Sarawati la tramandò a Narad, un saggio divino della tradizione induista che riveste un ruolo importante nei tanti testi puranici, soprattutto nel Bhagavata Purava.

Narad
Fu a Narad che i testi attribuiscono l'invenzione della Veena e non direttamente al dio Shiva. Narad tramandò poi l'arte della musica ai "cantanti celesti" chiamati Gandharva, ai Kinnar ("strumenti celesti") ed alle Apsara che erano le "danzatrici celesti".

Fu dopo Narad che la musica poi venne tramandata agli abitanti della terra.

Altre teorie contravvengono a queste teorie divine facendo invece nascere la musica dalla parola AUM (ovvero l'OM).

Quale sia la vera origine della musica in India conta poco, quel che conta è che la sua provenienza territoriale la colloca nella valle dell'Indo

Esistono scavi effettuati proprio in questa regione effettuati dal Dipartimento di Archeologia dell'India che hanno portato alla luce rappresentazioni di danzatrici e musicisti. Questi scavi si trovano soprattutto a Harappa e Mohanjodaro. Quest'ultima famosa e super studiata dagli archeologi internazionali in quanto sito di particolare interesse riguardo alla scomparsa improvvisa della popolazione e per degli oggetti vetrificati trovati sul posto. 

Le rappresentazioni rinvenute risalirebbero a circa 5000 anni fa ovvero sia al 3200 a.C. 

Per cui il periodo vedico verrebbe dopo la civiltà esistente alla valle dell'Indo. La collocazione temporale collocherebbe, infatti, il periodo vedico intorno al 2500 a.C.

Il periodo Vedico dovrebbe coincidere con la conquista di quei territori da parte degli antichi Ariani che erano una popolazione che proveniva, con molta probabilità, dall'Asia centrale. A quel periodo risalgono alcune composizioni come il Rig Veda, Yajurva Veda, Sam Veda e Atharva Veda.

Il Rig Veda è sicuramente il più antico. La sua datazione risalirebbe al 2500 a.C ma non è attendibile dato che ai tempi le conoscenze e le arti si tramandavano oralmente.

Per cui potrebbe essere ancora più antico.

I Veda, come da tradizioni indiane, esistono prima della creazione.

Ma che musica era quella vedica? 

Probabilmente, come accadde anche per i sumeri o gli egizi, la musica e le canzoni vennero create più per motivi sacri e religiosi che per altro. Ancora oggi, in India, questa musica e questi testi sono suonati e cantati per pratiche legate alla religione.

Oltre alla Veena o Vini quali altri strumenti esistevano a quel tempo?

C'erano 4 tipologie di strumenti: a corda, a membrane, ad aria e quelli a vibrazione.

Quelli a corda, chiamati Tata Vadya, erano suonati con l'uso dell'arco, del plettro o pizzicati con le dita. Si conosco i Veena, i Kand Veena e i Karkari Veena.

Quelli a membrava, chiamati Avanaddha Vadya, erano costituiti da una membrana che veniva tesa su cilindro. Venivano percossi con le dita o con le mani, con bacchette oppure strofinati. I più comuni erano i Mridanga, i Dol, i Dholak.

Gli strumenti a fiato o aerofoni, chiamati Sushi Vadya, erano i Bansuri e gli Shennai.

Kanjeera
Per finire c'erano quelli a vibrazione o Idrofoni, chiamati Gran Vadya, come gli Jhanj, i Kartal o i Kanjeera.

Qualche musicista di oggi sostiene che la musica provenga direttamente dai Sama Veda. Questa si riferiva a tre tonalità: Udatta, tono alto, Anudatta, suono greve, e Swarit, forse a metà tra i primi due.

A queste tre tonalità si aggiunse un altro modo che utilizzava altri tre toni: Rig, Gatha e Saman. Il Rig usava una nota, Il Gatha due note e il Saman tre note.

Più tardi si introdusse una scala a 7 toni discendenti: Krishta, Pratham, Dwitiya, Trtiya, Chatyrtha, Mandra e Ati Swara.

IL PERIODO CLASSICO

Il periodo classico (che va dal II sec a.C al XIII d.C.) inizia esattamente nel II secolo a.C. in corrispondenza del trattato "Natya Sastra"che dovrebbe essere stato scritto al saggio Baharata. In questo trattato si parla di musica.  Secondo alcuni storici questa opera è una specie di riassunto di altre opere precedenti. Rimane il fatto che in questo trattato si accenna agli intervalli musicali, alle note e ad alcuni accordi di base. 

IL PERIODO MOGHUL

Il periodo Islamico-Mongolo o Moghul inizia nel XIII secolo d.C. La musica indiana subisce nuove influenze da parte di nuove civiltà che cambieranno l'aspetto pratico sia sotto l'aspetto di nuovi stili che con l'introduzione di nuovi strumenti.

Allà-Udim e Amir Khostru furono due persiani che influenzarono molto la musica indiana sia attraverso i testi che attraverso la sonorità.

Con l'arrivo dei mongoli l'India conobbe anche l'uso del liuto.

IL PERIODO BRITANNICO

All'inizio del XVIII secolo l'India. grazie a 3 musicisti del sud, sviluppa la musica carmica soprattutto nelle zone di Bon Bay, Calcutta e Bengalore dove, agli inizi del '900, vennero aperte numerose scuole di musica indiana.

Ancora oggi l'India è legata moltissimo alle sue tradizioni antiche soprattutto al periodo Veda, ovvero a quello più antico, e questa musica comprende ben 200 stili diverse anche perchè molte erano le etnie.

Questa musica indiana parla di vita, di fatti quotidiani, dei vari mestieri in uso (contadini, cacciatori, incantatori di serpenti, ecc).

La musica dei Veda si avvale di scale senza semitoni a differenza delle scale Rega legate alla musica classica. La musica classica legata ai Rega è di tipo monofonico e cioè basata su una singola linea melodica.

In questo tipo di esibizione si può vedere che gli strumenti entrano in modo prestabilito: prima entro lo strumento solista, poi il cantante e poi gli altri strumenti e le percussioni.

GLI STRUMENTI


Sitar
Ad oggi gli strumenti ancora usati sono i seguenti: la Veena o Vini, il Mridangam (uno strumento a percussione dell'India del Sud), la Tabla (percussioni dell'India del Nord), il Pakhawaj (percussione dell'India del Sud), il Tamburo, il Flauto, il Sitar. il Sarod (dell'India del Nord), il Gottuvadyam (un tipo di Vita dell'India del Sud), il Violino, il Sarangi (uno strumento ad arco dell'India del Nord), il Santur (simile al cimbalo, dell'India del Nord) e la Chitarra Indiana che viene suonata sulle ginocchia come nello stile americano della slide guitar.

Chiudiamo dicendo che per l'India esistono due tipi di note musicali: la Buddha Svara (forma naturale) e la Vikrta Svara (forma alterata).

Il termine Svara è una parola sanscrita che significa "nota musicale".

In India abbiamo 7 note musicali:

SA     Sadja         षड्ज 

RE     Rsabha        ऋषभ

GA     Gandhara      गान्धार 

Ma     Madhyama      मध्यम   

PA     Pancama       पञ्चम

DHA    Dhaivata      धैवत

NI     Nisada        निषाद

La tonica SA e la quinta PA sono considerate note fisse, non subiscono nessun tipo di alterazione in diesis (Tivra) o bemolle (Komal); tutte le altre note possono essere alterate rispetto alla loro posizione naturale. Anche "Acala" è un termine sanscrito che significa inamovibile o fisso. Pertanto Acala Svara è da intendersi come note musicali fisse non alterabili, per l'appunto SA e PA. Le altre cinque note sono dette Sacala Svara.

Di seguito un antichissimo canto Vedico usato per la profonda meditazione.



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