mercoledì 30 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nel Medioevo



La musica medioevale nasce contemporaneamente a quella bizantina della quale abbiamo già parlato la settimana scorsa.

Per cui tutto nasce alla fine del V secolo d.C. per poi finire al XV secolo.

A differenza di quella bizantina che era per lo più sacra e religiosa, la musica medioevale accompagnava la vita della gente dell'epoca tra feste, banchetti, celebrazioni, lavoro e guerra.

La musica medioevale, come accadeva per altri tipologie musicali, veniva tramandata oralmente e solo in epoca tarda venne poi trascritta.

Neumi
Le trascrizioni erano dedicate soprattutto per le melodie che accompagnavano i riti religiosi e per questo motivo (come abbiamo visto) i testi scritti erano accompagnati dai famosi "neumi" che ne davano l'esatta melodia ed intonazione.

La musica medioevale era più che altro improvvisata.

In questo periodo oltre alla consacrazione della musica religiosa e dei canti gregoriani, nascono anche i drammi liturgici (legati alla Pasqua e al Natale) e le "laude" dei frati francescani.

La lauda era un canto di "lode" che veniva cantato dai confratelli durante le processioni in onore di Gesù, della Madonna o dei Santi. La lauda era costruita in strofe, cantate sempre da un solita, ma alternate a ritornelli, interpretata in volgare.

All'inizio del IX secolo, in Francia prese vita la musica polifonica (vero composta da molti suoni) che trasformarono gli antichi canti gregoriani in qualcosa di diverso sovrapponendo le vecchie me lo dica ad un'altra improvvisata, proprio grazie all'introduzione della musica polifonica.questo tipo di musica si sviluppò nelle cattedrali durante le messe.

Notre Dame
Fu questa musica a prendere piede sin dal XII sec, a Parigi nella cattedrale di Notre-Dame. In questa cattedrale nasce una scuola polifonica grazie a due musicisti: Leoninus e Perotinus che compongono le prime composizioni polifoniche chiamate "organum" e "discantus". Erano musiche a due o più voci. Per questo motivo dovettero introdurre un nuovo sistema per la durata dei suoni chiamata notazione "mensurale".

E mentre si continuava a scrivere testi e melodie per la chiesa nacque, intorno all'anno 1000, una nuova musica: la musica profana.

Nacque anche lei in Francia per mano di poeti musici che non solo scrivevano i testi ma erano anche capaci di musicarli. Erano per lo più nobili, feudatari, cavalieri ed anche dame che amavano scrivere e comporre. 

Questi primi autori presero il nome di trovatori o trovieri che, per lo più, parlavano d'amore.

Ma fu nel 1300 che in l'arte musicale si sviluppò. 

In Francia ed in Italia nacque un movimento musicale chiamato "Ars nova" che puntò a valorizzare la musica profana. Il primo fu Guillaume de Machaut a proporre una composizione in stile polifonico durante l'incoronazione del re Carlo V (1364).

La musica profana vide però la sua massima espansione in Italia, soprattutto a Firenze, alla corte di Lorenzo il Magnifico. In questa città la musica faceva da contorno ai testi ed alle poesie di Dante, Boccaccio e Petrarca.

La musica medioevale, in verità, copre circa cinque secoli e va dall'XI fino alla fine del XV secolo. 

L'unica musica medievale, che può essere studiata, è quello che è stata scritta e soprattutto quella che è sopravvissuta al tempo, dato che la creazione di manoscritti musicali era molto costosa, a causa delle spese della pergamena, e l'enorme quantità di tempo necessario per uno scrivano per copiare tutto il testo.

Gli strumenti utilizzati per eseguire musica medievale esistono ancora, anche se in forme diverse, dal momento che degli originali si hanno pochissimi e rarissimi pezzi.

Il flauto una volta era fatto di legno, piuttosto che d'argento o di altro metallo, e come oggi ne erano note due forme: il flauto traverso o il flauto dritto

I flauti moderni hanno conservato nei secoli la forma che noi oggi vediamo. Il flauto medievale è tra gli strumenti usati dagli antichi musicisti medioevali e servivano per introdurre le canzoni,  accompagnare i ritornelli e nelle parti conclusive del brano.
Il suo suono era delicato e dolce anche grazie all'impiego dei materiali usati all'epoca.

Ricordiamo che uno dei predecessori del flauto fu il flauto di Pan che era molto popolare in epoca medievale, ed era probabilmente di origine ellenica.

Oltre al flauto erano in voga anche strumenti a corde come il liutomandoraGittern e salterio. Il dulcimer o salterio martellato, una struttura simile al salterio e cetra, erano originariamente a pizzico.

La lira, fu strumento tipicamente usato nelle corti dell'impero bizantino e fu il primo strumento europeo ad arco. Dato che la musica medioevale si intreccia con quella bizantina, venivano usati anche la lira bizantina  (equivalente allo strumento arabo chiamato rabàb), il noto urghun (organo), shilyani ( probabilmente un tipo di arpa o lira) e la salandj (probabilmente una cornamusa). Altro strumento che ha mantenuto la sua forma originale è la ghironda. Esistevano inoltre strumenti come l’arpa ebraica, le prime versioni di organo, violino (o viella), e trombone (chiamato sackbut).

Viella e Liuto
Viella e Liuto
Come abbiamo avuto modo di vedere il liuto è stato uno degli strumenti più usato sin dall'antichità.
Si tratta di uno strumento a corde, esattamente 6, che potevano essere ad arco o con cassa armonica. Le corde erano o pizzicate con dita o plettri, oppure erano sfregate tramite archetti.

Dal liuto nascono i violini e le chitarre.

Il liuto dell'età medioevale o rinascimentale era a 6 cori ed utilizzava una accordatura della viola da gamba. I liuti con più di 6 corde avevano delle aggiunte di corde con tonalità più gravi, spesso utilizzate a vuoto.

Durante il XVII secolo vengono introdotte diverse variazioni di accordatura; in Francia si impone verso la fine del secolo l'accordatura in "re minore", con ordini gravi modificati a seconda della tonalità dei brani da eseguire.

- Liuto rinascimentale a sei ordini di corde
- Liuto rinascimentale a 8 ordini
- Liuto primo barocco a 10 ordini
- Liuto barocco a 13 ordini

Da questo strumento nasce il termine liutaio, ovvero colui che fabbrica il liuto, poi esteso a tutti coloro che ne costruiscono uno a corde che siano essi pizzicati (come il mandolino, la chitarra) a quelli sfregati (viole, violìni, violoncelli, etc,).

Il liutaio è anche colui che oltre a fabbricare strumenti, li ripara.

La liuteria è un'arte sopraffina, altamente tecnica ed artigianale che nasce, appunto intorno al tardo medioevo fino ad arrivare ai giorni nostri. Durante il Rinascimento, in Italia vi fu un gran fermento nell'attività liutaria. Famosa per le sue botteghe fu ed è anche oggi, la città di Cremona, che ospitò, tra le altre, le botteghe di Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù, probabilmente i più grandi liutai della storia.

Gli strumenti di liuteria hanno prezzi molto alti rispetto a quelli di serie e la loro qualità è nettamente superiore a quelli fabbricati a livello industriale.

Oltre al liuto esisteva anche un altro strumento simile allo stesso liuto.

Gittern
Gittern
Il Gittern era uno strumento relativamente piccolo, che ha avuto origine intorno al XIII secolo. 

Simile alla chitarra, il Gittern esternamente somigliava alla Mandora, ed è stato un parente della liuto in quanto la sua schiena era analogamente arrotondata. 

Si tratta di uno strumento popolare usato dai menestrelli e musicisti dilettanti del XIV secolo. Il suo uso però fu breve in quanto lasciò lo spazio al più popolare liuto.

Salterio
Salterio
Tra gli strumenti cordofoni c'era anche il salterio.  

Era uno strumento musicale a corde simile all’arpa o alla cetra. 

Il primo salterio lo si trova nell'antica Grecia (Epigonion) e risale almeno al 2800 a.C., quando era usata come arpa. 

Etimologicamente la parola deriva dal greco antico ψαλτήριον (psaltérion) ovvero "strumento a corde, arpa".

Dulcimer
Oltre ai suddetti c'era anche il dulcimer che deriva da unaparola greco-romana che significa "dolce canto". 

Forse di origini persiane ove veniva chiamato santur. Di questo strumento se ne trovano ancora oggetti nella musica tradizionale nel Sudovest Asiatico, nella Cina e nel Sudest asiatico, in Europa centrale (Ungheria, Romania, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Baviera) e orientale (Ucraina e Bielorussia). 

Lo strumento è inoltre usato molto in Gran Bretagna (Galles, East Anglia, Northumbria).

Importante nel medioevo era l'impiego della famosa lira bizantina (in latino: lira, greco: λύρα, Turco: Rum Kemence). 

La Lira Bizantina era uno strumento musicale ad arco a corda ed è un antenato dei moderni strumenti ad arco, tra cui il violino. Nella sua forma più popolare è stato uno strumento a forma di pera, con 3 o 5 corde, tenuto in posizione verticale. 

Ghironda
Finiamo con la ghironda. 

Era uno strumento musicale a corde prettamente di origine medievale ancora oggi usato per rappresentazioni di musica dell'epoca sia in festival organizzati in Francia e in Ungheria. 

Fa la sua presenza con il nome di organistrum che era un cordofono utilizzato nel periodo gotico in ambito monastico per insegnare musica ed eseguire brani sacri. 

Essendo uno strumento  polifonico gli venne dato il nome di organum. All'inizio le sue dimensioni potevano sfiorare anche i 2 metri e per questo motivo, intorno al XIII sec, le dimensioni vennero ridotte. 

L'organum venne chiamato, dai francesi, chifonie da cui deriva la parola "sinfonia". La ghironda divenne lo strumento preferito dei menestrelli ma anche dei vagabondi e dei mendicanti, tanto che venne considerato il simbolo della povertà. La ghironda era formata da una ruota di legno, coperta di pece e azionata da una manovella, che sfrega le varie corde: i cantini, i bordoni e la trombetta.

Ritornando allo sviluppo musicale di questo periodo occorre notare che verso l'anno 1000 ci fu il completamento 
della notazione passando dai neumi a vero proprie note. Questa trasformazione la si deve a Guido d 'Arezzo (c. 1000-1050), uno dei più importanti teorici musicali del Medioevo. 

Probabilmente Guido d'Arezzo usò una codificazione delle note già esistenti per poi portarle ad una conformazione tutt'oggi in voga.

Come abbiamo visto anche in precedente articolo Guido d'Arezzo ebbe l'intuizione di dare un nome alle 7 note musicali estrapolando le sillabe del versetto dell'inno a San Giovanni costruendo un esacordo:
  • (UT) QUEANT LAXIS
  • (RE) SONARE FIBRI
  • (MI) RA GESTORUM
  • (FA) MULI TUORUM
  • (SOL) VE POLLUTI
  • (LA) BII REATUM
  • (S) ANCTE (J)OANNES
Guido d'Arezzo individuò tre tipi di esacordo:
  • Esacordo naturale: do-re-mi-fa-sol-la
  • Esacordo molle: fa-sol-la-sib-do-re
  • Esacordo duro: sol-la-si-do-re-mi
La grande intuizione di Guido fu quella di utilizzare le 7 note da lui nominate in ut, re, mi, fa, sol, la ma anche quella di introdurre i semitoni che, negli esacordi, si posizionava sempre tra la 3a e la 4a nota. In questo modo quanto il cantore cantava ed incontrava, ad esempio, un suono mi-fa sapeva che lì c'era il semitono. 

Guido mise a punto anche una forma mnemotecnica per aiutare i cantanti nella lettura a prima vista degli spartiti. Questo aiuto fu detto "mano guidoniana" o "mano armonica".

La "mano guidoniana" appare in molti scritti dell'epoca ed aiutava a trovare i semitoni.




Esempio di musica medioevale tipica dei trovatori.



Esempio di musica allegra (saltarello):




Foto strumenti in uso nell'epoca medioevale.

Flauto di Pan


 Mandola


Liuto rinascimentale, le copie di liuti medievali sonno rarissime



Il Gittern

 

Il salterio



Dulcimer
 

Lira bizantina

 

Ghironda
 


La mano guidoniana

mercoledì 23 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antico Impero Bizantino





La musica Bizantina nasce dalla musica greca, per lo più come musica prettamente religiosa.

Essa consisteva in inni o canti che accompagnavano la vita degli antichi greci durante le feste o i riti religiosi.

La musica liturgica bizantina a una lunghissima storia che si perde nei meandri del tempo. E' prodotto senza strumenti dal canto di una sola voce. Si basa sui cosiddetti otto toni ecclesiastici, probabilmente nati in Siria prima dello scisma d'oriente, ma si differenzia dal canto gregoriano.

Questo genere di musica è stata tramandata fino ad oggi. 

Sticheres (versi) Bizantini




La troviamo in alcuni riti ortodossi grazie ad alcuni libri, arrivati fino ai giorni nostri, ove sono riportati inni o canti tradizionali (gli sticheres - versi in prosa) raccolti nell'irmologion (raccolta di canti liturgici) e che fanno da contorno a vestiari tipici di quel tempo (lo sticharion).

La musica bizantina fa la sua apparizione sin dal 330 d.C. per poi rimanere conservata anche dopo la caduta di Costantinopoli avvenuta nel 1453.

La conservazione di questi testi e di queste tradizioni la si deve alla Bulgaria e alla Grecia.

Come detto prima, la musica Bizantina nasce intorno al 330. 

Essa si basa su tradizioni musicali che coinvolgono, a dir la verità, ben tre zone che vanno dal Mediterraneo alla parte semi araba e, precisamente, dalla Grecia, la Siria e l'ebraismo ellenizzato.

Queste tre culture avevano avuto una grande influenza dalle prime comunità egizie e della Palestina (IV sec d.C). Lo dimostrano alcune cerimonie ad Alessandria, Antiochia ed Efeso.

San Clemente D'Alessandria
Esiste un libro di raccolte arrivato a noi importantissimo chiamato "Il libro dei Salmi" del Vecchio Testamento che dimostra quanto la musica servisse per accompagnare i canti religiosi durante riti e cerimonie sacre.

Nei monasteri la musica non era utilizzata. Solo un monaco cantava i salmi mentre gli altri restavano in doveroso silenzio.

I primi compositori di musica sacra nel periodo pre-bizantino furono: Clemente d'Alessandria, Giustiniano e Metodo.

Con l'introduzione del cristianesimo (tra il IV e l'VIII sec) i canti ed i salmi continuano ad essere solo cantanti e non ancora accompagnati da musica mantenendo, però, invariate le melodie che erano state create fino a quel momento.

Giustino II
In realtà, tra il IV ed il VI sec, si intravvedono alcuni cambiamenti tra le melodie che però vengono ritenuti eretici dalla nuova impronta della chiesa ortodossa di allora.

Intorno alla metà del VI secolo venne dato spazio alla creazione di nuovi canti e nuove melodie, come quello processionale che veniva cantato, appunto, durante le processioni religiose.

Ne fu autore, ad esempio, l'imperatore Giustino II.

Questi canti vennero poi trasmessi in quasi tutta Europa per poi trasformarsi, con il tempo, nei famosi Canti Gregoriani.

Questi canti prendono il nome da Gregorio Magno fondatore anche della schola gregoriana.

La differenza tra i canti gregoriani e quelli nati nel periodo pre bizantino, sta nel fatto che i primi si avvalevano di cori mentre per i secondi si prediligeva il canto affidata ad un singolo.

I canti gregoriani nascono nel IV sec a Roma ma vengono elaborati tra il VI e il VII sec. proprio grazie a Gregorio Magno.

E' tra l'VIII e l'XI sec che la musica bizantina tocca l'apice della sua bellezza.

Nel IX sec appaiono le prime canzoni scritte su manoscritti bizantini che, fino a quel momento, venivano tramandate oralmente.

San Giovanni Damesceno

Le melodie che fino a quel momento erano imperniate solo su 4 note vennero portate ad 8 (oktoichos - otto suoni) e tutto questo grazie ad un'invenzione di San Giovanni Damasceno o di Damasco (il suo vero nome in arabo Mansour ibn Sarjoun).

Questa nuova melodia ad 8 è utilizzata tutt'oggi.

A San Giovanni Damasceno si deve anche l'introduzione di una regola (kanon) che prevedeva l'uso di ben 9 melodie diverse.

A partire dal IX sec i monaci dell'abbazia di Studion, introdussero anche le note sui libri di canto.

Grazie a queste introduzioni i canti fecero posto anche alla musica.

Per quasi 300 anni, e forse più, la musica bizantina rispettò criteri molti rigidi. Solo alla fine di questo periodo i nuovi compositori apportarono degli abbellimenti sulle melodie originali creandone di nuove con uno stile più bello rispetto ai precedenti.

San John Koukouzelis
Tutto questo si deve a San John Koukouzelis primo cantore alla corte imperiale, nonchè monaco del Monte Athos.

La musica bizantina cessa di evolversi con la caduta di Costantinopoli (1453) e con la mescolanza di altre civiltà provenienti dall'Oriente e di altre popolazioni provenienti da Cipro, Serbia e Moldavia.

Questo periodo darà vita al periodo medioevale.

Ma in epoca bizantina non c'era solo la musica religiosa. 

Ne esisteva una non religiosa per la quale però si hanno pochissime notizie.

Essa accompagnava cerimonie, banchetti, feste, giochi e rappresentazioni teatrali.

Forse il suo essere "profano" ha fatto sì che non ne venissero tramandate alcune melodie o canti.

Uno dei pochi reperti inerenti a questo genere musicale, risale al X sec.

Costantino VII

Questa raccolta di canti per cerimonie di corte, intitolata "Le Cerimonie Imperiali", la si deve a Costantino VII. Comprendeva una serie di canti di vari autori dell'epoca.


In questa raccolta sono presenti canti per feste religiose, per quelli relativi a vari santi, per passaggi di incoronazione, matrimoni, nascite, funerali o per trionfi militari.

Veniamo ora all'uso degli strumenti usati dai musicisti e cantori a partire dal IX sec..

Un geografo persino del IX sec, Ibn Khurradhbib, parla di quattro strumenti usati nel periodo bizantino: la lira (Lura), l'organo (urghun), lo shylyani (forse una lira o un'arpa) e il salanj (una specie di cornamusa).

Lyra bizantina
La Lira bizantina era uno strumento a corde piegare. In seguito venne conosciuta come lira da braccio che, con molta probabilità, fu l'antenato del violino. La lira aveva due o tre corde ed era formata da un unico corpo lungo circa 40 cm e da un manico senza tastiera. Era costruita in legno traforato. 

Questo tipo di lira è usato ancora in alcune zone della Grecia con il nome di "politiki lyra" ovvero sia "lira della città (riferito alla città di Costantinopoli). La troviamo anche in Calabria con il nome di "lira calabrese" ed in Dalmazia.

L'organo (urghum) deriva dalla Grecia e veniva utilizzato nelle corse dei cavalli. Uno di questi strumenti venne regalato all'imperatore Costantino V, al re dei Franchi Pipino il Breve e a Carlo Magno.

Aulos
Esistevano poi degli strumenti a fiato che derivavano,  chiaramente, dall'aulos greco (chiamato tibia nell'antica Roma) e che erano i precursori dell'oboe moderno.

Ne esistevano di varie forme: plagiaulos (che vuol dire "di lato") e si suonava come il flauto traverso e l'askaulos (ill cui significato era "anche al vino") che era una specie di cornamusa (salanj). Queste cornamuse erano note anche con il nome di dankiyo (dal greco "contenitore") utilizzate anche nell'antica Roma.

A partire dal IX secolo, la musica fu un tutt'uno con i canti tanto che vennero usati i primi "neumi" (segni) già usati in Grecia e nell'antica Roma.

Nel corso del XII sec anche i neumi bizantini subirono delle variazioni. Vennero introdotti dei "codici" che servivano ad indicare il movimento verso l'alto o verso il basso ed a volte venivano aggiunti altri simboli (sfumature) per l'intensità e l'ornamento del brano.

Esisteva un codice chiamato martiria che dava l'ampiezza iniziale del suono paragonabile alla chiave sui pentagrammi moderni. 

Neumi Bizantini
I neumi apparivano sopra il testo. 

Alcuni di questi segni, chiamati somata (corpo), indicavano l'aumento o la diminuzione del tono. Altri invece, chiamati pneumata (spiriti), gli intervalli. Ma c'erano anche le isone che, in pratica, mantenevano la tonalità precedente.

Questi neumi vennero usati fino a tutto il Medioevo fino all'introduzione del tetragramma (il rigo musicale composto da 4 linee orizzontali introno da Guido Monaco o Guido d'Arezzo e predecessore del pentagramma introdotto da Ugolino d'Orvieto nel XV sec.).

Fu infatti tra il XIII e il XV secolo che comparvero le prime canzoni.

Ma per questo periodo vi rimandiamo al viaggio sulla musica Medioevale.

La musica bizantina ecclesiastica è stata iscritta, nel 2019, nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell'umanità dell'UNESCO in quanto arte vivente che esiste da più di 2000 anni.

Grazie alla lunga tradizione orale e scritta, ad oggi ci sono pervenuti ben 7.500 manoscritti musicali che sono sopravvissuti dal 950 d.C..


Esempi di musica Bizantina Ortodossa:




Esempio di musica Greca Bizantina:



Esempio di canti Gregoriani:






mercoledì 16 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica Roma

 

Come abbiamo visto nell'articolo precedente sugli etruschi, la musica romana ha origini prettamente latine o tirreniche (dalla parola Tyrrenios usata dai greci per gli etruschi).

Non v'è dubbio che la musica romana si affidò alla creatività degli etruschi e dei greci tanto da usarne forma, suoni e strumenti.

Come per i nativi latini, anche nell'antica Roma la musica era associata a vari eventi: spettacolo, riti sacri, cene, rievocazioni storiche e feste sacre o profane.

Il primo inno fu commissionato da Augusto intorno al 17 a.C, qualche anno dopo la conquista della città etrusca di Veio. Si tratta di un genere musicale chiamato "carmen" scritto da Orazio ed eseguita da un coro di bambini ai Giochi secolari (Ludi Saeculares). 

Perciò non rimane che elencare quel che erano gli strumenti in uso presso l'antica Roma che, nel corso del tempo, perfezionò tecnica, melodie e canti.

Come per i greci, gli etruschi e gli egizi anche la musica romana si avvaleva dei vari sognali, campanelli, tamburelli, strumenti a corda e a fiato o anche il solo battere delle mani o dei piedi.

Tra gli strumenti a fiato troviamo:

- la tuba sia militare che per suonate semplici. Era una lunga e dritta tromba di bronzo con un bocchino conico staccabile. Esemplari ancora oggi esistenti sono lunghi circa 1,3 metri, e hanno fori cilindrici dal boccaglio. 

La tuba produceva solo una singola serie di note. In campo militare, è stata utilizzata per le "marce militari" ma anche nell'arte, mentre accompagna i giochi (ludi) ed eventi di spettacolo.

- il cornu, come una tromba con suono graffiante, era un lungo strumento a fiato in metallo di forma tubolare che girava intorno al corpo del musicista con una forma simile a una G maiuscola. Aveva un foro conico e un bocchino conico ed è stato utilizzato per i segnali militari e in parata. Come la tuba, il cornu appare anche come accompagnamento per eventi pubblici e spettacoli. Veniva portata a spalla.


- la tibia, si suonava sempre in coppia, cioè soffiando contemporaneamente in due tibie, richiedeva molto fiato, di uso militare e non.


- l'organo, i più piccoli erano a fiato, poi c'era l'organo idraulico con un cilindro e un pistone che forniva aria compressa che forniva la musica. 


- un organetto si suonava spingendo il piede su una specie di piccola fisarmonica posta al suolo che emetteva la stessa nota 

Tra quelli a corda si potevano trovare:

la lira, con due braccia e una cassa di risonanza a pelle di tamburo, con suono squillante; una specie di arpa, con una cornice di legno o di guscio di tartaruga e vari numeri di fili tesi da una barra trasversale al corpo sonoro. 

la cetra, era uno strumento più grande rispetto alla lira. Formata da una cornice a forma di scatola con corde tese dalla traversa in alto fino alla cassa di risonanza in basso, era di legno. Era tenuta in posizione verticale e suonata con il plettro. Le corde erano accordabili regolando cunei di legno lungo la traversa. La cetra, con il tempo, prese il posto della lira.

- il liuto, aveva tre corde e non era tanto popolare quanto la lira o la cetra, ma era più facile da suonare.

- la chitara, con due braccia, cassa in legno e con la possibilità di accorciare o allungare le corde per modulare i suoni; era di diverse dimensioni.

Tra le percussioni erano in voga:

- Lo scabellum, un dispositivo di legno o di metallo a cerniera usato per battere il tempo.

SISTRO ROMANO
- Il sistrum era uno strumento in metallo, con una parte a forma di ferro di cavallo retta da un manico e attraversata attraverso dei fori da alcune asticelle più larghe alle estremità in modo che non escano dai fori; Il suono viene prodotto scuotendo lo strumento. 

Il numero e lo spessore delle asticelle flottanti ne definisce e caratterizza l'altezza e l'intensità del suono, il quale resta comunque - come in molti altri analoghi strumenti a sonagli - indeterminato, e cioè senza una precisa connotazione tonale.

- Il cymbali sistrum era un sonaglio composto da anelli infilati attraverso i buchi di un telaio metallico, che era spesso utilizzato per scopi rituali.

- I cymbala erano piccoli cembali: dischi metallici con centri concavi e bordi girati, venivano usati in coppie e si facevano sbattere l'uno contro l'altro.

Esistevano pure timpani e nacchere.

Durante l'età regia e nella prima parte dell'età repubblicana si sviluppano a Roma forme di canto sia solista che corale di cui ci restano poche testimonianze. Si trattava di carmi accompagnati dal suono della tibia. I carmi si suddividevano in:

- carmi sacrali:
Carmen Fratrum Arvalium, Carmen Saliare;

- carmi conviviali di argomento epico-storico;
Carmina Convivalia;

- carmi in onore di generali vittoriosi:
carmina triumphalia;

- lamentazioni funebri:
neniae.

Nell''età imperiale i Romani portarono la loro musica alle province, ricevendo a loro volta tradizioni dell'Asia Minore, del Nord Africa e della Gallia che arricchirono la cultura romana. Questo diede vita ad una musica più complessa anche grazie all'introduzione del teatro greco.

La musica divenne via via sempre più importante anche per  spettacoli ed eventi nelle arene, e faceva parte dello spettacolo chiamato pantomimus, una prima forma di balletto narrativo che combinava danza espressiva, musica strumentale e un libretto cantato.

Probabilmente, date le influenze del tempo, gli antichi romani si basarono su quattro toni successivi che venivano indicati da quattro lettere tanto da poterle poi trascriverle ed annotare sui testi delle canzoni. 

Esempio di musica antica romana:




mercoledì 9 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica Etruria

 

Musica Etrusca


Nella zona del Mediterraneo, ancor prima dell'avvento dei Romani, visse un popolo autoctono dell'antica Italia: gli Etruschi. Essi vivevano sulle rive del Tevere e si erano stanziati tra il Lazio, l'Umbria e la Toscana.

Gli Etruschi erano un popolo vissuto a cavallo tra il IX e il I sec a.C. dei quali si trovano tracce anche nella pianura padana, in Lombardia, nel Veneto, in Corsica e in alcune aree della Campania.

La civiltà etrusca ha avuto un'enorme influenza sulla civiltà romana tanto da esser stata, poi, inglobata proprio dall'antica Roma sul finir del I sec a.C.

Questa mescolanza tra la nuova civiltà romana e quella etrusca trova tracce nella città di Veio (distante solo 15 km a Nord Ovest di Roma). La città venne occupata dai romani tra il 396 e il 27 a.C., da parte di Ottaviano diventato poi Augusto.

Questo dimostra che le due civiltà si fusero in una sola.

Ma prima dell'avvento dell'era romana, gli etruschi (chiamati anche Tyrrenos dai greci data la loro collocazione sul mar Tirreno) avevano legami, per questioni commerciali, con l'antica Grecia a partire dall'VIII sec a.C. 

Questa frequentazione portò ad una evoluzione in campo artistico e religioso. Probabilmente l'influenza greca cambia anche stili nello studio della musica.

Bisogna tener presente che il popolo etrusco potrebbe aver avuto origini 3000 anni fa e che, con molta probabilità, provenissero dalle steppe russe o ucraine. 

Da alcuni studi mitocondriali, infatti, il loro DNA (con aplogruppo R1b) sembra provenire proprio dal nord-est europeo.

Alcuni reperti fanno risalire l'origine della civiltà etrusca al 1200 a.C. (Protostoria etrusca) fino ad arrivare a quella greco-romana tra il 700 e il 27 a.C. (Veio).

Questo loro fondersi con le altre culture mediterranee, quindi, ha influenzato, nel corso del tempo, la loro cultura e il loro senso artistico e religioso.

Come accadeva per altre civiltà arcaiche, anche gli etruschi non tramandavano niente per via scritta ed è difficile trovare reperti che ci conducano al tipo di musica che veniva suonata.

Data la loro frequentazioni di altre civiltà mediterranee, gli etruschi utilizzavano strumenti a fiato detto anche aerofono che trovano collocazione intorno al X-IX sec a.C.

L'aerofono era uno strumento costituito da due canne separate, proprio come lo era l'aulos greco. Gli etruschi lo chiamavano suplu che, in latino prese il nome di sublones

Questo strumento, in seguito, venne chiamato dai romani tibiae (notare il plurale dato che erano due canne). 

Aristotele racconta che gli etruschi suonavano l'aulos/suplu anche durante combattimenti di pugilato, quando frustavano i servi o preparavano da mangiare.

Alcimo Siculo, antico storico, asserì che il "flauto doppio" veniva suonato anche durante la preparazione del pane.

Ma il flauto doppio veniva usato anche durante la caccia. Gli animali si facevano ammaliare dai suoni dolci di questo strumento ed erano facili prede dei cacciatori.

In seguito, verso il 200 a.C, sotto la nuova civiltà romana. gli stessi romani si facevano accompagnare dal suono dell'aulos durante le loro cerimonie. Ne da prova Virgilio nelle sue "Georgiche" quando descrive un musicista etrusco intento a suonare il suo strumento d'avorio presso un altare.

Secondo Ovidio il primo suonatore di tibiae ad entrare nella storia di Roma fu proprio un etrusco (tibicen Tuscus) che, durante uno spettacolo organizzato da Romolo, suona una melodia per dare il via allo storico "ratto delle Sabine".

Oltre ai tibiae/aulos/suplu esisteva anche un altro strumento a fiato, considerato importante per le cerimonie. Era una specie di tromba di bronzo chiamata Tyrsenike salpinx che era prettamente di origini etrusche.

Il Tyrsenike salpinx era stato ideato, in origine, per motivi bellici. Questa trombra veniva usata per le  forze armate di terra. Il nome in questione ha un netto richiamo alla salpinx greca ma il termine Tyrsenike vuol dire "tirrenico" a dimostrazione che questa tromba è etrusca.

Pausania sostiene che Tirseno (Tirreno) inventò la tromba mentre per altri dell'epoca fu Piseo (colui che diede il nome a Pisa) o Maleo re dei Tusci (etruschi).

Quel che appare chiaro, secondo Aristonico, è che c'era  una netta distinzione tra la tromba etrusca e quella greca. Quella greca era stata inventata da Atena mentre quella etrusca era differente nella forma e nel suono.

Di questi strumenti si trovano raffigurazioni su lati di alcune tombe, sui vasi o su incisioni su specchi e su statuette in bronzo o stele ed urne funerarie.

La maggior parte di queste raffigurazioni si trovano a Tarquinia (Viterbo) ove si possono vedere ben 129 strumenti musicali in circa 50 tombe risalenti al VI o al III sec a.C.

Gli strumenti venivano realizzati in diversi materiali a secondo della loro utilità e funzione.

Per i sacrifici gli aulos erano realizzati in legno di bosso mentre per gli spettacoli si usava il legno di loto, osso d'asino o argento.

Di quelli costruiti in legno ne sono stati ritrovati pochissimi, circa una dozzina risalenti al 600 a.C. e precisamente all'isola del Giglio.

Ancora meno quelli in osso di cui ne è stato rinvenuto uno nel territorio di Chianciano (confine tra il Lazio e la Toscana) che però è privo delle due estremità.

Oltre a questi strumenti già citati esisteva anche un terzo strumento a fiato chiamato litiuus

Era una lunga tromba in bronzo con il padiglione ricurvo che veniva usato per riti sacri come la fondazione di una nuova città. Lo stesso Romolo ne fece uso quando diede il nome a Roma.

Dati i contatti con l'antica Grecia non poteva poi mancare il cosiddetto "flauto di Pan" ovvero sia il syrinx.

Tra gli etruschi erano comunque usati anche strumenti a corda e a percussione.

Tra quelle a corde c'erano la lyra e la kithara, Una di queste proto-kithare appare in una dei dipinti di Tarquinia. Detta anche phorminx era uno strumento a 7 corde che veniva suonata con un plettro, proprio come in Grecia.

Tra le percussioni trovavano spazio i sognali che risalgono all'età del Ferro. Erano fatti in ceramica per la maggior parte delle volte, o in bronzo, e venivano utilizzati insieme a piccole campane ed ai piattini in bronzo. 

Oltre a questi c'erano anche i krotala che erano una specie di nacchere che venivano tenute in mano dalle danzatrici.

Tra le percussioni si possono annoverare anche i tympanon che erano tamburi a cornice. Il loro nome è di origine greca. I romani, in seguito, li chiamarono tympanum. Questo genere di percussioni veniva usato principalmente per rituali.

A far da contorno alla musica c'erano ovviamente le danzatrici che accompagnavano le melodie con canti e balli. 

Il canto, a volte, non veniva praticato se la musica e la danza erano dedicate a cerimonie particolari.

Alcuni testi ritrovati portano a pensare che i canti fossero composti da parole e sillabe in rima ripetute come in una nenia ma che erano perfettamente armoniche e ritmiche cadenzate.

Esempio di musica etrusca:


    

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