mercoledì 9 novembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica Etruria

 

Musica Etrusca


Nella zona del Mediterraneo, ancor prima dell'avvento dei Romani, visse un popolo autoctono dell'antica Italia: gli Etruschi. Essi vivevano sulle rive del Tevere e si erano stanziati tra il Lazio, l'Umbria e la Toscana.

Gli Etruschi erano un popolo vissuto a cavallo tra il IX e il I sec a.C. dei quali si trovano tracce anche nella pianura padana, in Lombardia, nel Veneto, in Corsica e in alcune aree della Campania.

La civiltà etrusca ha avuto un'enorme influenza sulla civiltà romana tanto da esser stata, poi, inglobata proprio dall'antica Roma sul finir del I sec a.C.

Questa mescolanza tra la nuova civiltà romana e quella etrusca trova tracce nella città di Veio (distante solo 15 km a Nord Ovest di Roma). La città venne occupata dai romani tra il 396 e il 27 a.C., da parte di Ottaviano diventato poi Augusto.

Questo dimostra che le due civiltà si fusero in una sola.

Ma prima dell'avvento dell'era romana, gli etruschi (chiamati anche Tyrrenos dai greci data la loro collocazione sul mar Tirreno) avevano legami, per questioni commerciali, con l'antica Grecia a partire dall'VIII sec a.C. 

Questa frequentazione portò ad una evoluzione in campo artistico e religioso. Probabilmente l'influenza greca cambia anche stili nello studio della musica.

Bisogna tener presente che il popolo etrusco potrebbe aver avuto origini 3000 anni fa e che, con molta probabilità, provenissero dalle steppe russe o ucraine. 

Da alcuni studi mitocondriali, infatti, il loro DNA (con aplogruppo R1b) sembra provenire proprio dal nord-est europeo.

Alcuni reperti fanno risalire l'origine della civiltà etrusca al 1200 a.C. (Protostoria etrusca) fino ad arrivare a quella greco-romana tra il 700 e il 27 a.C. (Veio).

Questo loro fondersi con le altre culture mediterranee, quindi, ha influenzato, nel corso del tempo, la loro cultura e il loro senso artistico e religioso.

Come accadeva per altre civiltà arcaiche, anche gli etruschi non tramandavano niente per via scritta ed è difficile trovare reperti che ci conducano al tipo di musica che veniva suonata.

Data la loro frequentazioni di altre civiltà mediterranee, gli etruschi utilizzavano strumenti a fiato detto anche aerofono che trovano collocazione intorno al X-IX sec a.C.

L'aerofono era uno strumento costituito da due canne separate, proprio come lo era l'aulos greco. Gli etruschi lo chiamavano suplu che, in latino prese il nome di sublones

Questo strumento, in seguito, venne chiamato dai romani tibiae (notare il plurale dato che erano due canne). 

Aristotele racconta che gli etruschi suonavano l'aulos/suplu anche durante combattimenti di pugilato, quando frustavano i servi o preparavano da mangiare.

Alcimo Siculo, antico storico, asserì che il "flauto doppio" veniva suonato anche durante la preparazione del pane.

Ma il flauto doppio veniva usato anche durante la caccia. Gli animali si facevano ammaliare dai suoni dolci di questo strumento ed erano facili prede dei cacciatori.

In seguito, verso il 200 a.C, sotto la nuova civiltà romana. gli stessi romani si facevano accompagnare dal suono dell'aulos durante le loro cerimonie. Ne da prova Virgilio nelle sue "Georgiche" quando descrive un musicista etrusco intento a suonare il suo strumento d'avorio presso un altare.

Secondo Ovidio il primo suonatore di tibiae ad entrare nella storia di Roma fu proprio un etrusco (tibicen Tuscus) che, durante uno spettacolo organizzato da Romolo, suona una melodia per dare il via allo storico "ratto delle Sabine".

Oltre ai tibiae/aulos/suplu esisteva anche un altro strumento a fiato, considerato importante per le cerimonie. Era una specie di tromba di bronzo chiamata Tyrsenike salpinx che era prettamente di origini etrusche.

Il Tyrsenike salpinx era stato ideato, in origine, per motivi bellici. Questa trombra veniva usata per le  forze armate di terra. Il nome in questione ha un netto richiamo alla salpinx greca ma il termine Tyrsenike vuol dire "tirrenico" a dimostrazione che questa tromba è etrusca.

Pausania sostiene che Tirseno (Tirreno) inventò la tromba mentre per altri dell'epoca fu Piseo (colui che diede il nome a Pisa) o Maleo re dei Tusci (etruschi).

Quel che appare chiaro, secondo Aristonico, è che c'era  una netta distinzione tra la tromba etrusca e quella greca. Quella greca era stata inventata da Atena mentre quella etrusca era differente nella forma e nel suono.

Di questi strumenti si trovano raffigurazioni su lati di alcune tombe, sui vasi o su incisioni su specchi e su statuette in bronzo o stele ed urne funerarie.

La maggior parte di queste raffigurazioni si trovano a Tarquinia (Viterbo) ove si possono vedere ben 129 strumenti musicali in circa 50 tombe risalenti al VI o al III sec a.C.

Gli strumenti venivano realizzati in diversi materiali a secondo della loro utilità e funzione.

Per i sacrifici gli aulos erano realizzati in legno di bosso mentre per gli spettacoli si usava il legno di loto, osso d'asino o argento.

Di quelli costruiti in legno ne sono stati ritrovati pochissimi, circa una dozzina risalenti al 600 a.C. e precisamente all'isola del Giglio.

Ancora meno quelli in osso di cui ne è stato rinvenuto uno nel territorio di Chianciano (confine tra il Lazio e la Toscana) che però è privo delle due estremità.

Oltre a questi strumenti già citati esisteva anche un terzo strumento a fiato chiamato litiuus

Era una lunga tromba in bronzo con il padiglione ricurvo che veniva usato per riti sacri come la fondazione di una nuova città. Lo stesso Romolo ne fece uso quando diede il nome a Roma.

Dati i contatti con l'antica Grecia non poteva poi mancare il cosiddetto "flauto di Pan" ovvero sia il syrinx.

Tra gli etruschi erano comunque usati anche strumenti a corda e a percussione.

Tra quelle a corde c'erano la lyra e la kithara, Una di queste proto-kithare appare in una dei dipinti di Tarquinia. Detta anche phorminx era uno strumento a 7 corde che veniva suonata con un plettro, proprio come in Grecia.

Tra le percussioni trovavano spazio i sognali che risalgono all'età del Ferro. Erano fatti in ceramica per la maggior parte delle volte, o in bronzo, e venivano utilizzati insieme a piccole campane ed ai piattini in bronzo. 

Oltre a questi c'erano anche i krotala che erano una specie di nacchere che venivano tenute in mano dalle danzatrici.

Tra le percussioni si possono annoverare anche i tympanon che erano tamburi a cornice. Il loro nome è di origine greca. I romani, in seguito, li chiamarono tympanum. Questo genere di percussioni veniva usato principalmente per rituali.

A far da contorno alla musica c'erano ovviamente le danzatrici che accompagnavano le melodie con canti e balli. 

Il canto, a volte, non veniva praticato se la musica e la danza erano dedicate a cerimonie particolari.

Alcuni testi ritrovati portano a pensare che i canti fossero composti da parole e sillabe in rima ripetute come in una nenia ma che erano perfettamente armoniche e ritmiche cadenzate.

Esempio di musica etrusca:


    

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