mercoledì 28 settembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica nell'antica India

India Musica

Dopo aver attraversato il mondo della musica ai tempi dei sumeri, degli egizi e dell'antica Arabia, oggi ci occuperemo della musica dell'antica India.

La storia della musica indiana si può dividere in 4 periodi: il Periodo leggendario, il Periodo classico, il Periodo mongolo e quello britannico.

C'è chi invece classifica i periodi indiani in tre categorie fondamentali: Vedico, Moghul e Moderno (ove sono compresi il Periodo Britannico e quello Post-Coloniale)

In sostanza 3 o 4 i periodi sono sempre i soliti.


IL PERIODO VEDICO

Veena o Vina
Il Periodo Vedico o leggendario arriva al II secolo a.C. . Secondo le cronache tramandate nei secoli, io dio Shiva sarebbe stato colui che ha insegnato la musica e la danza alla civiltà umana. Fu so stesso Shiva, ad esempio, ad inventare il primo strumento musicale chiamato Veena o Vina.

L'origine della musica "indiana" nasce da un mito. E' grazie ad una divinità che questa arte si tramanda da secoli. 

Brahma era il dio della creazione che impartì a Shiva, dio della trasformazione, i primi insegnamenti in ambito musicale. Shiva li passò a Saraswati, dea della conoscenza, della musica e delle arti.

Sarawati la tramandò a Narad, un saggio divino della tradizione induista che riveste un ruolo importante nei tanti testi puranici, soprattutto nel Bhagavata Purava.

Narad
Fu a Narad che i testi attribuiscono l'invenzione della Veena e non direttamente al dio Shiva. Narad tramandò poi l'arte della musica ai "cantanti celesti" chiamati Gandharva, ai Kinnar ("strumenti celesti") ed alle Apsara che erano le "danzatrici celesti".

Fu dopo Narad che la musica poi venne tramandata agli abitanti della terra.

Altre teorie contravvengono a queste teorie divine facendo invece nascere la musica dalla parola AUM (ovvero l'OM).

Quale sia la vera origine della musica in India conta poco, quel che conta è che la sua provenienza territoriale la colloca nella valle dell'Indo

Esistono scavi effettuati proprio in questa regione effettuati dal Dipartimento di Archeologia dell'India che hanno portato alla luce rappresentazioni di danzatrici e musicisti. Questi scavi si trovano soprattutto a Harappa e Mohanjodaro. Quest'ultima famosa e super studiata dagli archeologi internazionali in quanto sito di particolare interesse riguardo alla scomparsa improvvisa della popolazione e per degli oggetti vetrificati trovati sul posto. 

Le rappresentazioni rinvenute risalirebbero a circa 5000 anni fa ovvero sia al 3200 a.C. 

Per cui il periodo vedico verrebbe dopo la civiltà esistente alla valle dell'Indo. La collocazione temporale collocherebbe, infatti, il periodo vedico intorno al 2500 a.C.

Il periodo Vedico dovrebbe coincidere con la conquista di quei territori da parte degli antichi Ariani che erano una popolazione che proveniva, con molta probabilità, dall'Asia centrale. A quel periodo risalgono alcune composizioni come il Rig Veda, Yajurva Veda, Sam Veda e Atharva Veda.

Il Rig Veda è sicuramente il più antico. La sua datazione risalirebbe al 2500 a.C ma non è attendibile dato che ai tempi le conoscenze e le arti si tramandavano oralmente.

Per cui potrebbe essere ancora più antico.

I Veda, come da tradizioni indiane, esistono prima della creazione.

Ma che musica era quella vedica? 

Probabilmente, come accadde anche per i sumeri o gli egizi, la musica e le canzoni vennero create più per motivi sacri e religiosi che per altro. Ancora oggi, in India, questa musica e questi testi sono suonati e cantati per pratiche legate alla religione.

Oltre alla Veena o Vini quali altri strumenti esistevano a quel tempo?

C'erano 4 tipologie di strumenti: a corda, a membrane, ad aria e quelli a vibrazione.

Quelli a corda, chiamati Tata Vadya, erano suonati con l'uso dell'arco, del plettro o pizzicati con le dita. Si conosco i Veena, i Kand Veena e i Karkari Veena.

Quelli a membrava, chiamati Avanaddha Vadya, erano costituiti da una membrana che veniva tesa su cilindro. Venivano percossi con le dita o con le mani, con bacchette oppure strofinati. I più comuni erano i Mridanga, i Dol, i Dholak.

Gli strumenti a fiato o aerofoni, chiamati Sushi Vadya, erano i Bansuri e gli Shennai.

Kanjeera
Per finire c'erano quelli a vibrazione o Idrofoni, chiamati Gran Vadya, come gli Jhanj, i Kartal o i Kanjeera.

Qualche musicista di oggi sostiene che la musica provenga direttamente dai Sama Veda. Questa si riferiva a tre tonalità: Udatta, tono alto, Anudatta, suono greve, e Swarit, forse a metà tra i primi due.

A queste tre tonalità si aggiunse un altro modo che utilizzava altri tre toni: Rig, Gatha e Saman. Il Rig usava una nota, Il Gatha due note e il Saman tre note.

Più tardi si introdusse una scala a 7 toni discendenti: Krishta, Pratham, Dwitiya, Trtiya, Chatyrtha, Mandra e Ati Swara.

IL PERIODO CLASSICO

Il periodo classico (che va dal II sec a.C al XIII d.C.) inizia esattamente nel II secolo a.C. in corrispondenza del trattato "Natya Sastra"che dovrebbe essere stato scritto al saggio Baharata. In questo trattato si parla di musica.  Secondo alcuni storici questa opera è una specie di riassunto di altre opere precedenti. Rimane il fatto che in questo trattato si accenna agli intervalli musicali, alle note e ad alcuni accordi di base. 

IL PERIODO MOGHUL

Il periodo Islamico-Mongolo o Moghul inizia nel XIII secolo d.C. La musica indiana subisce nuove influenze da parte di nuove civiltà che cambieranno l'aspetto pratico sia sotto l'aspetto di nuovi stili che con l'introduzione di nuovi strumenti.

Allà-Udim e Amir Khostru furono due persiani che influenzarono molto la musica indiana sia attraverso i testi che attraverso la sonorità.

Con l'arrivo dei mongoli l'India conobbe anche l'uso del liuto.

IL PERIODO BRITANNICO

All'inizio del XVIII secolo l'India. grazie a 3 musicisti del sud, sviluppa la musica carmica soprattutto nelle zone di Bon Bay, Calcutta e Bengalore dove, agli inizi del '900, vennero aperte numerose scuole di musica indiana.

Ancora oggi l'India è legata moltissimo alle sue tradizioni antiche soprattutto al periodo Veda, ovvero a quello più antico, e questa musica comprende ben 200 stili diverse anche perchè molte erano le etnie.

Questa musica indiana parla di vita, di fatti quotidiani, dei vari mestieri in uso (contadini, cacciatori, incantatori di serpenti, ecc).

La musica dei Veda si avvale di scale senza semitoni a differenza delle scale Rega legate alla musica classica. La musica classica legata ai Rega è di tipo monofonico e cioè basata su una singola linea melodica.

In questo tipo di esibizione si può vedere che gli strumenti entrano in modo prestabilito: prima entro lo strumento solista, poi il cantante e poi gli altri strumenti e le percussioni.

GLI STRUMENTI


Sitar
Ad oggi gli strumenti ancora usati sono i seguenti: la Veena o Vini, il Mridangam (uno strumento a percussione dell'India del Sud), la Tabla (percussioni dell'India del Nord), il Pakhawaj (percussione dell'India del Sud), il Tamburo, il Flauto, il Sitar. il Sarod (dell'India del Nord), il Gottuvadyam (un tipo di Vita dell'India del Sud), il Violino, il Sarangi (uno strumento ad arco dell'India del Nord), il Santur (simile al cimbalo, dell'India del Nord) e la Chitarra Indiana che viene suonata sulle ginocchia come nello stile americano della slide guitar.

Chiudiamo dicendo che per l'India esistono due tipi di note musicali: la Buddha Svara (forma naturale) e la Vikrta Svara (forma alterata).

Il termine Svara è una parola sanscrita che significa "nota musicale".

In India abbiamo 7 note musicali:

SA     Sadja         षड्ज 

RE     Rsabha        ऋषभ

GA     Gandhara      गान्धार 

Ma     Madhyama      मध्यम   

PA     Pancama       पञ्चम

DHA    Dhaivata      धैवत

NI     Nisada        निषाद

La tonica SA e la quinta PA sono considerate note fisse, non subiscono nessun tipo di alterazione in diesis (Tivra) o bemolle (Komal); tutte le altre note possono essere alterate rispetto alla loro posizione naturale. Anche "Acala" è un termine sanscrito che significa inamovibile o fisso. Pertanto Acala Svara è da intendersi come note musicali fisse non alterabili, per l'appunto SA e PA. Le altre cinque note sono dette Sacala Svara.

Di seguito un antichissimo canto Vedico usato per la profonda meditazione.



mercoledì 21 settembre 2022

L'evoluzione della musica: la musica persiana

Pandura


Le origini della musica persiana sono molto antiche e probabilmente l'si allacciano alla cultura dei Sumeri e degli assirobabilonesi.

Chang
Da queste civiltà introdussero alcuni strumenti in voga acquirenti come l'arpa superiore (chang) quella inferiore (vin), il tamburo (tabira) e la tromba (karranay).

Il collegamento tra Persia e Mesopotamia è stato confermato da alcuni ritrovamenti archeologici, di carattere pittorico, che avvalora la tesi di questa influenza musicale da parte persiani in quanto le due civiltà erano abbastanza vicine geograficamente.

Alcuni studiosi hanno però ritrovato altre testimonianze che riportano al III millennio a.C.. Sono stati infatti ritrovati prove di suonatori di tromba, arpa arcuata e un cantore nei pressi di Tepe Tchaghamish, nella regione del Khuzistan.

Ma è con l'influenza ellenistica che la musica persiana prende piede e vede l'introduzione di altri strumenti come liuto (barbat/barbitos) e la pandora (tanbura/pandura) che era una liuto a ciotola a 3 corde.    

I primi musicisti persiani importanti furono proprio nel periodo a cavallo tra il III ed il VII secolo d.C.: Bamshad, Azad e Barbad di Fars.

A Barbad di Fars si deve l'invenzione dei "7 modi reali", di 30 modi secondari e di 360 melodie, basati sul sistema teorico di corrispondenza astrale di provenienza mesopotamica.

Rubab
Gli strumenti persiani, nel VII secolo d.C., crescono in modo esponenziale. In quell'epoca e vengono introdotti l'organo a bocca (bisha'-mushata), la chitarra (rubab) e il flauto (ruyin nay).

Con l'annessione all'impero islamico nel 642 d.C. La musica persiana si mescola con quella araba per diventare una sola cosa. 

Il liuto di origine persiana diventa il tipico strumento arabo.

Nel IX secolo d.C. il mondo arabo assorbe il pensiero greco e dei loro più importanti personaggi che hanno fatto, delle loro teorie, la storia della Grecia antica stessa. 

Mi riferisco a Aristosseno, Pitagora, Tolomeo, che furono i predecessori riguardo alla divisione degli intervalli e l'organizzazione dei sistemi musicali.

Pur avendo aperto le porte alla musica greca, la cultura musulmana trova un superamento in ambito cerimoniale laddove la produzione sonora acquista una valenza interiore.

L'ascolto di questa musica e più che altro finalizzato a raggiungimento del divino rende la musica una pratica spirituale.

Viella
Dopo la caduta di Baghdad in mano i mongoli 1258 d.C. la musica persiana tocca i vertici delle melodie e dei modi musicali fino ad arrivare ai tempi nostri ove, in Iran,  troviamo una musica riccamente variegata che si distingue per generi ricorrenti musicali.

Nostri gli strumenti più in voga sono: santur, una specie di salterio trapezoidale le cui corde sono percorse da bacchette; tar e setar, due tipi di liuto che differiscono per dimensioni e numero di corde; kemanche una sorta di viella (strumento a corda); nay, flauto canna dritta; daf, tamburo a cornice; tamburo a forma di vaso.

Attualmente la musica iraniana, il radif, fa parte dei capolavori del patrimonio orale ed immateriale dell'UNESCO. 

I musicisti che eseguono questa musica sono particolarmente apprezzato in tutto il mondo.












 


 


 

mercoledì 14 settembre 2022

L'evoluzione della musica: gli egizi

La musica nell'antico Egitto

Continuando nel viaggio della musica tra le prime civiltà antiche oggi le nostre ricerche ci portano nell'antico Egitto.

L'antico Egitto per tutti è legato alle tre piramidi di Giza, alle monumentali costruzioni di Luxor, alla Valle dei Templi dove fu sepolto il re bambino Tutankamon, alla valle di Saqqara o al tempio funerario di Hatshepsut, noto come Diesel-Djeseru che si trova sotto le scogliere di Deir el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo.

Eppure anche l'Egitto, oltre al suo fascino millenario, è stata una delle prime culle della musica insieme a quella sumera, per la quale avevo scritto un post separato la settimana scorsa.

Le prime forme musicali si trovano già a partire dal IV millennio aC. 

Flauto egizio
Esiste una testimonianza di questo grazie al ritrovamento di una tavolozza d'ardesia, ritrovata a Ieracompoli (nome greco che significa la "città del Falco", il nome egiziano era Nekhen). 

Su tale tavolozza c'è una raffigurazione nella quale si vede un branco di animali tra i quali uno sciacallo in piedi che suona un flauto obliquo (nay).

Probabilmente lo sciacallo è un uomo con la maschera da sciacallo dato che è in piedi a suonare.

Si trova traccia di musica anche all'interno dei famosissimi "Testi delle Piramidi"

I Testi delle Piramidi

Questi testi sono stati ritrovati nella tomba del faraone Unis a Saqqara. Risalgono al 2350 aC. ma forse erano ancora più vecchi e sono i testi religiosi più antichi del mondo.

In questi testi, i musicanti non usavano nessuno strumento ma le sole mani che venivano percosse tra di loro o sulle braccia o sulle cosce.

Questo passaggio citato dai "Testi delle Piramidi" è fondamentale perchè, come appena citato, si dice che i testi risalgono al 2350 aC. ovvero sia intorno alla fine del III millennio mentre la tavolozza raffigurante lo sciacallo che suona il flauto risale al IV millennio, ovvero più di 1000 anni prima.

Probabilmente i Testi sono più remoti della tavolozza.

Gli strumenti classici fanno la loro comparsa dal III millennio (notare ancora la discrepanza tra le date con i Testi). 

Nay egizio
Se ne ha una prova in una raffigurazione, sempre risalente al III millennio aC, nella tomba del re Niuserra ad Abusir, dove si vedono dei suonatori di arpa (che di solito è anche cantante), un suonatore di nay (vedi foto al latoe altri esecutori.

Tra gli esecutori anche qualcuno che, con movimenti della mano, è intendo a dirigere una delle prime orchestre dell'epoca.

Oltre ai soliti strumenti già esistenti fanno la loro introduzione alcuni tamburi rotondi. 

Tra il 2000 e il 1700 aC gli strumenti vengono perfezionati ed appaiono anche le prime lire.

Lira egizia
Le lire e i liuti vengono introdotti da popolazioni straniere: gli Hyksos ("hic" re e "sos" pastori). Questa popolazione proveniva dalla Mesopotamia e aveva avuto influenze sumere ove lire e liuti erano già presenti.

A partire dal 1600 aC le orchestre potevano essere miste ovvero c'era la presenza di donne nelle orchestre e questo solo per ospiti femminili altrimenti l'orchestra era maschile per gli uomini.

Nuovi strumenti vengono introdotti tra la XVIII e la XIX dinastia che andavano ad implementare le orchestre. Questi nuovi strumenti erano gli oboi, le trombe, i sistri e i crotali.

I crotali assomigliavano alle moderne nacchere ed erano costruite in argilla, di legno, di rame o d'avorio. 

Prove di questi strumenti sono stati rinvenuti in tombe di musicisti ma anche nella famosa di Tutankamon vissuto proprio a quel periodo.

Ovviamente il re bambino non le suonava.

Le trombe e i tamburi a forma di barile venivano usati principalmente per le parate militari mentre le arpe e agli strumenti a corda, come abbiamo visto, erano utilizzati per feste e banchetti o riti religiosi.

Nel periodo periodo della XVIII compaiono anche i campanelli che venivano indossati dalle danzatrici intorno alle caviglie. 

Nel tardo periodo dinastico i sistri la fanno da padrone e vengono utilizzati principalmente per riti religiosi. Venivano suonati da una principessa di discendenza reale, chiamata anche "Moglie del dio Amun", davanti al dio Amun e alla sua consorte Mut. 

Il Sistro egizio
Il sistro era uno strumento che pacificava gli dei e le dee arrabbiate.

Si dice che il sistro, come gli altri strumenti musicali, siano stato inventato dalla dea Hathor.

La dea protettrice della musica era la dea Hathor e a lei venivano intonate musiche e danze in quanto era una delle dee che si adirava di più rispetto alle altre.

In un tempo di Hathor a Dendera si trova scritto:

"O dea adorata quant'è bella questa canzone,      come la canzone di Horus stesso. Il figlio di Ra canta come un maestro cantore."

E' proprio a Dendera che si possono osservare ed ammirare alcune raffigurazioni che rappresentano gli egizi intenti a danzare e suonare.

La danza, sicuramente, è nata per riti funebri: la danza Ma-hu. La danza diventò più importante del canto e della musica.

Su alcuni testi ritrovati nel tempio di Medamud c'è un inno dedicato ad Hathor che dice: 

"I sacerdoti lettori di lodino con inni, quelli cui ciò compete recitino le liturgie di festa! Il capo celebrante ti onori con il suo tamburo a forma di barile, i percussionisti sollevino i loro tamburi a cornice! Le giovani donne ti celebrino con ghirlande di fiori, le ragazze con corone fiorite! Gli ubriachi suonino le percussioni per te durante il freddo della notte e quelli che si risvegliano preghino per te!"

Verso il 350 aC la musica egizia sente forte l'influenza di quella greco-romana come dimostrato i papiri ritrovati ad Hermopoli e a Ossirinco.

La musica egiziana sparisce a partire dal IV-VI secolo dC. 

Si trovano ancora tracce di musica del vecchio Egitto nella chiesa Copta anche se è sparito il sistro.

Gli egittologi di Praga sono riusciti a metter in musica alcuni frammenti ritrovati negli scavi di Abusir, importante necropoli egizia situata nel Governatorato di Giza, sud-ovest del Cairo.

I testi e la musica si riferivano, principalmente, a canzoni d'amore.

Rudolf Merisnky
Quello postato in basso potrebbe essere un piccolo assaggio di musica egizia anche se, come hanno detto gli stessi egilottogi, è estremamente difficile riprodurre i suoni ed abbinare i testi cantati con i suoni stessi.

Per cui l'esperimento effettuato da Rudolf Merisnky si avvale di una ipotetica musica egizia accoppiata con testi d'amore realmente trovati in alcune iscrizioni nelle tombe di Deir El Medina, tradotti e cantati, in epoca moderna da Petra Kohoutova, in ceco o in inglese.






mercoledì 7 settembre 2022

L'evoluzione della musica: i sumeri

La musica in Mesopotamia

Come da precedente articolo sulla nascita della musica vorrei farvi entrare, in punta di piedi, nel mondo dei primi componimenti da parte delle antiche civiltà.

La musica ha avuto, poi, un'evoluzione circa 5000 anni fa quando, nell'antica Mesopotamia con le varie influenze di varie civiltà. La Mesopotamia, a quei tempi, era abitata dai Sumeri, poi dagli Accadi, dai Babilonesi e dagli Assiri.

Il fatto che la Mesopotamia fosse la porta d'ingresso ai paesi vicini come Siria e Iran, ha poi portato ad una successiva evoluzione della musica proprio per queste tante mescolanze di civiltà.

Quello su cui possiamo basare le ricerche storiche è quanto è emerso grazie a dei ritrovamenti archeologici,

Tra questi reperti risultano interessanti le tavolette d'argilla sulle quali gli antichi sumeri appuntavano ogni aspetto della loro vita corrente quali ricevute, testi, poesie, leggi e anche testi di canzoni.


Oltre alle tavolette sono stati ritrovati pochissimi strumenti musicali. I sumeri suonavano la lira (balag in sumero riferite alle lire con testa di toro, sacre e divinizzate), le arpe e alcuni strumenti a fiato.

Gli strumenti più belli e meglio conservati sono stati ritrovati nel 1929 nella città di Ur dall'archeologo americano Leonard Woolley.                                                                                                

Leonard Woolley, che diresse gli scavi, commentò la scoperta con le seguenti parole:


(EN)

«...as if last player had her arm over her harp... certainly she played to the end»



(IT)

«...come se l'ultima suonatrice avesse avuto il suo braccio sopra la sua arpa... sicuramente ha suonato fino alla fine»

(Leonard Woolley)

A parte queste lire suonate in posizione seduta, i Sumeri ne costruirono altre più piccole che potevano essere trasportate grazie a delle cinghie legate intorno alla spalla e suonate anche in piedi.

Il motivo per cui vennero costruite anche piccole e "portatili" era perchè venivano utilizzate anche durante ad alcune esibizioni danzate. Queste modifiche si sviluppano meglio nel corso del II millennio aC.

Se in Mesopotamia si sviluppano gli strumenti a corda, come le lire e le arpe, nel Medio Oriente prendono piede i liuti che però, culturalmente, erano stati creati dagli Accadi intorno al 2350-2200 aC .

I liuti venivano utilizzati principalmente per musiche religiose. 

Questa usanza continuerà fino al II millennio aC nella regione dell'Elam, nell'Iran occidentale.

I liuto più usato era con un manico lungo con cassa di risonanza tonda ed ovale e non aveva più di tre corde. 

Per quanto riguarda gli strumenti a fiato, gli aerofoni, sono stati raramente raffigurati. Si trattava di rudimentali fischietti o di canne intagliate ma anche flauti dal collo lungo, oboi, trombe e corni.

Gli strumenti ad ancia erano associati al dio Dumuzi. Venivano di solito utilizzati durante le funzioni di riti funebri e di risurrezione. Quelli a corno (e trombe) invece utilizzati per feste e riti templari o per lanciare segnali.

C'erano ovviamente anche gli strumenti a percussione quali tamburi grandi tanto che dovevano essere suonati da 2 persone. 

Questi strumenti venivano chiamati a seconda di che materiale erano stati realizzati. Per cui se erano di legno (gish), di canna (gi), di metallo (urudu per il rame e zabar per il bronzo) o di pelle di animale (kush).

Esempio di musica sumera per arpa.

https://www.youtube.com/watch?v=WLT2wop1Lng






 





mercoledì 31 agosto 2022

Quando le note presero vita in forma scritta

 

Inno a San Giovanni

Se la musica ha preso vita, probabilmente, circa 35 mila anni l'ha fatto, sicuramente, in forma orale e non scritta.

Ad oggi, infatti, non risulta nessun documento scritto o immagini scritte riportate sui muri all'interno di caverne o siti nei quali vivevano i nostri antenati.

La scrittura e le prime partiture, probabilmente, iniziarono a presentarsi durante il medioevo quando la musica cominciava ad essere strutturalmente più articolata e complicata per essere ricordata a mente.

Esempio di neumi
Inizialmente vennero creati dei "neumi"  (1) ovvero sia dei segni sopra ai testi da cantare.

Questi "neumi" potevano essere discendenti o crescenti in modo che il cantore potesse dare al testo l'esatta intonazione.

Per trovare le prime note dobbiamo aspettare circa il 1000 dC. 

Guido D'Arezzo

Fu un monaco, Guido d'Arezzo che inventò i primi segni simili alle note che oggi conosciamo. Queste prime note rudimentali venivano inserite su quattro righe chiamate "Tetragramma".

Guido d'Arezzo diede poi il nome alle sette note che già Pitagora aveva trovato in base alla lunghezza delle corde da lui fatte vibrare.

Il nome delle sette note prende vita dal seguente inno, in latino, a San Giovanni:

Ut queant laxis = Ut/Do
Resonare fibris = Re
Mira gestorum = Mi
Famuli tuorum = Fa
Solve polluti = Sol
Labii reatum = La
Sancte Iohannes 

La traduzione del testo sopra menzionato è pressappoco questo:

"Affinchè possano cantare
con voi libere
le meraviglie delle tue gesta
i servi Tuoi,
cancella il peccato
dal loro labbro impuro
o San Giovanni"

L’Ut venne poi chiamato Do a partire dal XVII secolo da Gian Battista Doni (dalle iniziali del suo cognome).

Inizialmente le note erano solo 6 ed erano UT, RE, MI, FA, SOL, LA. Il SI venne aggiunto in seguito, perché inizialmente i canti non prevedevano l’uso della sensibile e fu sempre tratto dallo stesso Inno di San Giovanni.


Nota (1) Nella notazione musicale medievale, segno grafico che indica una o più note da eseguire sulla stessa sillaba, o un certo modo di eseguire la melodia.


domenica 28 agosto 2022

Amarcord: quando mi esibii al Piper


Una foto storica per me.

Una foto che dice tantissime cose tutte in una sola riproduzione.

Al tempo avevo 15 anni e tutta una vita ancora da scrivere.
Ero al secondo anno delle superiori ed avevo imparato a suonare la chitarra da circa un anno. Sapevo gli accordi maggiori e minori, qualche variante, sapevo arpeggiare ancora in modo molto scolastico e quasi approssimativo ma in quel 1977 scrissi la mia prima canzone: "Grazie per me".
A scuola avevo un compagno di classe che sapeva suonare la chitarra. La studiava da tempo ed era andato a lezione. Si notava che ci sapeva fare. 
Con quei capelli lunghi, biondi e ricci, Ugo (questo il nome del mio compagno di classe) sapeva incantarci con quelle "bossa nova" in perfetto stile brasiliano.
A me non rimaneva che sentirlo suonare.
Io avevo appena iniziato ad imparare chitarra. L'avevo fatto in perfetto stile da auto didatta. Ho sempre amato la musica e quindi volevo trasmettere questa mia passione su uno strumento che mi permettesse di accompagnare i momenti solitari della mia giovinezza attraverso le note musicali.
Ed ogni sera, a casa, dopo cena mi rinchiudevo nello stanzino o nella sala, al buio, a suonare la mia prima chitarra. Proprio come scrissi nel mio primo articolo di questo blog (che troverete in questo link) il mio percorso è stato costellato da continue evoluzioni per cercare di migliorare tecnica e ritmo.

Ma veniamo al 1977.

In quell'anno improvvisamente mi prese voglia di scrivere una canzone. La canzone era appunto "Grazie per me". Canzone dedicata alla mia grande amica "musica". Doveva essere una lode a lei che in quell'anno mi aveva accompagnato in tutti quei giorni nei momenti di relax.

In quell'anno stavano nascendo molte tv private e a Roma ce ne fu una, in particolare, che si chiamava "Telefantasy".
Chi non è di Roma o del Lazio non la conoscerà  di sicuro.
Telefantasy Iniziò a trasmettere a partire dal 10 novembre 1976, dagli studi che erano posti in un garage di via Sestio Calvino, nelle vicinanze di piazza Cinecittà. 

L'emittente trasmetteva programmi popolari che erano caratterizzati da show musicali con dediche ed esibizioni del pubblico. Nel 1977, appunto, diedero vita ad un concorso per nuovi talenti. Il concorso, "Fuori il talento", era rivolto a chi, come me, voleva proporre qualcosa a livello musicale, cantautorale o a chi si esibiva ballando.

Ero un tipo molto timido a quel tempo ma decisi di partecipare.

Purtroppo, a quei tempi, la chitarra che avevo non era una buona chitarra, anzi, e quindi non avrei potuto presentarmi ai provini.

Ne parlai con Ugo, quel mio compagno di classe, il quale mi disse "E che problemi ci sono? Ci andiamo insieme, ti porto io con il motorino e ti presto la mia Di Giorgio".

Ci si presentò in zona San Giovanni da un professore d'orchestra che faceva le selezioni.

Afferrai la Di Giorgio del mio amico Ugo e inizia a suonare il pezzo.

Il professore mi fece i complimenti e mi disse che era un bel brano.

All'uscita da quello studio di quel professore, Ugo mi disse "Cavolo! Ma davvero l'hai scritta tu? Complimenti"

Giorni dopo ci fu il debutto a Telefantasy.

Mi presentai agli studi della tv privata senza chitarra. Speravo fossero attrezzati per quello ma non era così. Nessuno mi disse che avrei dovuto portare la mia chitarra.

Da una parte feci bene perchè la chitarra che avevo in casa non era davvero una chitarra "presentabile". 

Per mia fortuna prima di me si era esibito un tizio con una 12 corde acustica.

Il tizio mi disse "Che problema c'è? Te la presto io, dai. Buona fortuna"

Lì per lì mi prese un po' di panico anche perchè, nel provare la sua chitarra a 12 corde non riuscivo a fare l'arpeggio che facevo con la mia a 6 corde.

Il ragazzo della 12 corde mi chiese che problemi avevo e mi disse come fare.

Entrai in sala dove c'erano le telecamere e via. Le note risuonavano perfettamente e iniziai a cantare il mio brano.

Uscito dalla sala di registrazione mi dissero che quel programma sarebbe andato in onda poco prima di Natale.

E così fu.

Ricordo che mio zio, allora, era uno dei pochi ad avere in casa uno dei pochi video registratori a bobina e registrò la trasmissione.

Peccato che quel nastro sia andato perduto perchè oggi mi sarei rivisto volentieri.

Fortuna volle che quella trasmissione venne ripetuta più volte sotto Natale. La puntata venne ritrasmessa fino alla Befana.

Quella mia apparizione venne vista non solo dai miei famigliari ma anche dai miei compagni di scuola e dai miei professori del tempo.

Quando ritornano a scuola dopo le vacanze natalizie gli stessi professori vollero che io portassi la chitarra a scuola e che cantassi quel brano in classe.

Seguirono applausi per me che mi fecero diventare rosso paonazzo.

Qualche settimana dopo passai le selezioni.

La finale si fece a Roma, in uno dei locali più famosi della capitale: il "PIPER".

Proprio lo stesso Piper dove avevano esordito e cantato personaggi come Renato Zero, Loredana Bertè, Patty Pravo, Rita Pavone, Caterina Caselli e tantissimi altri cantanti o gruppi.

I miei genitori, per l'occasione, mi comprarono una chitarra nuova. Andammo in un negozio di musica di Frascati e mi comprarono una bella Di Giorgio classica proprio come quella del mio amico Ugo.

E arrivò il 14 maggio 1978, il giorno della finale.

Quel giorno salii su quel palco e mi esibii e l'emozione lasciò il posto alla grinta e cantai.

Mi piazzai intorno al 30° posto su un centinaio di concorrenti circa. 

Seppi solo dopo che oltre ai voti assegnati dalla giuria si dovevano sommare anche i punti relativi ad ogni singolo biglietto venduto legato a colui che si esibiva.

Praticamente se nel pubblico ci fossero stati non solo i miei genitori e mia sorella ma anche altre persone (tra amici e parenti) ogni biglietto venduto avrebbe contribuito ad assegnarmi 10 punti.
Dato che chi era venuto a vedermi erano solo 3 persone i punti presi erano 30 che sommati a quelli della giuria si sono rilevati pochi per vincere la finale.

Rimane comunque la soddisfazione di essere montato su uno dei palchi più importanti della capitale.

E tutto questo è racchiuso in una foto.

sabato 27 agosto 2022

Il viaggio della musica attraverso la storia: gli inizi

 


Le note da dove nascono?

Ma soprattutto da dove nasce la MUSICA?

Il musicologo inglese, Jeremy Montagu definisce "musica" un "suono che trasmette emozioni".

Per lui la musica è come una cantilena di una mamma per far dormire il proprio bambino.

Probabilmente la musica nasce dal fatto che i nostri antenati non sapendo ancora parlare, emettevano suoni per farsi capire o per cercare di comunicare.

Uno studio approfondito sui crani delle scimmie e su quelli dei Neanderthal hanno dimostrato che le prime non erano in grado di riprodurre suoni ma i secondi si anche se non è certo che i nostri antenati lo sapessero fare.

I Neanderthal vissero circa un milione di anni fa e non ci sono mai stati ritrovamenti, finora, di strumenti in grado di riprodurre suoni.

Probabilmente la musica potrebbe aver preso vita dai suoni che gli antenati ascoltavano mentre battevano le mani oppure per lo sbattere di pietre o di bastoni.

Alcuni archeologi tedeschi hanno fatto una scoperta incredibile.

Il mensile FOCUS postò, nel 2009, un articolo relativo a questo ritrovamento.

Il flauto più antico è stato portato alla luce ed è risalente a ben 35 mila anni fa. Il flauto è stato scoperto in una caverna nei pressi Vogelherd, nel sud est della Germania, che fu abitata dai primi uomini arrivati in Europa dall'Africa.

Il flauto, quasi del tutto integro, è lungo 21,8 centimetri per 8 millimetri di diametro, ha cinque fori e un'apertura a forma di V a una delle estremità, probabilmente utilizzata per soffiare l'aria.

Con molta probabilità questo strumento atavico serviva a favorire la socializzazione dei nostri antenati. 

Ciò non avveniva ai tempi dei Neardenthal.

Il flauto ritrovato in Germania non fu il solo.

In una caverna vicino Ulm, nel sud della Germania, ne fu trovato un altro in avorio di circa 18 centimetri.

Nello stesso luogo erano stati ritrovati due piccoli flauti fatti di ossa di uccello, ma secondo gli esperti questa nuova scoperta è più importante della precedente per il materiale usato: l'avorio era un materiale prezioso e difficile da lavorare, e per inciderlo servivano mani esperte.

Purtroppo il flauto non suona: non sono stati rinvenuti tutti i frammenti dello strumento. Friedrich Seeberger, esperto di musica preistorica, ne ha costruito uno simile in legno di sambuco e ha scoperto che l'antico strumento era probabilmente capace di suoni e melodie elaborate.

Sempre secondo Montagu la musica potrebbe essere stata non solo un fatto di socializzazione ma anche la porta di ingresso verso la danza.

Che musica suonassero questo resta un mistero.


lunedì 21 maggio 2018

Le frequenze a 438Hz, i RINGOLE e l'accordatura aurea

A scanso di equivoci....questo post non va considerato come New Age ma abbastanza particolare. Leggiamolo insieme e commentiamolo.
Nato a New York, cresciuto a Washington DC, Paul Horn ha iniziato il suo studio di pianoforte classico e clarinetto da bambino. Si è diplomato al Conservatorio di musica di Oberlin e si è laureato alla Manhattan School of Music. Dopo un periodo nell'esercito, suonò brevemente nella big band Sauter-Finegan, poi si unì al famoso Chico Hamilton Quintetto.
Horn ha viaggiato per il mondo diverse volte, suonando spesso per migliaia di persone nelle sale da concerto, registrando questi album nelle loro famose location: Inside the Taj Mahal ( 11062 ), in India, Inside the Great Pyramid ( 12060 ), in Egitto, e All'interno della Cattedrale ( 11075 ), a Vilnius, in Lituania. Nel 1987, ha fatto una registrazione che è stata nominata per il miglior Grammy New Age; non c'è da meravigliarsi che abbia intitolato quell'album Traveler ( 11086 ). Nato a New York, cresciuto a Washington DC, Horn ha iniziato il suo studio di pianoforte classico e clarinetto da bambino. Si è diplomato al Conservatorio di musica di Oberlin e si è laureato alla Manhattan School of Music. Dopo un periodo nell'esercito, suonò brevemente nella big band Sauter-Finegan, poi si unì al famoso Chico Hamilton Quintetto.

Vivendo a Hollywood, Horn si è rapidamente affermato come star del jazz su flauto, clarinetto e sassofono. Questi sono stati gli anni della gloria, touring e registrazione con Chico Hamilton ; amici con Miles Davis , Tony Curtis , Tony Bennett ; capo dei suoi quartetti e gruppi di quintetti; celebrato nei sondaggi jazz Downbeat , Playboy e Metronome ; selezionato come oggetto per David Wolper il documentario televisivo La storia di un musicista jazz ; musicista freelance e solista ospite su dozzine di album; membro della NBC Staff Orchestra; sullo schermo come attore in The Sweet Smell of Success e The Rat Race . Nonostante tutto il suo successo professionale negli anni '50 e nei primi anni '60, Horn si sentiva comunque profondamente insoddisfatto. Il suo primo matrimonio era sulle rocce. Nel dicembre del 1966, Horn riempì le sue borse e volò in India, dove rimase per quattro mesi e divenne un insegnante di meditazione, guidato da Maharishi Mahesh Yogi . La meditazione ha aperto le porte al mondo interiore. La vita di Horn è stata trasformata. Nel 1968, Horn tornò in India come produttore di un film su Maharishi e meditazione.Ha viaggiato in Egitto, Cina, Scozia e altrove, registrando in ogni luogo. Proprio in Egitto Paul Horn ha scoperto, insieme ad alcuni scienziati, una strana risonanza a 438 Hz causata dal sarcofago in granito situato nella Camera del Re nella Grande Piramide d’Egitto. Diversi ingegneri hanno determinato che la camera, il sarcofago e diversi punti della piramide hanno proprietà matematicamente perfette per originare un’acustica molto speciale. Ciò indicherebbe che gli egiziani avevano un’enorme conoscenza della musica e delle frequenze. Sono stati anche scoperti cristalli di quarzo all’interno della pietra che si trova nella piramide, che emana un campo elettromagnetico a bassa intensità.
Gli egiziani usavano le frequenze per influenzare le persone che entravano nella piramide? La frequenza dei 438 Hz veniva utilizzata nell’antichità come mezzo per indurre uno stato meditativo, ma storicamente impiegata in alcuni teatri e corti europee, che fissa la centrale a 432 Hz come accordatura aurea o scientifica. Alcuni ricercatori sono convinti che questo tipo di vibrazione contribuisce all’pertura di Portali Dimensionali o Stargate. Le frequenze tra i 432 e 440 Hz, quindi compresa la frequenza dei 438 Hz, sono parte delle quattro frequenze di oscillazione universale, connesse armonicamente ai toni di risonanza della Grande Piramide di Giza e le basi del DNA. Infatti 438 Hz potrebbero contribuire all’apertura dei famosi e piccoli Portali chiamati Ringole. I Ringole si manifestano a livello del DNA creando l’apertura di un portale dimensionale che avviene anche durante la fase di meditazione. Quindi, la Grande Piramide di Giza è stata costruita pensando al Principio dell’Allineamento Armonico! E le sue frequenze sono sub-soniche, fino a ½ hertz. Non c’è dubbio nella mia mente come ciò potrebbe servire per accoppiare armonicamente la piramide con la colla sonora dell’Universo e della Terra. Le frequenze specifiche sono relative al corpo coinvolto. Solo il Principio dell’Allineamento Armonico è assoluto in tutto l’Universo. Ma le vibrazioni sonore registrate nei luoghi sacri come ad esempio a Stonehenge, oppure nella Piramide del Sole in Bosnia o nelle Piramidi in Egitto e in Sud America, sono accordate armonicamente con la risonanza della Terra, un fatto apparentemente intrinseco alla saggezza antica in una diversità di culture.
Come i suoni dei flauti sacri dell’Oregon, queste sono le frequenze responsabili dei Quattro Percorsi per la Luce e la Verità e sono le forze guida per tutto ciò che abbiamo studiato e sperimentato. Queste si manifestano nel Reame Fisico come le quattro forze in natura, le quattro stagioni, i quattro campi energetici e gli elementi antichi, le quattro funzioni filosofiche, le quattro nobili verità, hanno tutte la loro origine nelle Quattro frequenze di Dio. Secondo alcuni gruppi famosi (Pink Floyd, Rolling Stones) o famosissimi autori di musica classica (quali Mozart, Verdi) queste frequenze si propagano nel corpo e nella natura, donando energia e senso di pace, oltre a dare al suono un carattere più chiaro e caldo. 
Per mezzo dell’accordatura del LA a 432 si arriva ad un Do di 256Hz, e all’interno di questa scala 8 Hz diventano il 27° sopratono di DO. Per il principio delle armoniche secondo cui a un suono prodotto si aggiungono multipli e sottomultipli di quella frequenza, anche i Do delle altre ottave cominceranno a vibrare per “simpatia”, facendo risuonare naturalmente la frequenza di 8Hz. Certo loro usavano una frequenza leggermente più bassa (432) rispetto a quella che sembrerebbe essere avvertita, da Paul Horn, all'interno della camera sepolcrale del faraone Cheope (439). Ma come abbiamo visto, e potuto capire, le frequenze capaci di alterare lo stato psichico ed universale sono proprio quelle tra i 432 e i 440.
8 HZ ALLA BASE DELLA VITA.
-8Hz è il “battito” fondamentale del pianeta, noto come “risonanza fondamentale di cavità Schumann”;
-8 Hz è la frequenza su cui opera la molecola del DMT, una sostanza allucinogena prodotta dalla nostra ghiandola pineale;
-8 Hz sono la frequenza di replicazione del DNA umano e 8 Hz sono anche il ritmo delle onde Alfa del cervello nella quale i nostri “processori paralleli”, o bi-emisferi cerebrali, sono sincronizzati per lavorare insieme;
-Dalle leggi di Keplero si sa che l’arrangiamento planetario del nostro sistema solare segue la scala di sintonia DO a 256 Hz, e questi ultimi sono persino un’ottava all’interno del Frattale Triangolare di Sierpinski.

8 HZ E RISVEGLIO DELLE FACOLTA’ UMANE
Ananda Bosman afferma che la neocorteccia, per il 90% “non assegnata”, viene risvegliata in questa sincronizzazione, operando in tutti i dentriti delle cellule con il flusso massimo di informazioni per quella scala. Le onde di consapevolezza “ordinarie” variano da 14 a 40 Hz. In questo range operano solamente alcuni dentriti delle cellule del cervello che utilizzano prevalentemente l’emisfero sinistro come centro di attività, dove il flusso di informazioni è miliardi di volte più debole. Un po’ come quando si utilizza un vecchio processore 386 comparato ad un Pentium di ultimissima generazione.
Moltissimi ricercatori e musicisti hanno sperimentato tale beneficio tanto da sostenere con vigore che l’Accordatura Naturale è data solo sincronizzandosi sul LA a 432Hz. Questa frequenza già appartenuta al passato dell’uomo (vedi strumenti antichi greci ed egizi) è stata sostituita dal comune La 440Hz nel 1953 a Londra (dopo il tentativo del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, nel 1939, di ottenere lo stesso risultato).  Molti sono i sostenitori della cosidetta accordatura aurea: da Mozart ai Pink Floyd a Mick Jagger, cantante dei Rolling Stones a livello internazionale, mentre in Italia da Ananda Bosman, Flavia Vallega, Andrea Doria a Riccardo Tristano Tuis. Fu sostenuta anche da Verdi, e in tempi più recenti da Pavarotti e Placido Domingo. 

Giuseppe Verdi in una lettera del 1884, indirizzata alla commissione musicale del governo italiano, che non ebbe successo nel suo tentativo, parlava di una riduzione che anche lui avrebbe visto di buon grado e cioè dal corista “normale” di 435Hz ad un corista di 432Hz, scrivendo al riguardo una frase di notevole importanza: “per esigenze matematiche“.
Maria Renold (1917 – 2003) nella sua interessante opera dal titolo: “Intervals, Scales, Tones and the Concert pich C 128Hz”, in cui con dati di grande fascino e ricchezza scientifica delucida in termini pitagorici tra altre informazioni vitali il 128Hz e il 432Hz conducendo il lettore ai frutti delle sue pluriennali ricerche, indicando l’importanza del LA 432Hz. In concerti eseguiti con strumenti accordati sul La a 440 hz gli ascoltatori assumevano atteggiamenti polemici, antisociali. Ma gli stessi ascoltatori, invitati a riascoltare lo stesso concerto, stavolta eseguito con strumenti regolati su un La a 432 hz, acquistavano un atteggiamento positivo, se non entusiasta. Non solo, 9 ascoltatori su 10 apprezzavano di più il secondo concerto, pur non sapendo indicare il motivo.
Henry Kjellson, un ingegnere svedese costruttore d’aeroplani, raccontò nel libro “The lost techniques”, la strabiliante esperienza del Dr Jale, il suo amico svedese che, avendo il privilegio di soggiornare in un lamastero tibetano, riuscì a documentare e filmare come i monaci riuscissero a sollevare massi pesantissimi e a spostarli a 250 metri d’altezza, utilizzando unicamente la levitazione acustica.
Vide con i suoi occhi un fenomeno che per le leggi fisiche del tempo non poteva esistere: col solo suono di tamburi e trombe, i monaci riuscivano a sollevare grosse pietre di pesi differenti dal suolo che, arrivate a 250 metri più in alto, con l’aiuto di alcuni yachs, venivano poi ricevute e sistemate da altri monaci.
Evidentemente essi hanno sfruttato un’enorme fonte di energia sconosciuta, ma la scienza ufficiale tolse di mezzo i filmati che furono ufficialmente confiscati e secretati dalla società inglese per cui l’uomo lavorava e ancora oggi sembrano essersi volatilizzati.

Ma i tibetani non furono gli unici a conoscere anticamente la levitazione acustica: secondo alcune leggende arabe giunte sino a noi, gli antici Egizi facevano volare pietre spostandole con la sola forza del pensiero e con il suono, lasciando così intendere che avrebbero potuto usare questo sistema per la costruzione di piramidi.
D’altra parte, i sacerdoti egizi erano depositari delle “Parole del Potere”, insegnate dal dio Thot: se le parole venivano pronunciate correttamente, producevano un modello tridimensionale in risonanza con l’Etere, generando l’ effetto desiderato o un’ energia.Sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, è stato descritto un nuovo metodo di levitazione acustica in movimento, sviluppato da un team di ricercatori del Politecnico di Zurigo, capeggiato dall’italiano Daniele Foresti. Come egli stesso spiega, la levitazione acustica, ossia l’utilizzo di onde sonore per mantenere in aria piccoli oggetti, esisteva già da diversi decenni, ma si trattava di una levitazione statica, in cui gli oggetti vengono mantenuti in equilibro in un certo punto. Per farlo si sfrutta la pressione esercitata dalle onde acustiche e, variandone opportunamente l’intensità e la frequenza, in questo caso infrasuoni, è possibile far ‘galleggiare’ qualsiasi tipo di piccoli oggetti, anche liquidi. Il ventinovenne ricercatore italiano, invece, nell’ambito del conseguimento del dottorato in Svizzera, ha avuto la sensazionale idea di utilizzare tanti levitatori, disponendoli uno accanto all’altro, per capire come far passare la ‘palla’ da uno all’altro e guidare così il movimento di un oggetto.

Proprio come in una chitarra, dove la forma fa praticamente tutto, poiché mantiene il controllo delle onde e la risonanza, il segreto del primo levitatore al mondo in grado di manipolare e muovere più oggetti contemporaneamente sta tutto nella sua geometria. In cosa consiste nel dettaglio il suo metodo di levitazione acustica? Sfruttando le proprietà del suono, è possibile manipolare piccole quantità di oggetti solidi o muovere piccole quantità di liquidi, senza alcun tipo di contatto con altri strumenti, quindi evitando interazioni o contaminazioni . Forza di gravità e tocco provocano deformazioni nei materiali che, seppur minime, possono compromettere la perfetta reazione chimica tra due liquidi o altri tipi di sostanze. Lo strumento, messo a punto nei laboratori svizzeri, permette di muovere oggetti con una sezione fino a 7 millimetri, senza limiti di lunghezza ed è utilizzabile su qualsiasi tipo di materiale.
Il levitatore può muovere gocce di leghe metalliche fuse, che possono essere mescolate insieme per formare nuovi materiali oppure per l’incapsulamento del solido-liquido. Alcuni esperimenti sono stati anche di tipo biologico, dimostrando i vantaggi della levitazione anche per la trasfezione del Dna, ossia inserendo parti di Dna all’interno delle cellule ed evitando alcune delle problematiche che insorgono con le tecniche tradizionali, con potenziali applicazioni in campo chimico e farmaceutico. Scienza, fisica, musica e medicina sono pertanto termini inscindibili e costantementi interconnessi.
(si ringrazia per alcune citazioni Caterina Lenti, Massimo Fratini e Riccardo Lautizi)

EXTRA MUSICA: IL MONDO DELLE PENSIONI

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