Anche in America del centro e del Sud le influenze musicali era simili all'America del Nord.
La musica pre-ispanica o, per meglio dire, precolombiana potrebbe essere nata intorno al 3500 a.C. fino al XVI secolo.tale musica a origine tra i Maya, i Zapoteca, i Mixteca, i Purepecha, gli Olmeca, i Totonaca e gli Atzeca.
La musica precolombiana non si basava su scale pentatoniche ma anche su melodie e ritmi che davano più enfasi, rispetto a quelle dell'America del Nord.
Come accadeva nelle tribù del Nord, anche in questa mesoamericana la musica variava a secondo della regione e della lingua.
Anche in questi territori la musica era di stile "tonale" in quanto non esisteva vere e proprie scale musicali. Ancora oggi, in Messico, possiamo trovare esempi di questo genere di musica "tonale" che discende dagli antichi Maya, o meglio, dai Hnahnu o dai Porchépecha.
Le melodie musicali delle antiche civiltà presenti in questo territorio avevano una "colorazione", o"timbro", particolare caratterizzata da una sola voce come nel caso della civiltà Tzeltal.
Teponatzli Maya
Come per le tribù del Nord, anche queste antiche civiltà del Centro e del Sud America tramandavano oralmente i loro testi e le loro melodie.
Alcuni loro strumenti, come il teponaztli, venivano utilizzati proprio con lo scopo di aiutare a ricordare ritmi e melodie. Stessa cosa accadeva ai tempi degli antichi Maya con i loro strumenti a percussione.
Tra gli Atzechi e gli antichi popoli messicani questo genere di musica venivano insegnato insieme alle danze ed al canto.
Esistevano proprio delle scuole apposite sia per la danza ed il canto (cuicacalli - "casa del canto") che per insegnare a suonare gli strumenti (mixcocalli - "casa del dio del fuoco").
Le scuole non erano solo un insegnamento ma erano centri in cui i giovani aztechi, ad esempio, si riunivano per ballare, divertirsi, socializzare e comunicare.
Oltre alle percussioni di cui sopra, tra gli strumenti in voga c'erano i cosiddetti "strumenti del vento" ovvero a fiato.
Chililihtli e Tlapizalli:
Esistevano, ad esempio i Chillilhtli e i Tlapizalli che erano dei flauti d'argilla che potevano anche essere costruiti con le canne o di osso.
C'erano anche delle ocarine, delle tortorelle e dei vasi che fischiavano chiamati Huilacapiztli ed anche delle specie di trombe o corni dal suono profondo che erano ricavati da conchiglie marine, gli Atecocolli.
Questi strumenti ad aria (o aerofoni) producevano un suono attraverso la vibrazione dell'aria all'intero degli strumenti stessi senza l'ausilio di corde o membrane.
Panhuehuetl
Tra gli strumenti a percussione possiamo elencare i Tetzilacatl che dei dischi in metallo che assomigliavano al gong, gli Huehuetl che erano dei tamburi verticali ricavati da un tronco vuoto e decorato all'esterno ricoperto da pelle di cervo, i Panhuehuetl che erano dei tamburi molto grandi.
I Tlalpanhuehuetl erano tamburi giganti di circa 2,50 metri usati nei templi per annunciare le guerre (il loro suono si sentiva a circa 12 km di distanza).
Tlalpanhuehuetl
I Teponzatli erano tamburi orizzontali formando un tronco vuoto che veniva suonato con due bastoncini ricoperti di gomma utilizzati per riti religiosi, per segnalare una guerra o per il cambio della guardia.
Teponzatli
Per finire c'erano anche gli Ayotl, gusci di tartaruga che venivano percossi con un asticella di cervo.
Ayotl
Oltre alle percussioni ed ai fiati esistevano altri strumenti che erano utilizzati per accompagnare le melodie con i loro "sibili" o rumori simili a "raschiamenti" e a sonagli.
i Chicahuaztli
Chicahuaztli
, ad esempio, era un bastone a forma di raggio di sole che suonava come un sonaglio.
I Tzicahuaztli invece avevano un suono come un raschiatore. Era fatto di osso (un femore a volte umano) con degli assi trasversali che venivano strofinati da destra verso sinistra o viceversa.
Tzicahuaztli
L'Omichitzicahuaztli assomiglia a a quello precedente ma veniva appoggiato su un cranio umano che fungeva da cassa di risonanza. Solitamente veniva usato per riti funebri.
Ayacachtli
L'Ayacachtli era un sonaglio di zucca, d'argilla o di metallo. Era pieno di piccole pietre ed assomigliava un po' alle maracas.
Infine i Tenabaris che erano fatti di boccioli di farfalla seccati e legati insieme. Questi strumenti venivano legati alle caviglie ed ai polsi dei ballerini.
Al tempo delle popolazioni mesoamericane, precolombiane, i musicisti erano esenti dal pagare i tributi. Inoltre, essere musicista, voleva dire frequentare l'ambiente delle case dei signori anche perchè venivano anche ricoperti di onori e ricchezze.
Chi praticava la musica si distingueva dalla massa per il suo mecàtl, una cordicella che portavano in testa dalla quale pendevano delle punte sul petto.
Quello che differenzia la musica del mesoamerica da quella del Nord sta nel fatto che i precolombiani non avevano strumenti a corde in quanto, come abbiamo visto poco fa, si usavano strumentazioni a fiato e a percussioni.
A proteggere la musica di quelle civiltà c'era una divinità patrona del canto, della musica e della danza, Xochipilli - Il principe Fiore.
Anche nel Sud ovest la musica era principalmente idiofona ed aerofoni come per le tribù del Nord o delle civiltà del mesomerica.
I loro strumenti erano simili a quelli delle altre civiltà.
Tra gli idiofoni si potevano trovare: risonatori a tavole, tamburi a pedale, pietre per percussioni, idiofoni scossi, sonagli di vasi e campane di rame e argilla.
Bullroarers
Tra gli aerofoni troviamo: bullroarers, I flauti scomponibili, fischietti risanatori in argilla, trombe a conchiglia e strumenti ad ancia preistorici.il flauto di legno era di particolare importanza.
Alcune tribù indiane del Sud America, ad esempio, facevano uso anche di violini. Si tratta del "violino Apache" o anche detto "Tsii'edo'a'tl" che significa "legno che canta", nella lingua Apache.
Tsii'edo'a'tl"
La musica della popolazione del sud America, dei nativi indiani, era più sincopata rispetto a quelli del mesoamerica. La musica era caratterizzata da tecniche vocali rilassati e non pulsanti.
Nel nostro viaggio oggi toccheremo le terre del Nord America ove hanno vissuto i primi popoli indigeni, In particolare la musica tribale tradizionale, come la musica Pueblo e la musica in Inuit.
Oltre alla musica tradizionale dei gruppi nativi americani, esistono altri generi pan-indiani ed intertribali.
In questo genere musicale, il canto e le percussioni sono gli elementi più importanti la musica tradizionale del Nord America. Le percussioni, in particolare i tamburi e i sonagli, sono un tipo di accompagnamento comune per tenere il ritmo costante per i cantanti.
Nata da tribù varie, la musica nordamericana si somiglia abbastanza in quanto le varie tribù usavano melodie solitamente costanti in scale più semplici. La classica scala degli autoctoni assimilò molto dalla cultura orientale, trovandosi spesso ad utilizzare scale pentatoniche o tritoni.
I tamburi usati sono spesso di tipo a testa singola o doppia testa.altri invece sono costituiti da sonagli e "shaker" realizzati con carapace di tartaruga.
Ma oltre ai tamburi erano spesso usati flauti, fischietti altri strumenti che producono il suono mediante il respiro del musicista come i corni.
Violino Apache
Esistono comunque anche strumenti a corda che possono essere per percosse o pizzicati come l'arco musicale (o violino) che aveva avuto origini proprio nelle Americhe.
Tra gli strumenti a corde chitarre e violini che variavano da tribù a tribù.
La musica e i testi erano tramandati per via orale. La storia di ogni tribù veniva raccontata costantemente e ripetuta attraverso la musica.
Purtroppo di questa musica e di questi testi non vi è traccia scritta.
Le prime documentazioni storiche della musica di queste tribù nord americane risalgono all'arrivo dei primi esploratori europei nel XIX sec., anche se sono stati trovate raffigurazioni e pittogrammi che rappresentavano la musica e la danza e da dati fin dal VII secolo d.C..
Sempre in base a questi pittogrammi, gli archeologi hanno potuto stabilire che i primi strumenti musicali in Nordamerica risalgono almeno ad un periodo molto remoto che si aggira tra l'8000 e il 1000 a.C., con strumenti come i sonagli fatti di carapace di tartaruga.
I primi canti assomigliano più a delle ninnananna. I canti hanno avuto influenza, nel corso del tempo, dagli stili asiatici (soprattutto paleo-siberiane) arrivati in quella zona attraverso lo stretto di Bering.
Queste influenze hanno poi dato vita a musiche con una tecnica di canto fatte di vocalizzi pulsanti come nel caso delle tribù Chuckchee, Yukachir e Korvak.
Questo genere musicale ha poi influito anche le musiche del mesomerica. Basti pensare che in Messico possiamo trovare strumenti come i fischietti a forma di uccello.
In qualche modo, secondo il compositore Antonin Dvorak, le musiche nord americane prendevano spunto da quelle afroamericane.
I testi delle canzoni comprendono sia i testi pubblici che quelli segreti, detti anche "antiche e immutabili", che vengono utilizzate solo per scopi sacri cerimoniali.
Si dice che la musica sacra e cerimoniale provenga da divinità o spiriti, o da persone particolarmente rispettate.
Dal Midwest americano fino al Canada la musica è nasale e monofonica non miscelata con toni alti e frequenti falsetti, con discesa graduale verso il basso.
In questo genere di canti hanno risalto i grandi tamburi di paglia doppia testa e i flauti solisti: i flageolet.
Tornando alla strumentazione usata dai nativi del Nord America analizziamo gli strumenti utilizzati.
IL FLAUTO TRADIZIONALE
Il flauto veniva utilizzato soprattutto per la musica di tipo new age usata nel corteggiamento, nella guarigione, nella meditazione nei riti spirituali.
Il flauto e l'unico al mondo costruito con due camere d'aria: c'è una divisione, all'interno dello strumento, tra la camera superiore lente e quella inferiore del fischietto e i fori per le dita.
Il flauto tradizionale è stato costruito utilizzando misure basate sul corpo umano: la lunghezza del flauto e la distanza dall'ascella al polso, quello della camera d'aria superiore equivale ad un pugno, la distanza dell'imboccatura al primo foro è anch'essa di un pugno, la distanza tra i fori è di un pollice e la distanza e dall'ultimo foro alla fine ancora di un pugno.
Il loro suono assomiglia a quello dei tasti neri di un pianoforte. Questo conferisce lo strumento il suo caratteristico suono lamentoso.
I tamburi sono distribuiti, per tradizione, sono molto usati dalla musica dei nativi del Nord America.
Sono composti da un telaio di legno o un tronco intagliato di scavato, con pelle di daino o di alce tesa da tendini attraverso l'apertura.
Le loro dimensioni sono grandi, da circa 60 a 90 cm di diametro, e sono suonati in comune da gruppi di cantanti che siedono intorno ad esso in cerchio.
Esistono anche i tamburi più piccoli ad una sola faccia e per la loro costruzione viene utilizzato un guscio più sottile e la superficie di pelle grezza è posizionata solo sul lato, con allacciatura sull'altro.
Tamburo ad acqua
Ci sarebbero anche tamburi ad acqua: il tipo irochese è il tipo Yaqui.
Questo tamburo è un piccolo recipiente di legno, a forma di coppa, con acqua al suo interno è una pelle conciata in umidità tesa attraverso l'apertura superiore. L'umidità e la compattezza della pelle conciata producono cambiamenti di tono mentre il tamburo viene suonato.
Sonaglio a tamburo
Tra le percussioni esistono anche i sonagli che erano delle bacchette intagliate che emettono un suono simile a quando si raschia un bastone contro le sue tacche.
Alcuni sonagli erano inseriti anche nella testa di un tamburo per aumentare la risonanza del suono.
Gli Hopi usavano i sonagli per la loro danza della tartaruga; altri indiani d'America li usavano per imitare le rane recitanti per la pioggia.
I FISCHIETTI
Fischietto
I fischietti sono realizzati in osso e sono stati usati per migliaia di anni.alcuni sono stati scoperti nell'Arizona nord orientale risalgono al periodo tra il 300 a.C. e 300 d.C..
Il fischietto in osso d'aquila è il tipo di fischietto più comune; gli altri sono realizzati in corno, legno e ossa ad altri animali.
Il fischietto serviva per aumentare il simbolo e il simbolismo del pezzo da suonare. Ad esempio il fischietto di osso d'aquila poteva essere suonato durante la danza della pioggia, per invocare la forza del possente uccello.
Esempio di musica tradizionale indiana del Nord America.
La musica africana si intende quella dell'Africa a sud del Sahara mentre quelli al nord o a settentrione sono più di origine islamica, etiope ed egiziana.
Per la popolazione africana a sud del Sahara, la musica è sempre stata una componente fondamentale della vita e della collettività. La musica, sotto forma di canto, era prettamente utilizzata per la conservazione della memoria storica e riguardava racconti, proverbi, modi di dire, canti di lode nei confronti di personaggi famosi, narrazione di imprese storiche.
Questi canti, nel tempo, furono accompagnati da strumenti a corde, quali l'arpa, il liuto Kora (una sorta di chitarra a 21 corde). Tutto ciò era diffuso in Africa occidentale e nel Ghana.
L'arpa arcuata, particolarmente usata in Gabon, impiegata nei rituali terapeutici di possessione.
Ci sono poi alcuni tipi di cetra (la Mvet del Camerun, la Valiha Madagascar e la Inanga del Burundi); la lira; i liuti ad arco, sempre monocorde.
Anche la Sanza (o Mbira), fatta da una serie di lamelle di metallo o bambù fissati su una cassa di risonanza, a un rilevante ruolo epico ed è il simbolo dell'identità nera della musica nata nelle lotte per l'indipendenza.
In origine tutti gli strumenti erano costruiti con pelli e corna di animali, zucche e conchiglie.
Ancora oggi la musica africana a sud del Sahara ha un'importanza fondamentale per i riti religiosi. La forma più utilizzata della musica è il canto corale che è antifonale ovverosia un cantatore si alterna agli interventi di un coro. I repertori più ricchi su sul piano corale sono quelli dei pigmei della foresta e dei boscimani del Kalahari.
Gli strumenti usati per questo tipo di racconti musicali sono strumenti cordofoni e di tamburi che vengono usati a scopo rituale.
I tamburi a membrana presentano dimensioni estremamente varie e possono avere la cassa cilindrica, tronco di cono, a calice, a clessidra, a scodella. Altri strumenti a percussione frequenti sono i tamburi a fessura, utilizzati anche per comunicare i messaggi, e gli xilofoni, diffusi dall'Uganda al Mozambico.
Sia i tamburi che gli xilofoni hanno il compito di "parlare" ai danzatori ed ai ballerini, descrivendo loro le situazioni o significati della danza stessa.
Durante il colonialismo ed il periodo buio della schiavitù in America, la musica ed i canti dell'Africa sfociarono in nuove espressioni musicali che diedero origine ai Gospels ed agli Spirituals.
Da queste forme nacque il BLUES, forma musicale che si avvale delle pentatoniche.
Nel corso degli anni la musica africana ha contaminato l'uccidente. Alcuni artisti occidentali, come Peter Gabriel, le hanno utilizzate per le loro creazioni musicali.
Dopo aver attraversato il mondo della musica ai tempi dei sumeri, degli egizi e dell'antica Arabia, oggi ci occuperemo della musica dell'antica India.
La storia della musica indiana si può dividere in 4 periodi: il Periodo leggendario, il Periodo classico, il Periodo mongolo e quello britannico.
C'è chi invece classifica i periodi indiani in tre categorie fondamentali: Vedico, Moghul e Moderno (ove sono compresi il Periodo Britannico e quello Post-Coloniale)
In sostanza 3 o 4 i periodi sono sempre i soliti.
IL PERIODO VEDICO
Il Periodo Vedico o leggendario arriva al II secolo a.C. . Secondo le cronache tramandate nei secoli, io dio Shiva sarebbe stato colui che ha insegnato la musica e la danza alla civiltà umana. Fu so stesso Shiva, ad esempio, ad inventare il primo strumento musicale chiamato Veena o Vina.
L'origine della musica "indiana" nasce da un mito. E' grazie ad una divinità che questa arte si tramanda da secoli.
Brahma era il dio della creazione che impartì a Shiva, dio della trasformazione, i primi insegnamenti in ambito musicale. Shiva li passò a Saraswati, dea della conoscenza, della musica e delle arti.
Sarawati la tramandò a Narad, un saggio divino della tradizione induista che riveste un ruolo importante nei tanti testi puranici, soprattutto nel Bhagavata Purava.
Fu a Narad che i testi attribuiscono l'invenzione della Veena e non direttamente al dio Shiva. Narad tramandò poi l'arte della musica ai "cantanti celesti" chiamati Gandharva, ai Kinnar ("strumenti celesti") ed alle Apsara che erano le "danzatrici celesti".
Fu dopo Narad che la musica poi venne tramandata agli abitanti della terra.
Altre teorie contravvengono a queste teorie divine facendo invece nascere la musica dalla parola AUM (ovvero l'OM).
Quale sia la vera origine della musica in India conta poco, quel che conta è che la sua provenienza territoriale la colloca nella valle dell'Indo.
Esistono scavi effettuati proprio in questa regione effettuati dal Dipartimento di Archeologia dell'India che hanno portato alla luce rappresentazioni di danzatrici e musicisti. Questi scavi si trovano soprattutto a Harappa e Mohanjodaro. Quest'ultima famosa e super studiata dagli archeologi internazionali in quanto sito di particolare interesse riguardo alla scomparsa improvvisa della popolazione e per degli oggetti vetrificati trovati sul posto.
Le rappresentazioni rinvenute risalirebbero a circa 5000 anni fa ovvero sia al 3200 a.C.
Per cui il periodo vedico verrebbe dopo la civiltà esistente alla valle dell'Indo. La collocazione temporale collocherebbe, infatti, il periodo vedico intorno al 2500 a.C.
Il periodo Vedico dovrebbe coincidere con la conquista di quei territori da parte degli antichi Ariani che erano una popolazione che proveniva, con molta probabilità, dall'Asia centrale. A quel periodo risalgono alcune composizioni come il Rig Veda, Yajurva Veda, Sam Veda e Atharva Veda.
Il Rig Veda è sicuramente il più antico. La sua datazione risalirebbe al 2500 a.C ma non è attendibile dato che ai tempi le conoscenze e le arti si tramandavano oralmente.
Per cui potrebbe essere ancora più antico.
I Veda, come da tradizioni indiane, esistono prima della creazione.
Ma che musica era quella vedica?
Probabilmente, come accadde anche per i sumeri o gli egizi, la musica e le canzoni vennero create più per motivi sacri e religiosi che per altro. Ancora oggi, in India, questa musica e questi testi sono suonati e cantati per pratiche legate alla religione.
Oltre alla Veena o Vini quali altri strumenti esistevano a quel tempo?
C'erano 4 tipologie di strumenti: a corda, a membrane, ad aria e quelli a vibrazione.
Quelli a corda, chiamati Tata Vadya, erano suonati con l'uso dell'arco, del plettro o pizzicati con le dita. Si conosco i Veena, i Kand Veena e i Karkari Veena.
Quelli a membrava, chiamati Avanaddha Vadya, erano costituiti da una membrana che veniva tesa su cilindro. Venivano percossi con le dita o con le mani, con bacchette oppure strofinati. I più comuni erano i Mridanga, i Dol, i Dholak.
Gli strumenti a fiato o aerofoni, chiamati Sushi Vadya, erano i Bansuri e gli Shennai.
Per finire c'erano quelli a vibrazione o Idrofoni, chiamati Gran Vadya, come gli Jhanj, i Kartal o i Kanjeera.
Qualche musicista di oggi sostiene che la musica provenga direttamente dai Sama Veda. Questa si riferiva a tre tonalità: Udatta, tono alto, Anudatta, suono greve, e Swarit, forse a metà tra i primi due.
A queste tre tonalità si aggiunse un altro modo che utilizzava altri tre toni: Rig, Gatha e Saman. Il Rig usava una nota, Il Gatha due note e il Saman tre note.
Più tardi si introdusse una scala a 7 toni discendenti: Krishta, Pratham, Dwitiya, Trtiya, Chatyrtha, Mandra e Ati Swara.
IL PERIODO CLASSICO
Il periodo classico (che va dal II sec a.C al XIII d.C.) inizia esattamente nel II secolo a.C. in corrispondenza del trattato "Natya Sastra"che dovrebbe essere stato scritto al saggio Baharata. In questo trattato si parla di musica. Secondo alcuni storici questa opera è una specie di riassunto di altre opere precedenti. Rimane il fatto che in questo trattato si accenna agli intervalli musicali, alle note e ad alcuni accordi di base.
IL PERIODO MOGHUL
Il periodo Islamico-Mongolo o Moghul inizia nel XIII secolo d.C. La musica indiana subisce nuove influenze da parte di nuove civiltà che cambieranno l'aspetto pratico sia sotto l'aspetto di nuovi stili che con l'introduzione di nuovi strumenti.
Allà-Udim e Amir Khostru furono due persiani che influenzarono molto la musica indiana sia attraverso i testi che attraverso la sonorità.
Con l'arrivo dei mongoli l'India conobbe anche l'uso del liuto.
IL PERIODO BRITANNICO
All'inizio del XVIII secolo l'India. grazie a 3 musicisti del sud, sviluppa la musica carmica soprattutto nelle zone di Bon Bay, Calcutta e Bengalore dove, agli inizi del '900, vennero aperte numerose scuole di musica indiana.
Ancora oggi l'India è legata moltissimo alle sue tradizioni antiche soprattutto al periodo Veda, ovvero a quello più antico, e questa musica comprende ben 200 stili diverse anche perchè molte erano le etnie.
Questa musica indiana parla di vita, di fatti quotidiani, dei vari mestieri in uso (contadini, cacciatori, incantatori di serpenti, ecc).
La musica dei Veda si avvale di scale senza semitoni a differenza delle scale Rega legate alla musica classica. La musica classica legata ai Rega è di tipo monofonico e cioè basata su una singola linea melodica.
In questo tipo di esibizione si può vedere che gli strumenti entrano in modo prestabilito: prima entro lo strumento solista, poi il cantante e poi gli altri strumenti e le percussioni.
GLI STRUMENTI
Ad oggi gli strumenti ancora usati sono i seguenti: la Veena o Vini, il Mridangam (uno strumento a percussione dell'India del Sud), la Tabla (percussioni dell'India del Nord), il Pakhawaj (percussione dell'India del Sud), il Tamburo, il Flauto, il Sitar. il Sarod (dell'India del Nord), il Gottuvadyam (un tipo di Vita dell'India del Sud), il Violino, il Sarangi (uno strumento ad arco dell'India del Nord), il Santur (simile al cimbalo, dell'India del Nord) e la Chitarra Indiana che viene suonata sulle ginocchia come nello stile americano della slide guitar.
Chiudiamo dicendo che per l'India esistono due tipi di note musicali: la Buddha Svara (forma naturale) e la Vikrta Svara (forma alterata).
Il termine Svara è una parola sanscrita che significa "nota musicale".
In India abbiamo 7 note musicali:
SA Sadja षड्ज
RE Rsabha ऋषभ
GA Gandhara गान्धार
MaMadhyama मध्यम
PA Pancama पञ्चम
DHA Dhaivata धैवत
NI Nisada निषाद
La tonica SA e la quinta PA sono considerate note fisse, non subiscono nessun tipo di alterazione in diesis (Tivra) o bemolle (Komal); tutte le altre note possono essere alterate rispetto alla loro posizione naturale. Anche "Acala" è un termine sanscrito che significa inamovibile o fisso. Pertanto Acala Svara è da intendersi come note musicali fisse non alterabili, per l'appunto SA e PA. Le altre cinque note sono dette Sacala Svara.
Di seguito un antichissimo canto Vedico usato per la profonda meditazione.
Le origini della musica persiana sono molto antiche e probabilmente l'si allacciano alla cultura dei Sumeri e degli assirobabilonesi.
Da queste civiltà introdussero alcuni strumenti in voga acquirenti come l'arpa superiore (chang) quella inferiore (vin), il tamburo (tabira) e la tromba (karranay).
Il collegamento tra Persia e Mesopotamia è stato confermato da alcuni ritrovamenti archeologici, di carattere pittorico, che avvalora la tesi di questa influenza musicale da parte persiani in quanto le due civiltà erano abbastanza vicine geograficamente.
Alcuni studiosi hanno però ritrovato altre testimonianze che riportano al III millennio a.C.. Sono stati infatti ritrovati prove di suonatori di tromba, arpa arcuata e un cantore nei pressi di Tepe Tchaghamish, nella regione del Khuzistan.
Ma è con l'influenza ellenistica che la musica persiana prende piede e vede l'introduzione di altri strumenti come liuto (barbat/barbitos) e la pandora (tanbura/pandura) che era una liuto a ciotola a 3 corde.
I primi musicisti persiani importanti furono proprio nel periodo a cavallo tra il III ed il VII secolo d.C.: Bamshad, Azad e Barbad di Fars.
A Barbad di Fars si deve l'invenzione dei "7 modi reali", di 30 modi secondari e di 360 melodie, basati sul sistema teorico di corrispondenza astrale di provenienza mesopotamica.
Gli strumenti persiani, nel VII secolo d.C., crescono in modo esponenziale. In quell'epoca e vengono introdotti l'organo a bocca (bisha'-mushata), la chitarra (rubab) e il flauto (ruyin nay).
Con l'annessione all'impero islamico nel 642 d.C. La musica persiana si mescola con quella araba per diventare una sola cosa.
Il liuto di origine persiana diventa il tipico strumento arabo.
Nel IX secolo d.C. il mondo arabo assorbe il pensiero greco e dei loro più importanti personaggi che hanno fatto, delle loro teorie, la storia della Grecia antica stessa.
Mi riferisco a Aristosseno, Pitagora, Tolomeo, che furono i predecessori riguardo alla divisione degli intervalli e l'organizzazione dei sistemi musicali.
Pur avendo aperto le porte alla musica greca, la cultura musulmana trova un superamento in ambito cerimoniale laddove la produzione sonora acquista una valenza interiore.
L'ascolto di questa musica e più che altro finalizzato a raggiungimento del divino rende la musica una pratica spirituale.
Dopo la caduta di Baghdad in mano i mongoli 1258 d.C. la musica persiana tocca i vertici delle melodie e dei modi musicali fino ad arrivare ai tempi nostri ove, in Iran, troviamo una musica riccamente variegata che si distingue per generi ricorrenti musicali.
Nostri gli strumenti più in voga sono: santur, una specie di salterio trapezoidale le cui corde sono percorse da bacchette;tar esetar, due tipi di liuto che differiscono per dimensioni e numero di corde; kemanche una sorta di viella (strumento a corda); nay, flauto canna dritta; daf, tamburo a cornice; tamburo a forma di vaso.
Attualmente la musica iraniana, il radif, fa parte dei capolavori del patrimonio orale ed immateriale dell'UNESCO.
I musicisti che eseguono questa musica sono particolarmente apprezzato in tutto il mondo.
Continuando nel viaggio della musica tra le prime civiltà antiche oggi le nostre ricerche ci portano nell'antico Egitto.
L'antico Egitto per tutti è legato alle tre piramidi di Giza, alle monumentali costruzioni di Luxor, alla Valle dei Templi dove fu sepolto il re bambino Tutankamon, alla valle di Saqqara o al tempio funerario di Hatshepsut, noto come Diesel-Djeseru che si trova sotto le scogliere di Deir el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo.
Eppure anche l'Egitto, oltre al suo fascino millenario, è stata una delle prime culle della musica insieme a quella sumera, per la quale avevo scritto un post separato la settimana scorsa.
Le prime forme musicali si trovano già a partire dal IV millennio aC.
Esiste una testimonianza di questo grazie al ritrovamento di una tavolozza d'ardesia, ritrovata a Ieracompoli (nome greco che significa la "città del Falco", il nome egiziano era Nekhen).
Su tale tavolozza c'è una raffigurazione nella quale si vede un branco di animali tra i quali uno sciacallo in piedi che suona un flauto obliquo (nay).
Probabilmente lo sciacallo è un uomo con la maschera da sciacallo dato che è in piedi a suonare.
Si trova traccia di musica anche all'interno dei famosissimi "Testi delle Piramidi".
Questi testi sono stati ritrovati nella tomba del faraone Unis a Saqqara. Risalgono al 2350 aC. ma forse erano ancora più vecchi e sono i testi religiosi più antichi del mondo.
In questi testi, i musicanti non usavano nessuno strumento ma le sole mani che venivano percosse tra di loro o sulle braccia o sulle cosce.
Questo passaggio citato dai "Testi delle Piramidi" è fondamentale perchè, come appena citato, si dice che i testi risalgono al 2350 aC. ovvero sia intorno alla fine del III millennio mentre la tavolozza raffigurante lo sciacallo che suona il flauto risale al IV millennio, ovvero più di 1000 anni prima.
Probabilmente i Testi sono più remoti della tavolozza.
Gli strumenti classici fanno la loro comparsa dal III millennio (notare ancora la discrepanza tra le date con i Testi).
Se ne ha una prova in una raffigurazione, sempre risalente al III millennio aC, nella tomba del re Niuserra ad Abusir, dove si vedono dei suonatori di arpa (che di solito è anche cantante), un suonatore di nay (vedi foto al lato) e altri esecutori.
Tra gli esecutori anche qualcuno che, con movimenti della mano, è intendo a dirigere una delle prime orchestre dell'epoca.
Oltre ai soliti strumenti già esistenti fanno la loro introduzione alcuni tamburi rotondi.
Tra il 2000 e il 1700 aC gli strumenti vengono perfezionati ed appaiono anche le prime lire.
Le lire e i liuti vengono introdotti da popolazioni straniere: gli Hyksos ("hic" re e "sos" pastori). Questa popolazione proveniva dalla Mesopotamia e aveva avuto influenze sumere ove lire e liuti erano già presenti.
A partire dal 1600 aC le orchestre potevano essere miste ovvero c'era la presenza di donne nelle orchestre e questo solo per ospiti femminili altrimenti l'orchestra era maschile per gli uomini.
Nuovi strumenti vengono introdotti tra la XVIII e la XIX dinastia che andavano ad implementare le orchestre. Questi nuovi strumenti erano gli oboi, le trombe, i sistri e i crotali.
I crotali assomigliavano alle moderne nacchere ed erano costruite in argilla, di legno, di rame o d'avorio.
Prove di questi strumenti sono stati rinvenuti in tombe di musicisti ma anche nella famosa di Tutankamon vissuto proprio a quel periodo.
Ovviamente il re bambino non le suonava.
Le trombe e i tamburi a forma di barile venivano usati principalmente per le parate militari mentre le arpe e agli strumenti a corda, come abbiamo visto, erano utilizzati per feste e banchetti o riti religiosi.
Nel periodo periodo della XVIII compaiono anche i campanelli che venivano indossati dalle danzatrici intorno alle caviglie.
Nel tardo periodo dinastico i sistri la fanno da padrone e vengono utilizzati principalmente per riti religiosi. Venivano suonati da una principessa di discendenza reale, chiamata anche "Moglie del dio Amun", davanti al dio Amun e alla sua consorte Mut.
Il sistro era uno strumento che pacificava gli dei e le dee arrabbiate.
Si dice che il sistro, come gli altri strumenti musicali, siano stato inventato dalla dea Hathor.
La dea protettrice della musica era la dea Hathor e a lei venivano intonate musiche e danze in quanto era una delle dee che si adirava di più rispetto alle altre.
In un tempo di Hathor a Dendera si trova scritto:
"O dea adorata quant'è bella questa canzone, come la canzone di Horus stesso. Il figlio di Ra canta come un maestro cantore."
E' proprio a Dendera che si possono osservare ed ammirare alcune raffigurazioni che rappresentano gli egizi intenti a danzare e suonare.
La danza, sicuramente, è nata per riti funebri: la danza Ma-hu. La danza diventò più importante del canto e della musica.
Su alcuni testi ritrovati nel tempio di Medamud c'è un inno dedicato ad Hathor che dice:
"I sacerdoti lettori di lodino con inni, quelli cui ciò compete recitino le liturgie di festa! Il capo celebrante ti onori con il suo tamburo a forma di barile, i percussionisti sollevino i loro tamburi a cornice! Le giovani donne ti celebrino con ghirlande di fiori, le ragazze con corone fiorite! Gli ubriachi suonino le percussioni per te durante il freddo della notte e quelli che si risvegliano preghino per te!"
Verso il 350 aC la musica egizia sente forte l'influenza di quella greco-romana come dimostrato i papiri ritrovati ad Hermopoli e a Ossirinco.
La musica egiziana sparisce a partire dal IV-VI secolo dC.
Si trovano ancora tracce di musica del vecchio Egitto nella chiesa Copta anche se è sparito il sistro.
Gli egittologi di Praga sono riusciti a metter in musica alcuni frammenti ritrovati negli scavi di Abusir, importante necropoli egizia situata nel Governatorato di Giza, sud-ovest del Cairo.
I testi e la musica si riferivano, principalmente, a canzoni d'amore.
Quello postato in basso potrebbe essere un piccolo assaggio di musica egizia anche se, come hanno detto gli stessi egilottogi, è estremamente difficile riprodurre i suoni ed abbinare i testi cantati con i suoni stessi.
Per cui l'esperimento effettuato da Rudolf Merisnky si avvale di una ipotetica musica egizia accoppiata con testi d'amore realmente trovati in alcune iscrizioni nelle tombe di Deir El Medina, tradotti e cantati, in epoca moderna da Petra Kohoutova, in ceco o in inglese.
La musica ha avuto, poi, un'evoluzione circa 5000 anni fa quando, nell'antica Mesopotamia con le varie influenze di varie civiltà. La Mesopotamia, a quei tempi, era abitata dai Sumeri, poi dagli Accadi, dai Babilonesi e dagli Assiri.
Il fatto che la Mesopotamia fosse la porta d'ingresso ai paesi vicini come Siria e Iran, ha poi portato ad una successiva evoluzione della musica proprio per queste tante mescolanze di civiltà.
Quello su cui possiamo basare le ricerche storiche è quanto è emerso grazie a dei ritrovamenti archeologici,
Tra questi reperti risultano interessanti le tavolette d'argilla sulle quali gli antichi sumeri appuntavano ogni aspetto della loro vita corrente quali ricevute, testi, poesie, leggi e anche testi di canzoni.
Oltre alle tavolette sono stati ritrovati pochissimi strumenti musicali. I sumeri suonavano la lira (balag in sumero riferite alle lire con testa di toro, sacre e divinizzate), le arpe e alcuni strumenti a fiato.
Gli strumenti più belli e meglio conservati sono stati ritrovati nel 1929 nella città di Ur dall'archeologo americano Leonard Woolley.
Leonard Woolley, che diresse gli scavi, commentò la scoperta con le seguenti parole:
(EN)
«...as if last player had her arm over her harp... certainly she played to the end»
(IT)
«...come se l'ultima suonatrice avesse avuto il suo braccio sopra la sua arpa... sicuramente ha suonato fino alla fine»
(Leonard Woolley)
A parte queste lire suonate in posizione seduta, i Sumeri ne costruirono altre più piccole che potevano essere trasportate grazie a delle cinghie legate intorno alla spalla e suonate anche in piedi.
Il motivo per cui vennero costruite anche piccole e "portatili" era perchè venivano utilizzate anche durante ad alcune esibizioni danzate. Queste modifiche si sviluppano meglio nel corso del II millennio aC.
Se in Mesopotamia si sviluppano gli strumenti a corda, come le lire e le arpe, nel Medio Oriente prendono piede i liuti che però, culturalmente, erano stati creati dagli Accadi intorno al 2350-2200 aC .
I liuti venivano utilizzati principalmente per musiche religiose.
Questa usanza continuerà fino al II millennio aC nella regione dell'Elam, nell'Iran occidentale.
I liuto più usato era con un manico lungo con cassa di risonanza tonda ed ovale e non aveva più di tre corde.
Per quanto riguarda gli strumenti a fiato, gli aerofoni, sono stati raramente raffigurati. Si trattava di rudimentali fischietti o di canne intagliate ma anche flauti dal collo lungo, oboi, trombe e corni.
Gli strumenti ad ancia erano associati al dio Dumuzi. Venivano di solito utilizzati durante le funzioni di riti funebri e di risurrezione. Quelli a corno (e trombe) invece utilizzati per feste e riti templari o per lanciare segnali.
C'erano ovviamente anche gli strumenti a percussione quali tamburi grandi tanto che dovevano essere suonati da 2 persone.
Questi strumenti venivano chiamati a seconda di che materiale erano stati realizzati. Per cui se erano di legno (gish), di canna (gi), di metallo (urudu per il rame e zabar per il bronzo) o di pelle di animale (kush).